Beppe Grillo e M5S: “Acidità reazionaria, baronale, classista”

crozza e crimi
Vito Crimi. Secondo Maurizio Crozza, che ne fa l’imitazione, “fino a 15 giorni fa s’eccitava con la federa”

Beppe Grillo e la sua gente cominciano a stufare. Sui giornali e in rete (basta leggere molti commenti dei lettori di blitzquotidiano) monta il fastidio. Certo non tutti condividono il disagio. A Ernesto Galli Della Loggia che sul Corriere della Sera ha previsto un  “memorabile flop politico”   un lettore ha replicato: “Ma vai affanculo giornalista dei miei stivali….leccaculoooo”.

Una voce potente, quella di Francesco Merlo, si è alzata però dal palco di Repubblica. Merlo non è mai violento né volgare, ma sa colpire di spada e anche di veleno:

“Dare del precario ad un giovane giornalista e disprezzarlo perché è pagato 10 euro ad articolo, come stanno facendo da ben due giorni Beppe Grillo e i suoi replicanti con il cronista Vasco Pirri Ardizzone, non è più antipatia rivoluzionaria, ma banale acidità reazionaria, baronale e classista”.

Da lì parte un ricco elenco di nefandezze, più o meno gravi, più o meno politicamente o culturalmente o socialmente rilevanti, commesse da Beppe Grillo e dai suoi adepti, con il risultato di essere profondamente antipatici. Non che l’antipatia non sia un tratto che unisce molti personaggi illustri, da Torquato Tasso ad Alberto Moravia, da Aldo Moro  a Palmiro Togliatti e Bettino Craxi. Dante Alighieri, a domanda rispose che

“l’uovo crudo è la pietanza più buona”

imitato da Umberto Eco (si parva licet…). Alla stessa domanda, postagli proprio da Merlo, rispose

«I piselli ripieni»

col che, nota Merlo

“la sua antipatia fu subito trascinante”.

Ma nulla a che vedere con l’antipatia del Movimento 5 Stelle., che pone a Merlo il dubbio cartesiano:

“Crimi è così antipatico perché è grillino o è grillino perché è così antipatico?”

Alcuni casi:

1. la “cittadina” deputata Gessica Rostellato,

“che alla Camera si rifiutò di stringere la mano alla signora Rosi [Rosy] Bindi, già bersaglio della miserabile derisione berlusconiana, non fu una purificatrice sia pure antipatica, ma solo un’antipatica mocciosa dell’Asilo Mariuccia. La stessa cittadina disse alle Iene di non sapere cos’è la Bce né chi è Mario Draghi: «Non lo so, sono fusa»;

2. la cittadina Roberta Lombardi

“sempliciotta”, “supponente” che “all’appello accorato di Pierluigi Bersani rispose con una battuta, «sentendola parlare mi sembrava di essere a Ballarò», che è un darsi di gomito tra compagnucci e soprattutto un ammiccare alle ossessioni televisive di Beppe Grillo, il capo che sorveglia in streaming;

la stessa è quella che ha fatto l’elogio del fascismo «prima che degenerasse»;

e ha spiegato in un video di alta economia che «restituire i crediti alle imprese è la manna per le banche»

3. Vito Crimi che,

“dopo il primo colloquio con Napolitano — era “Morfeo”, era “la salma” — ha detto: «Beppe questa volta l’ha tenuto sveglio»;

il pensiero filosofico di Crimi si sintetizza cosi:

«I giornalisti ci stanno tutti sul cazzo».

4. il senatore Francesco Campanella

“che denunziò con furore i tentativi di corruzione di Nichi Vendola, senza sospettare di essere caduto nel tranello di un imitatore e soprattutto senza farsi poi una risata liberatoria;

5. la senatrice Enza Blundo

che pensava che i senatori fossero «cinque o seicento »;

6. il senatore Bartolomeo Pepe che

“non sapeva dov’era il Senato: «Tanto, prendo un taxi»;

7. Paolo Bernini è autore del

“cult più ricercato”  la cui “sapienza” gli ha fatto dire: «Non so se lo sapete ma in America hanno già iniziato a mettere i microchip all’interno delle persone, è un controllo di tutta la popolazione ».

Prosegue Merlo:

“Quando vengono invece cacciati dai grillini, i giornalisti non sono mortificati ma eccitati, e gli insulti — «lingue umide», «servi», «merde», «frustrati » e «precari» — non rivelano mai la miseria del cronista offeso, ma quella del Grillo di turno che insulta, sono il sintomo di qualcosa che è andata a male, come le espressioni dei volti di Crimi e della Lombardi accecati, davanti al povero Bersani, da abbagli scambiati per verità.

“Ricordo in piazza a Torino un operatore del Tg3 deriso da Grillo e dal suo servizio d’ordine, e costretto ad abbandonare, tra i lazzi, un luogo pubblico dove solo lui e i suoi colleghi erano lì per lavorare: l’antipatia della folla contro un poveruomo è sempre violenza, un corto circuito del pensiero.

“Ad altri cronisti, come per esempio a Gulisano di Quinta Colonna, Grillo aveva gridato: «Non sei un giornalista, sei un precario, sei un pivello». Ma i precari e i pivelli non dovrebbero piacere ad un ribelle?

“I grillini, per esempio, sono tutti fieri di essere pivelli e precari”.

Attenzione:

“L’antipatia, come Grillo una volta sapeva bene, funziona solo se è usata con sapienza.

“Nessuno, prima di Grillo e delle sue candide scimmiette, aveva trasformato l’antipatia italiana in un bla bla collettivo, nel codice della volgarità senza fascino, nella fuga dalle domande senza la grandezza antipatica di quell’Enrico Cuccia che sempre più si ingobbiva nel silenzio mentre l’inviato delle Iene lo inseguiva e lo incalzava.

“Un giornalista del programma “La vita in diretta” li ha tampinati tutti e a tutti ha rivolto la stesse domande:

«Perché non voterà la fiducia?»,

«Che opinione ha del turpiloquio di Battiato?».

Sono domande da dieci euro certo, ma le risposte sono da cinquanta centesimi:

1. «Io non ho opinione»,

2. «abbiamo un portavoce»,

3. «ognuno parla come vuole ».

“Questi del resto sono i rivoluzionari che a porte chiuse discutono per ore su come allinearsi alla linea del Blog, che è il totem, è l’oracolo che si pronunzia quasi sempre alle ore 15.

“E se capita che ci siano giornalisti che si battono per la libertà, che rischiano di persona,contro le leggi bavaglio per esempio, «sono come gli stupratori che protestano contro gli stupri».

“Anche l’antipatia italiana sta dunque andando a male. Quando infatti si incontra con la simpatia, si mette a friggere.

“Così l’imitazione che Fiorello ha fatto del sonno di Crimi ha prodotto in rete reazioni intemerate di dileggio e persino di minacce. Fiorello pensava che mai sarebbe stato indicato da Grillo come candidato alla presidenza della Repubblica ma non immaginava di finire additato come un nemico pubblico: «In Italia si può scherzare sul Papa ma non su Grillo».

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