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Scontro in Commissione Covid, le opposizioni chiedono le dimissioni di Lisei: “Fdi ha superato la linea rossa”

Le polemiche nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid sono esplose dopo le accuse mosse dalle opposizioni, secondo cui alcune attività istruttorie sarebbero state affidate a soggetti esterni al Parlamento attraverso presunte deleghe ritenute “non autorizzate” e quindi “illegittime, se non addirittura illecite”.

Nel mirino del Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva ci sarebbero in particolare audizioni e raccolte di informazioni svolte anche fuori dalle sedi parlamentari, in alcuni casi in commissariati di polizia, senza un corretto passaggio formale. La maggioranza respinge la ricostruzione, sostenendo che tutte le procedure siano state regolarmente deliberate in Ufficio di presidenza e rientrino nei poteri della Commissione.

Al centro della polemica la presidenza di Marco Lisei, contestata da Pd, M5S, Avs e Iv che ne hanno chiesto le dimissioni e la sconvocazione dei lavori. Il presidente ha respinto ogni accusa: “Non posso dare ascolto alle richieste di sospensione dell’attività della Commissione. Le denunce non corrispondono alla realtà e non è stato violato nulla”, richiamando l’articolo 82 della Costituzione e ricordando che “l’attività delegata è stata svolta centinaia di volte dalle Commissioni”. Nonostante il confronto, i lavori sono proseguiti.

Compatta la maggioranza. Giovanni Donzelli ha parlato di “panico di Pd e 5 Stelle” e ha affermato: “Perché questo panico di Pd e 5 Stelle per le audizioni di oggi in commissione d’inchiesta sul covid? Fra le cose che potrebbero emergere cosa li spaventa…?”. Sulla stessa linea Galeazzo Bignami, secondo cui le opposizioni avrebbero commesso una “figuraccia senza precedenti” chiedendo dimissioni e scioglimento della Commissione per una procedura “in realtà condivisa all’unanimità in Ufficio di presidenza”.

La nota delle opposizioni

Le opposizioni in una nota congiunta hanno denunciato la maggioranza di aver “superato una linea rossa”, sostenendo che “il presidente ha delegato consulenti della Commissione a effettuare interrogatori di semplici cittadini in un commissariato di polizia” e che “l’attività dei parlamentari risulta peraltro non delegabile e di conseguenza sia la delega che le attività svolte risultano nulle e illegittime”.

Abbiamo abbandonato la commissione Covid “perché FdI ha superato una linea rossa”, si legge nella nota. Il presidente ha delegato consulenti della Commissione a effettuare interrogatori di semplici cittadini in un commissariato di polizia. Per questo motivo, abbiamo inviato una lettera ai Presidenti di Camera e Senato chiedendo lo sconvocazione dell’audizione di oggi, senza però ottenere risposta. Alle nostre proteste, FdI ha risposto che la delega sarebbe stata decisa in un Ufficio di Presidenza della stessa Commissione. Fatto mai avvenuto, perché in Udp non si è mai tenuto un voto sulla delega a soggetti esterni. L’attività dei parlamentari risulta peraltro non delegabile e di conseguenza sia la delega che le attività svolte risultano nulle e illegittime”. Per questo “abbiamo abbandonato i lavori e chiesto le dimissioni di Lisei”.

“Hanno rubacchiato delle parole smozzicate dal presidente… e il risultato lo vedete – attacca il senatore dem Francesco Boccia -. Parlamento umiliato, limiti superati e soprattutto meccanismi che non sono giustificabili”.

Netta la replica del M5S con Alfonso Colucci: “Assolutamente non abbiamo mai votato per svolgere audizioni in caserma. Questa è una assoluta falsità”, spiega aggiungendo che la delega sarebbe “radicalmente nulla” e accusando FdI di voler trasformare l’inchiesta in “un processo politico”.

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Amedeo Vinciguerra