Politica

Tra guerre, diplomazia e crisi economica: il mondo sospeso tra attese e tensioni

Per ora dobbiamo accontentarci della speranza: la tregua nel Golfo ritarda, Hormuz e l’uranio sono i responsabili dell’ennesimo slittamento. Impariamo il countdown ed aspettiamo il 5 giugno giorno in cui dovrebbero cominciare di nuovo i negoziati. È sicuro che Teheran e Washington firmeranno un patto che prevede uno stop alla guerra di sessanta giorni? Non si possono fare previsioni visto l’alternarsi di proposte che rendono difficile interpretare il futuro. Ecco perché dobbiamo far finta di essere ottimisti e attendere ancora. Insomma, per dirla tutta, lo Stretto rimarrà chiuso per il momento, il prezzo del petrolio salirà ancora e la crisi economica non si fermerà, tenendo tutto il mondo con il fiato sospeso.

Il fragile equilibrio tra Iran, Stati Uniti e la partita di Hormuz

Ogni giorno, assistiamo ad un balletto dei si e dei no che ci lascia perplessi e non si sa quando finirà questo andirivieni di progetti che variano quotidianamente. È vero: le armi tacciono meno che nel Libano, ma tra Russia e Ucraina la guerra non ha un attimo di pace. Prima è Kiev a oltrepassare i confini attaccando le basi dei servizi segreti con 100 morti e decine di feriti; poi è Mosca a rispondere lanciando 600 droni e 90 missili che distruggono un vasto territorio. Allora, si può definire pace una situazione del genere? Possiamo ancora avere la certezza che presto questo sostantivo (tanto ripetuto da Leone XIV) abbia il sopravvento su tutte le altre divisioni che si accavallano a giorni alterni?

La realtà è che purtroppo nessuno si fida più di quel che dicono le grandi potenze. Trump è sicuro che si arriverà presto ad una tregua perché l’Iran è con l’acqua alla gola e non vede l’ora di firmare un accordo con gli Stati Uniti. Altrimenti? Il tycoon annuncia che l’attacco ridurrà quel paese un cumulo di macerie. Teheran non teme le parole della Casa Bianca soprattutto perché ritiene che non si arriverà a tanto. Ma, comunque, non arretra di un millimetro, perché il popolo, nella stragrande maggioranza è pronto a difendersi e a ricacciare il nemico dal Paese.

Inflazione e caro energia: l’Italia sotto pressione economica

In Italia, la guerra fa paura per le condizioni economiche che potrebbero precipitare. L’inflazione continua a salire, il carrello della spesa aumenta tutti i giorni, le bollette dell’energia elettrica diventano una spada di Damocle per la stragrande maggioranza delle imprese, ma anche e soprattutto per le famiglie che non riescono più a superare la soglia del mese poichè lo stipendio (rimasto identico) non basta più. Naturalmente tutto questo non placa la bramosia delle forze politiche che, essendo in campagna elettorale, non  ne fanno passare liscia nemmeno una: tutto è consentito per mettere in difficoltà l’avversario usando termini che son fuori dalle norme della correttezza politica. Giorgia Meloni è sempre di più nell’occhio del ciclone. Ad esempio, si scrive: “Che ce ne facciamo del record del governo e della sua stabilità se il Paese va a rotoli?”. Oppure:”Giorgia è sconfortata dal presente e spaventata dal futuro”, quindi non sa più che fare.

Tutte le colpe sono del governo anche se in Spagna migliaia di persone marciano per le strade scontenti del premier Sanchez, divenuto per l’opposizione una specie di idolo da seguire alla lettera. Palazzo Chigi presenta un piano case di tutto rispetto, ma Elly Schlein, insieme con i suoi cespugli lo criticano ancor prima di leggere i contenuti di quel programma. La maggioranza ha in animo di cambiare la legge elettorale perché i sondaggi prevedono un pareggio alle politiche del 2027. Una “X” che non gioverebbe a nessuno in quanto dovremo andare a ripescare i governi tecnici o quelli balneari per poter superare l’impasse. Per questo si va alla ricerca di un nuovo sistema che dia la possibilità a chi governa di guidare il Paese senza il timore di non avere i numeri per andare avanti.

Scontro politico e riforme elettorali: il clima teso dentro Palazzo Chigi

Il campo largo (a giorni alterni) si scaglia contro un programma del genere pronto a favorire solo la destra. Subito, alla proposta della premier la sinistra dice subito di no rifiutandosi persino di sedersi attorno ad un tavolo per discutere. L’hanno definita immediatamente un “Melonellum” o un “Stabilellum” criticandola e accusandola di essere solo una legge che aiuti la destra a mantenere il potere anche se il voto popolare con il referendum ha voltato la schiena a questo gruppo incapace di mantenere pure una sola promessa fatta in campagna elettorale.

Cosicchè, le proteste continuano, non c’è pace tra le diverse categorie di chi lavora. Gli avvocati entrano in sciopero perchè hanno scoperto che si intercettavano in carcere i colloqui che i difensori avevano con i loro assistiti dietro le sbarre. Le accise sulla benzina sono state prorogate per altre settimane, ma il mugugno non si ferma. Per fortuna gli autotrasportatori hanno rinviato il loro sciopero perché si è trovato un punto d’incontro che ha soddisfatto i sindacati. Così si va avanti alla bell’e meglio, ma che fa? L’importante è che Alessandra Mussolini, ex deputata, eletta a suo tempo con il Popolo della libertà di Gianfranco Fini, abbia vinto il Grande fratello sbarazzando tutti gli avversari .Forse qualcuno nella tomba si rivolterà e non crederà a quel che è successo.

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Bruno Tucci