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La musica surf in dieci album: Dick Dale, The Atlantics, The Trashmen…

Guardando fuori dalla finestra, appare evidente che siamo ancora in pieno inverno. Eppure i più ottimisti, a febbraio avanzato, sentono già l’aria della primavera. E i sognatori già si vedono in costume su spiagge soleggiate. A noi gli ottimisti e i sognatori piacciono, perciò questo articolo, dedicato a loro, ci porta alla riscoperta della musica surf in dieci album, dalle origini ai giorni nostri.

Come suggerisce il nome stesso, infatti, la musica surf è particolarmente legata all’estate, al mare e ovviamente al surf. Nasce alla fine degli anni Cinquanta nel sud della California, un’area famosa per le temperature miti e soprattutto per le onde da cavalcare sulle tavole. Nel giro di pochi anni, però, si diffonde a macchia d’olio, diventando la novità più intrigante e alla moda del momento, soprattutto negli anni Sessanta, praticamente in tutto il mondo.

All’origine del genere surf c’era Dick Dale, chitarrista considerato il padre del surf, che con i suoi Del-Tones definì praticamente la nascita di un nuovo genere musicale. Il surf delle origini era una musica esclusivamente strumentale, profondamente legata al mare, alle onde e alle tavole da surf. Un esempio famoso del genere strumentale è rappresentato anche da Tequila, registrata dai Champs nel 1958. Ma nonostante la sua natura strumentale, divenne ben presto evidente l’enorme portata commerciale di questo nuovo genere. Così, quasi immediatamente, nacque la versione cantata della musica surf, soprattutto grazie ai Beach Boys. Sebbene i puristi abbiano sempre considerato la vera surf music solo come una musica strumentale, è innegabile l’importanza di alcune band di surf vocale per la diffusione del genere.

I Beach Boys, in particolare, contribuirono alla creazione e al successo di altre band di surf vocale, prime fra tutte The Honeys, una sorta di Beach Boys al femminile prodotte da Brian Wilson, che scriveva anche la maggior parte dei loro brani. Ascoltate il loro singolo di esordio Shoot the Curl, uscito nel 1963. Altri esempi di gruppi surf vocali che meritano una menzione sono The Rivieras, provenienti dall’Indiana, che nel 1964 esordirono con l’album Let’s Have a Party, che conteneva la loro hit di maggiore successo California Sun.

Contemporaneamente, però, il surf strumentale imperversava in ogni dove e continuava a prosperare. Dick Dale affermò che il vero surf è solo strumentale e che in quello vocale erano solo i testi a farlo “surfare”. La scena del surf intanto si arricchiva di esempi che sarebbero diventati capolavori e simboli del genere. Nel 1960 i britannici Shadows pubblicano Apache nel loro album dello stesso nome, a dimostrazione che la surf music non era solo appannaggio della Orange County. I Frogmen pubblicano il loro singolo Underwater nel 1961. I Bel-Airs, altra band molto influente nella scena surf californiana, pubblicano Mr. Moto nel 1962. Nello stesso anno i Tornadoes danno alle stampe l’album Presenting The Tornadoes, che include Bustin’ Surfboards. Del 1963 sono invece Pipeline degli Chantays e Surf Rider dei Lively Ones. Nel 1964 esce Mr. Rebel di Eddie and the Showmen, band capitanata da Eddie Bertrand, già chitarrista dei Bel-Airs.

Insomma, la scena musicale del surf strumentale è estremamente vivace e attiva. Tanto da contagiare anche il mondo dello schermo: diversi famosi temi musicali di film si rifanno esplicitamente alla musica surf, spesso associandola allo spionaggio o all’azione. È il caso ad esempio del celeberrimo tema dei film di James Bond, scritto nel 1962 dal compositore cinematografico Monty Norman, che contiene molti elementi tipici del surf. Ma anche del tema che caratterizza la serie TV Batman del 1966: scritto da Neal Hefti e registrato dalla “Wrecking Crew”, il gruppo di turnisti più famoso d’America, con Carol Kaye al basso, il brano divenne una vera e propria hit nella versione dei Marketts e venne poi ripreso anche dai Ventures. Dei Marketts vi consiglio anche di andare a riascoltare Out of Limits, title track del loro album del 1964.

