Salis oltre la Salis, dietro l'androide la città (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Volando sulla nobile città di Genova, magari con l’occhio di un drone pacifico, potrebbe essere un’operazione interessante osservare ogni dettaglio della città, a dieci mesi dall’insediamento della supersindaca Silvia Salis, per capire cosa effettivamente è cambiato.
L’operazione è utile, perché è molto difficile oggi discernere tra le parole e i fatti che riguardano la Superba e la sua amministrazione, passata, appunto, nelle mani della giunta di questa giovane signora, diventata rapidamente una star non solo nei confini frastagliati di Genova, ma nel panorama italiano.
La cavalcata della sua immagine ha avuto una accelerazione imponente nelle ultime settimane. Da quando Bloomberg le ha fatto “confessare” che in caso di una sua possibile candidatura per la leadership nazionale del campo largo progressista la sua posizione sarà quella “ di farci un pensiero”, il crescendo è stato inarrestabile.
Da una parte la campagna martellante ( termine appropriato trattandosi di un ex atleta olimpica martellista) de “Il Fatto Quotidiano”, che ogni giorno “spara” una notizia contro la sindaca genovese, passando DAL GIUDIZIO PESANTISSIMO di Selvaggia Lucarelli, che la definisce “un androide costruito in provetta”, alle accuse del corrispondente da Genova sulla sua inerzia amministrativa ( solo sei delibere in un anno di regno), alle manovre per favorire amici e parenti nei posti chiave del corrente spoyl sistem, perfino alla promozione nel vertice delle Pompe funebri di un avvocato, più vicino alla destra che al campo largo.
Fino allo show imbarazzante con Carlo Calenda, a Genova per presentare il suo libro e pronto a dichiarare che con Salis, capo del campo progressista, il suo appoggio sarebbe molto facilitato. Per non parlare del successone del concerto della super dj Carole Witte con diecimila in piazza e la sindaca iconica a ballare lentamente la musica tecno, diventando un meme incancellabile nei secoli.
Per non parlare dei “forti” discorsi del 25 aprile, la commozione delle cerimonie in mezzo alla folla, alle lapidi scoperte, alle commemorazioni con la Salis sfolgorante, dai Sacrari della Benedicta, alle piazze genovesi.
E tutto questo inframezzato da una comparsata al giorno, dall’inaugurazione dell’archivio del Secolo XIX, alla presentazione di libri di qualsivoglia scrittore, al lancio di notizie per altro meritevoli, come l’annuncio dell’acquisto dell’Hospice di Henriqiet, il grande medico della terapia del dolore, da parte dell’organizzazione stessa di medici e benefattori per scampare una operazione immobiliare.
Già, ma mentre tutto questo avviene oramai quotidianamente in una esposizione che conta sui social anche un ritmo di reel impressionante, su Face Book, su Instagramm, su Tik tok, ogni pochi minuti ,quale è la effettiva amministrazione della città?
L’opposizione di centro destra se la cava sostenendo che “sotto il vestito non c’è niente”, nel senso che non esiste alcuna realizzazione pratica nel regno splendente della nuova sindaca che non è più nuova.
Il centro destra, che con Bucci ha governato Genova per otto anni e non si rassegna ad essere fuori, attacca sopratutto grazie alle sue “Erinni”, le scatenate consigliere comunali di opposizione, Paola Bordilli, l’onorevole Ilaria Cavo, un po’ più moderata, Alessandra Bianchi, ex assessora allo Sport e grazie alla rabbia fredda dell’ex vicesindaco, Pietro Piciocchi.
La sindaca contrappone sul terreno una “giunta itinerante” per dimostrare che c’è oggi finalmente una cura della città, un rapporto più stretto e vicino al territorio, con visite dettagliate nei quartieri e tutta una politica più attenta con i Municipii, vero focus della nuova politica comunale.
Cosa produce questo, oltre alle sfilate della sindaca, alla sua presenza massiccia imparagonabile a qualsiasi altra figura mai comparsa e non solo sulla scena politica in questo contesto genovese, che è fatto di un certo understament, di un riserbo, di un pudore atavico e ora vede questa signora come una presenza scintillante? Lei ovunque con la mise giusta, il suo bimbo in braccio, un po’ si e un po’ no, sempre disponibile, un po’ poco sorridente, ma determinata, analitica, inesorabile nelle sue certezze.
