Grandine gigante, perché i chicchi diventano sempre più grandi: il fenomeno dei temporali estremi (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Negli ultimi anni gli episodi di grandine di dimensioni eccezionali sono diventati sempre più frequenti, con chicchi capaci di provocare gravi danni a auto, abitazioni, coltivazioni e infrastrutture. Il fenomeno è legato soprattutto ai temporali più intensi, dove si sviluppano correnti ascensionali molto potenti in grado di mantenere a lungo i chicchi di ghiaccio all’interno della nube, permettendo loro di crescere fino a raggiungere dimensioni insolite.
La formazione della grandine avviene all’interno dei cumulonembi, le grandi nubi temporalesche. Piccoli cristalli di ghiaccio vengono trasportati verso l’alto dalle correnti d’aria e incontrano gocce d’acqua sopraffusa, cioè ancora liquide nonostante le temperature sotto lo zero. Il congelamento progressivo di questi strati porta alla crescita del chicco.
Secondo gli esperti, il riscaldamento globale può creare condizioni più favorevoli alla formazione di grandinate estreme. Temperature più elevate significano maggiore energia disponibile nell’atmosfera e una maggiore quantità di umidità, elementi che possono alimentare temporali più organizzati e violenti.
Questo non significa che ogni temporale produrrà grandine gigante, ma che alcuni eventi possono diventare più intensi quando si combinano aria molto calda, elevata umidità e forti contrasti termici. In Italia, negli ultimi anni, sono stati registrati episodi con chicchi di dimensioni eccezionali, anche superiori ai 10 centimetri in alcune aree colpite da supercelle temporalesche.
La grandine gigante rappresenta un pericolo soprattutto per la rapidità con cui si manifesta. In pochi minuti può distruggere raccolti, danneggiare tetti e finestre e provocare costosi danni ai veicoli. Le supercelle temporalesche che generano questi fenomeni possono inoltre essere accompagnate da raffiche di vento molto intense e forti precipitazioni.
Gli esperti invitano quindi a non sottovalutare questi eventi, sempre più difficili da prevedere con largo anticipo. Il monitoraggio meteorologico e i sistemi di allerta diventano strumenti fondamentali per ridurre i rischi legati a fenomeni atmosferici estremi che potrebbero diventare più frequenti in un clima sempre più caldo.