Le evoluzioni del surf

Ma il surf non è un genere legato esclusivamente agli anni Cinquanta e Sessanta. Nel corso dei decenni successivi, ha saputo reinventarsi e mescolarsi con altre forme musicali, rimanendo sempre vivo e continuando a influenzare un’enorme quantità di artisti, dai Pixies agli Who ai Dead Kennedys. Nella seconda metà degli anni Settanta, diversi gruppi punk inseriscono elementi di surf nella loro musica, dando vita al cosiddetto surf punk.

Rocket to Russia, album del 1977 dei Ramones, è considerato uno degli esempi più alti di questo tipo. Oltre alla cover di Surfin’ Bird dei Trashmen, contiene brani di ispirazione surf come Rockaway Beach. Nel 1978, invece, Johnny Thunders pubblica So Alone, album in cui troviamo una cover di Pipeline degli Chantays, ma anche brani originali come Daddy Rollin’ Stone che contengono evidenti elementi di musica surf. Del 1981 è Surfin’ on Heroin, title track di un album palesemente in debito con la surf music ad opera dei canadesi Forgotten Rebels. Sempre nel 1981 i californiani Agent Orange pubblicano Living in Darkness, con una cover di Misirlou di Dick Dale e brani che mescolano punk e surf, come Everything Turns Grey. E nello stesso anno esce Drop Out With the Barracudas, album dei Barracudas dal quale vi segnalo Summer Fun.

In seguito il surf riuscirà ad influenzare e a mescolarsi anche con la scena indie, dando vita al cosiddetto indie surf, che include elementi di pop e shoegaze.

Ma, ancora una volta, è il cinema a dare il via a un vero e proprio revival del genere surf negli anni Novanta, quando esce Pulp Fiction, film di Tarantino del 1994 che ha utilizzato diversi brani surf nella colonna sonora: particolarmente memorabile è la scena con Misirlou di Dick Dale.

E così, nel 1997 esce Surf-N-Burn dei Blule Stingrays, dal quale vi suggerisco l’ascolto di Echo Park e di Goldfinger, ennesimo riferimento al cinema e a 007. Gli Authority Zero pubblicano nel 2002 A Passage in Time, un album costruito su un repertorio punk che strizza l’occhio anche allo ska e alla musica irlandese, ma che contiene La Surf, unico o quasi brano surf. Non è raro ormai che un brano surf faccia capolino qua e là in un contesto complessivamente diverso. I Southern Culture on the Skid, ad esempio, sono una band che dal 1983 si muove tra rockabilly e surf: ascoltate la loro Freak Flag dall’album Electric Pinecones del 1991. I Surf Curse sono invece una tipica band indie rock che inserisce influenze surf punk in brani come Bummer Friend, estratto dall’album Buds del 2015. I Surfer Blood mescolano il loro indie con influenze surf e a tratti ricordano vagamente le sonorità dei Pixies: Floating Vibes è un brano esemplificativo tratto dal loro Astro Coast del 2010. E poi ci sono band che portano avanti il surf più puro, includendo influenze da altri generi per rimanere “attuali”, come i Phantom Surfers: ascoltate 20,000 Leagues Under the Surf dal loro Eighteen Deadly Ones! del 1992.

Le caratteristiche della surf music

È difficile trovare un genere musicale intrinsecamente strumentale che abbia avuto un successo commerciale paragonabile a quello della musica surf. Sotto questo aspetto, il surf è indubbiamente un caso atipico e interessante da studiare. È vero che l’evoluzione cantata ha avuto un ruolo importante nella diffusione del genere. Le armonizzazioni vocali di Beach Boys e compagni hanno segnato un’epoca e sono state un punto di connessione importante per le fusioni più recenti del surf con altri generi, in particolare il punk. Ma per Brian Wilson e compagni il surf era un’onda da cavalcare, non una filosofia da sposare. E una volta che la moda era passata, loro stessi passarono ad altro. Sembra che il giudizio di Dick Dale sul surf vocale non fosse del tutto sbagliato, tanto che oggi si spacciano per artisti surf cantanti pop o cantautori, per il solo motivo che sono anche surfisti.

