Diabete: yogurt, kefir e alimenti fermentati possono aiutare il controllo glicemico? (blitzquotidiano.it)
Yogurt, kefir e altri alimenti fermentati vengono spesso indicati come utili per chi deve tenere sotto controllo la glicemia. Il motivo è legato alla loro composizione: contengono proteine, grassi e fermenti che possono rallentare l’assorbimento degli zuccheri e ridurre i picchi glicemici dopo i pasti.
Nel diabete, in particolare di tipo 2, la velocità con cui il glucosio entra nel sangue è un fattore chiave. Alimenti come yogurt naturale e kefir, se consumati senza zuccheri aggiunti, hanno un impatto glicemico generalmente più basso rispetto ad altri latticini o snack dolci, e possono essere inseriti più facilmente in una dieta controllata.
Negli individui con diabete di tipo 2 è frequente osservare alterazioni della flora intestinale. Questo squilibrio può favorire uno stato infiammatorio cronico di basso grado, noto per essere associato a una maggiore resistenza all’insulina e a un peggior controllo glicemico.
Gli alimenti fermentati contengono microrganismi vivi che, una volta introdotti con regolarità nella dieta, possono contribuire a ristabilire un equilibrio più favorevole nel microbiota. Questo effetto non è immediato né isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di miglioramento della salute metabolica.
Lo yogurt è uno degli alimenti fermentati più studiati in relazione al diabete. Una revisione pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition ha evidenziato come il consumo regolare di yogurt sia associato a un minor rischio di sviluppare diabete di tipo 2 e a un miglior controllo della glicemia nei soggetti già diagnosticati.
Il beneficio sembra legato sia alla presenza dei fermenti lattici sia al profilo nutrizionale dello yogurt, soprattutto quando viene consumato nella sua versione naturale. Gli esperti sottolineano infatti che solo lo yogurt bianco, senza zuccheri aggiunti, può offrire vantaggi reali, mentre le versioni aromatizzate o dolcificate possono avere l’effetto opposto.
Il kefir, rispetto allo yogurt tradizionale, contiene una maggiore varietà di ceppi probiotici. Questa caratteristica ha attirato l’attenzione della ricerca, che negli ultimi anni ha iniziato a studiarne gli effetti sul metabolismo del glucosio.
Uno studio pubblicato su Diabetes & Metabolism Journal ha osservato che il consumo regolare di kefir è associato a una riduzione della glicemia a digiuno e a un miglioramento dei valori di emoglobina glicata. Gli autori suggeriscono che questi effetti siano mediati dalla riduzione dell’infiammazione e da una migliore sensibilità all’insulina.
Anche altri alimenti fermentati, come crauti, kimchi, miso o tempeh, sono oggetto di interesse scientifico. Tuttavia, il loro ruolo nel diabete va valutato con maggiore cautela. Alcuni prodotti possono contenere elevate quantità di sale o ingredienti aggiunti che non sempre si adattano alle esigenze di chi deve controllare la glicemia.
Consumati con moderazione e all’interno di un’alimentazione equilibrata, possono comunque contribuire al benessere metabolico, soprattutto grazie al loro effetto sul microbiota intestinale.
Una meta-analisi pubblicata sulla rivista Nutrients ha concluso che l’assunzione regolare di probiotici e alimenti fermentati è associata a miglioramenti modesti ma significativi dei livelli di glicemia e di alcuni marker metabolici nelle persone con diabete di tipo 2.
Gli autori sottolineano però che questi alimenti non rappresentano una soluzione autonoma, ma piuttosto un supporto all’interno di una strategia alimentare complessiva basata su qualità dei carboidrati, porzioni adeguate e stile di vita attivo.
Per chi convive con il diabete, yogurt e kefir possono essere utili se consumati regolarmente, preferibilmente al naturale e senza zuccheri aggiunti. L’abbinamento con fibre, frutta a basso indice glicemico o una fonte di grassi buoni può contribuire a ridurre ulteriormente la risposta glicemica post-pasto.
È importante ricordare che la risposta individuale può variare e che ogni cambiamento significativo nella dieta dovrebbe essere condiviso con il proprio medico o nutrizionista.