Sul piano delle realizzazioni concrete per ora il segno è quello del meno. Le grandi opere in corso si trascinano, se erano già cominciate dalla giunta precedente, come gli assi di forza della nuova circolazione pubblica, che diventa elettrica, come il finto cantiere del tunnel subportuale, che poi non incomincia mai, come il Waterfront di Levante, semiparalizzato intorno al nuovo Palasport, considerato più un nuovo centro commerciale che una calamita sportiva e spettacolare, in un nuovo quartiere, quella che doveva essere la mini Manhattan genovese e per ora è un deserto dove galleggiano gli avanzi della vecchia Fiera del Mare, le darsene piene di barche, le residenze extra lusso e i canali pieni di acqua putrida in attesa di collegamenti con il resto della città, di posteggi mega e di mille alberi da piantare alla Foce, dove una volta fiorivano i grandi cantautori, come Paoli, Lauzi , Tenco, De Andrè e ora vola la polvere del supercantiere infinito.
Le grandi opere non erano il must della nuova sindaca che ha fermato le altre, come la funivia dal porto antico ai forti sulle alture, dimezzandola, ma non se ne sa più nulla.
E sopratutto ha promesso di sostituire il famoso Skymetro, linea privilegiata dal centro città alla Valbisagno, collassata dal traffico, con un nuovo progetto, che per ora è solo uno studio per una ovovia , ideata dal Politecnico di Milano e che sta facendo ironizzare la città intera. La battuta che circola è se in questa Valbisagno ora si andrà a sciare, grazie a questa folgorante idea, destinata ad essere seppellita.
La realizzazione indiscutibile della nuova giunta è la nuova politica per la AMT, l’azienda dei Trasporti, subito diventata il paradigma dei rapporti infuocati tra la maggioranza e l’opposizione. Denunciando un pauroso deficit e una conduzione praticamente fallimentare, Salis ha spinto una politica rigorosa di tagli di linee e di bilanci che “picchia” inevitabilmente sulla popolazione e aizza la minoranza, scatenata a denunciare la falsità dei dati di questo presunto grande crack pubblico.
Ma c’è addirittura una inchiesta della Procura della Repubblica, che indaga sulla gestione precedente di questa società partecipata del Comune. E ci sono decine di bus nuovi che giacciono nelle rimesse, mai utilizzati, per le storture e i deficit….. Chi ha ragione? Indiscutibile che in questo settore Salis ha impresso un cambio forte e un segno di un rigore amministrativo, che prima evidentemente non c’era. Stesso discorso sul ciclo dei rifiuti, giunto al collasso e per il quale i nuovi amministratori predicano la necessità urgente di un termovalorizzatore, che non è stato ancora neppure progettato, mentre i rifiuti genovesi ad alti costi sono trasportati in discariche lontane dalla Regione.
Un altro segno, per ora solo annunciato, ma ripetutamente, dalla sindaca superstar è l’attenzione maggiore per rinforzare gli studentati che potrebbero dare linfa a una Università che cerca di catturare studenti e potrebbe farlo per le condizioni della città. Buon clima, bellezze naturali, il mare accessibile…..
Ci sono già accordi con la Cassa Depositi e Prestiti per finanziare studentati nella zona di Quarto, nell’ex Ospedale Psichiatrico e all’Albergo dei Poveri, dove molte Facoltà sono insediate in un’area di grande pregio storico e culturale.
Nella politica di assistenza a una città anziana, con una soglia della povertà che riguarda paurosamente almeno un genovese su sei-sette, le promesse erano molto alte, centrali nel programma di governo del campo largo di Salis. Questa politica per ora appare un po’ sommersa rispetto alle aspettative, ben diversa rispetto a quella molto visibile sulla politica di difesa dei diritti LBGTQ1, nella quale Salis ha anche nominato con un buon emolumento una avvocatessa, Ilaria Gibelli, presto inciampata in un incidente di comunicazione che è costato una brutta immagine all’interessata e un imbarazzo alla sindaca, che si proclama cattolica e che si è trovata censurata come tale dalla stessa Gibelli in un post, per altro cancellato, che definiva i cattolici appunto tra i più omofobi.
Che ha fatto fin’ora la Salis mentre la sua stella scintilla nel campo largo e già fioccano i sondaggi che la danno in testa addirittura rispetto a Schlein, in una corsa alla grande leadership del centro sinistra nazionale.
“Fa bene la sindaca!” sostengono Matteo Renzi, il suo sponsor numero uno e ora anche Carlo Calenda, che la usa per tentare uno dei suoi abituali renversement.
Ma Genova è prudente e calcola con attenzione: forse è ancora presto per giudicare, se questo sindaco sta lavorando bene per Genova. Certo la sua immagine illumina la città. Ma un vecchio genovese potrebbe chiedersi: ma a noi cosa ne viene in tasca?