Le caratteristiche principali della musica surf, che l’hanno fatta prosperare e sopravvivere fino ai giorni nostri, si ritrovano soprattutto nella sua versione strumentale originale. Costruita sulle strutture tipiche del blues e del rock’n’roll, la surf music viene spesso definita a partire dal suono di chitarra. La ricerca pionieristica di Dick Dale lo aveva portato all’utilizzo estremo del riverbero a molle, quasi a imitare il suono delle onde che si infrangono sulla spiaggia. Ma anche ad una tecnica di pennata alternata molto veloce e all’inserimento di passaggi cromatici e scale prese in prestito da tradizioni mediorientali e messicane: una delle scale più utilizzate nell’ambito della musica surf oggi viene chiamata “scala bizantina”.

La vicinanza con il rock’n’roll e la musica dei neri si manifesta anche nell’ampio utilizzo del sassofono in quasi tutte le band surf degli inizi. Ma una delle caratteristiche più tipiche del surf è il ritmo, con quel doppio colpo di rullante, che all’occorrenza può essere spostato sui tom, sul timpano o sulla cassa per creare delle variazioni. E anche con un uso tribale della batteria, che crea un effetto quasi di “rullata continua” e che è la base per i tanti assoli e passaggi lasciati proprio alla batteria.

Questa ritmicità importante sarà uno dei punti di collegamento con il rockabilly, e quindi anche uno degli aspetti che resero il surf interessante per i gruppi punk che alla fine degli anni Settanta erano protagonisti del revival del rockabilly: nei Cramps si possono trovare diversi riferimenti anche al surf, ad esempio. E alcuni elementi di similitudine si possono trovare anche con lo ska, soprattutto perché entrambi i generi reinterpretavano spesso classici del rock’n’roll adattandoli al proprio stile.

L’uso di scale modali mediorientali ha fatto avvicinare il surf addirittura ad alcuni progetti di musica sperimentale. I Secret Chiefs 3, capitanati dal chitarrista dei Mr. Bungle Trey Spruance, fanno appunto musica sperimentale, includendo elementi di musica orientale, esoterica, sempre strumentale. Suona familiare? Non è certo surf music, non nel complesso, ma ascoltate Book T: Waves of Blood dal loro album Hurqalya: 2nd Grand Constitution and Bylaws del 2000, se volete avere un assaggio di quanto la musica surf è andata lontano.

Dick Dale and the Del-Tones, Surfers’ Choice

Iniziamo il nostro elenco con il padre della surf music, il “re della chitarra surf”. Surfers’ Choice uscì nel 1962 ed è ancora oggi considerato uno degli album più significativi di Dick Dale e della scena surf in generale. È in questo album che venne incisa per la prima volta Misirlou Twist, versione surf di un brano tradizionale greco, poi ripresa un’infinità di volte da ogni artista di musica surf, fino alla celebre inclusione nella colonna sonora di Pulp Fiction.

The Surfaris, Wipe Out

Fondati in California nel 1962, i Surfaris sono una vera e propria leggenda della musica surf. Tra scioglimenti e ricostruzioni con nuove formazioni, sono arrivati ad essere attivi ancora oggi, sempre fedeli allo spirito della musica surf esclusivamente strumentale. Il loro album di esordio uscì nel 1963 e si intitolava Wipe Out. La title track fu un successo planetario immediato e la sua introduzione di batteria è studiata ancora oggi da ogni batterista che si rispetti.

