Silvia Salis e l'intervista a Vanity Fair (Foto Ansa)
La sindaca di Genova Silvia Salis, in una lunga intervista a Vanity Fair, affronta temi politici, sociali e internazionali, passando dalle scelte amministrative locali agli equilibri globali, con dichiarazioni nette e senza sfumature.
Sul salario minimo ribadisce una posizione favorevole e rivendica l’azione del Comune: “Gli effetti positivi del salario minimo sono lampanti in Paesi come la Spagna dove è stato applicato. E, sinceramente, chi può ancora discutere su questo? Con la pressione fiscale che c’è. Con la realtà di queste nuove generazioni che saranno le prime che pur lavorando non potranno permettersi una casa”. E aggiunge: “In tutti gli appalti abbiamo garantito un obbligo a un salario minimo”.
“Trump sembra una puntata della serie tv distopica Black Mirror”
Sul piano internazionale il giudizio è durissimo. A proposito di Donald Trump afferma: “Trump sembra una puntata della serie tv distopica Black Mirror. Credo che nessuno di noi potesse contemplare nella sua vita di vedere un presidente degli Stati Uniti di questo genere”. Su Benjamin Netanyahu rincara: “Lo metto insieme a Trump ma a un livello più basso. Perché è anche più cattivo”. E su Vladimir Putin: “Ma questa è la galleria degli orrori. Sono il male assoluto. Ci manca solo Orbán nella lista”.
Più istituzionale il giudizio su Sergio Mattarella: “Il presidente Mattarella è il baluardo della rispettabilità della nostra Repubblica”. Su Giorgia Meloni osserva: “È una politica determinata con posizioni molto distanti da me. Ma resta una donna che ha fatto un grande percorso politico”.
“Renzi è stato un presidente giovane e progressista”
Tra le figure politiche italiane, dedica attenzione anche a Matteo Renzi: “Da presidente del Consiglio ha caratterizzato una stagione di grande cambiamento. È stato un presidente giovane e progressista. Poi, come lui stesso dice, non ha saputo interpretare le risposte che gli arrivavano dal Paese. Non che sia semplice, per carità”. E aggiunge una riflessione più ampia sulla gestione del potere: “Una volta che hai fatto il sindaco, sei pronto a tutto”. La frase sintetizza, secondo Salis, il livello di complessità e mediazione richiesto dall’amministrare una città.
Sul ruolo delle istituzioni locali, soprattutto nei temi internazionali, la sindaca è altrettanto netta: “Come fare a restare indifferenti? Il sindaco deve esprimere l’identità della sua comunità”. E ancora: “È un’idiozia pensare che la tua posizione di sindaco o di città non cambi le cose. Genova, poi, è un simbolo”.
Intervenendo su politiche educative e sociali, difende la scelta di introdurre ore di educazione affettiva nelle scuole: “Mi spiace che l’altra parte politica si stracci le vesti per cose che andrebbero fatte senza nemmeno troppo clamore”. E precisa: “Queste ore di educazione non sono un obbligo ma uno strumento”. La sua visione è chiara: “Il buon governo di una città o di un Paese deve fornire alle persone gli strumenti per essere visti, compresi e capiti”.
“Bisogna parlare della qualità del lavoro e del salario minimo”
Sul lavoro e la sanità, Salis mantiene un approccio critico verso il governo nazionale. Sul lavoro afferma: “Bisogna parlare della qualità del lavoro e del salario minimo”. Sulla sanità denuncia: “Milioni di persone in Italia hanno rinunciato a curarsi”. E sulla pressione fiscale sottolinea: “Questa destra ha portato una pressione fiscale che non è mai stata così alta”.
Nel passaggio politico più generale, torna anche su Giorgia Meloni con un’osservazione che intreccia consenso e coerenza: “L’elettorato di centrodestra non vede nella coerenza il suo valore indistinguibile. A una leader di centrosinistra, per esempio, l’elettorato non perdonerebbe mai le giravolte della nostra presidente del Consiglio”.
Infine, il tema del potere e delle sue conseguenze ritorna come filo conduttore dell’intervista. Salis insiste sull’idea che governare significhi mediare continuamente: “Non sempre potrai fare quello che vuoi, dovrai trovare continue mediazioni, dovrai mediare tra forze politiche nell’interesse della città. È un equilibrio difficile da trovare”. E chiude con una consapevolezza maturata nel tempo: “È quello che mi dicevano in tanti: una volta che hai fatto il sindaco, sei pronto a tutto”.