The Ventures, Walk Don’t Run

Ci allontaniamo un po’ dall’area della California. Formati a Washington nel 1958, i Ventures pubblicarono il loro primo album nel 1960. Walk Don’t Run includeva la title track, una cover di un brano originariamente scritto dal chitarrista jazz Johnny Smith nel 1954. La versione dei Ventures portò il brano alla fama mondiale.

The Atlantics, Bombora

Ora invece ci allontaniamo decisamente dagli Stati Uniti, a dimostrazione che già agli inizi degli anni Sessanta il surf era un fenomeno diffuso in tutto il mondo. Gli Atlantics sono infatti una band surf australiana, fondata nel 1961 e attiva ancora oggi. Sempre dediti al surf strumentale, gli Atlantics sono famosi soprattutto per il loro primo singolo, pubblicato nel 1963: Bombora, termine che in aborigeno indica le enormi onde che si infrangono sugli scogli sommersi. L’inizio ossessivo di chitarra ci dà un’idea di quanto il surf avrebbe potuto svilupparsi come un genere horror, un po’ come nella visione dei Cramps, se non fosse stato adottato dallo spionaggio e dai film di azione.

Beach Boys, Surfin’ U.S.A.

I Beach Boys, lo abbiamo ripetuto più volte, sono stati i principali fautori della versione vocale della musica surf. Il loro secondo album, Surfin’ U.S.A., rappresenta uno dei momenti più importanti nella storia della surf music. Conteneva una cover di Misirlou e una di Let’s Go Tripping, altro grande classico di Dick Dale. La celeberrima title track era invece un adattamento con un testo diverso di Sweet Little Sixteen di Chuck Berry.

The Trashmen, Surfin’ Bird

I Trashmen si formarono a Minneapolis nel 1962 come gruppo di rock’n’roll e surf rock, con un’attitudine che oggi descriveremmo come antesignana del punk. Il loro primo album, nel 1963, si intitolava Surfin’ Bird. La title track incarna perfettamente tutte le caratteristiche della band in uno stile surf vocale che si allontana dalle armonizzazioni vocali proposte dai Beach Boys.

Jan & Dean, Surf City and Other Swingin’ Cities

Tra le band più influenti nel panorama del surf vocale, e dello stile che in genere associamo ai Beach Boys, non si può non citare il duo Jan & Dean, costituitosi alla fine degli anni Cinquanta con un repertorio rock’n’roll, surf e anche un po’ pop. Il loro terzo album Surf City and Other Swingin’ Cities uscì nel 1963 e includeva la famosissima Surf City.

Laika & The Cosmonauts, Surfs You Right

Veniamo ora a tempi più recenti, per vedere alcune delle evoluzioni più interessanti della surf music. I finlandesi Laika & The Cosmonauts, tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei 2000, hanno mescolato il surf strumentale con la musica tradizionale finlandese. Il loro secondo album Surfs You Right è del 1990: questo è il video ufficiale della title track.

Go!Go!Go!7188, Dasoku Hoko

Come si intuisce dal nome della band e dal titolo dell’album, ci siamo decisamente allontanati dall’ambito della musica occidentale. I giapponesi Go!Go!Go!7188 sono stati attivi dal 1998 al 2012, producendo musica surf cantata, influenzata da un atteggiamento punk. Dasoku Hoko è il loro album del 2000, da cui è tratta Jet Ninjin, nel video eseguita dal vivo.

Man or Astro-man?, Destroy All Astromen

Fondati in Alabama nel 1992 e tutt’ora attivi, i Man or Astro-man? sono una delle band più genuinamente dedite alla surf music, principalmente strumentale, degli ultimi anni. Mescolano il surf con la new wave e il punk, inserendo continui riferimenti fumettistici alla fantascienza. Destroy All Astromen, del 1994, è il loro secondo album, anche se in realtà si tratta di una raccolta di brani pubblicati l’anno precedente su diversi Ep. Contiene cover dei Ventures, di Dick Dale, degli Atlantics, dei Surfaris. Out of Limits è una versione moderna di un brano originariamente inciso dai Marketts.

 

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Published by
Roberto Cruciani