Le cover più ardite di Joni Mitchell: Bjork, Nazareth, Jimi Hendrix... Blitz Quotidiano
Nella sua lunga carriera, Joni Mitchell ha accumulato un numero imbarazzante di premi e riconoscimenti, tra cui undici Grammy, oltre ad essere entrata nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1997. Questo a testimonianza dell’enorme importanza che ha avuto come cantautrice nell’ambito del folk, del rock, del jazz e della fusion: insomma, di tutti i generi che, in un modo o nell’altro, ha toccato. Le cover dei suoi brani sono davvero tantissime, e provengono da ogni regione, anche la più remota, dell’universo del rock. Oggi vi guiderò attraverso una selezione delle cover più ardite di Joni Mitchell: quelle che hanno saputo inserire elementi di originalità, pur mantenendo alta la qualità musicale.
Joni Mitchell, che oggi ha 82 anni, è anche pittrice, oltre che cantante, cantautrice e polistrumentista. Molti suoi brani sembrano incorporare questa qualità pittorica non solo nei testi, ma anche nel modo in cui sono costruiti le composizioni e gli arrangiamenti. Canadese di nascita, ha preso la doppia nazionalità canadese e statunitense negli anni Sessanta. Proprio in quel periodo, Joni Mitchell è diventata una sorta di icona del movimento folk e del pacifismo hippie. Tra i suoi brani più famosi e più reinterpretati da tanti altri artisti, troviamo canzoni ambientaliste come Big Yellow Taxi, canzoni contro la guerra come The Fiddle and the Drum e celebrazioni del movimento hippie come Woodstock.
Molti suoi brani sono stati utilizzati in tantissimi film, a volte diventando una vera colonna portante dell’intera storia o addirittura facendo da ispirazione per l’impianto del film. Penso, ad esempio, a Both Sides Now, brano del 1967 incluso nell’album Clouds, pubblicato nel 1969 da Joni Mitchell, utilizzato nel 2000 in Love Actually, nel 2001 in L’ultimo sogno e poi ancora nel 2021 in CODA, con l’epica versione in cui Emilia Jones esegue la canzone mentre traduce il testo nel linguaggio dei segni.
Dopo una serie di album cantautorali, in cui ha contribuito a definire il genere del folk rock della fine degli anni Sessanta, Joni Mitchell ha collaborato con tantissimi grandi artisti provenienti da ogni genere e sottogenere musicale: da Crosby, Stills, Nash & Young a Bob Dylan, da James Taylor fino ad alcuni grandi nomi del jazz e della fusion, come Jaco Pastorius e Charles Mingus.
Come spesso accade, alcune delle caratteristiche principali delle composizioni di Joni Mitchell sembrano nascere dai limiti fisici lasciati, nel suo caso, da una malattia di gioventù. Così, una mano un po’ indebolita avrebbe portato alla necessità di accordare la chitarra in maniere poco convenzionali, per poter sfruttare maggiormente l’uso delle corde aperte. Di conseguenza, le posizioni sullo strumento cambiavano significativamente, agevolando passaggi armonici che per i chitarristi più “normali” apparivano straordinari e tutt’altro che scontati.
L’importanza di Joni Mitchell nella storia della musica dagli anni Sessanta in poi è tale che non c’è virtualmente nessun artista recente che non la citi come uno dei suoi riferimenti principali. I tributi alla sua carriera e alle sue opere sono davvero infiniti. Fra tutti, però, vale la pena ricordare l’album River: The Joni Letters, pubblicato nel 2007 da Herbie Hancock con una serie di collaborazioni spaziali: Norah Jones, Tina Turner e Leonard Cohen, solo per nominarne alcune.
Molti brani di Joni Mitchell sono stati reinterpretati da artisti famosi. In alcuni casi, addirittura sono state pubblicate prima le versioni di questi artisti rispetto a quelle della stessa cantautrice. Both Sides Now, ad esempio, è uscita nel 1967 nell’album Wildflowers di Judy Collins, ben due anni prima che la Mitchell desse alle stampe Clouds. Nel 1968 lo stesso brano fu registrato anche da Frank Sinatra per l’album Cycles. E nel 1969 venne reinterpretato da Neil Diamond in Touching You, Touching Me e da Pete Seeger in Young Vs. Old.
Fra i tributi alla grande cantautrice canadese, numerosissimi sono anche gli album di singoli artisti dedicati alla reinterpretazione dei suoi brani. Particolarmente interessante, fra tutti, è Back to the Garden, album del 2016 ad opera della cantate jazz polacca Monika Borzym: ascoltate in particolare la sua versione di Rainy Night House e di Woodstock!
Blue è uno degli album più famosi di Joni Mitchell. Uscito nel 1971, è ricco di brani dai testi molto personali e allo stesso tempo universali. A Case of You è uno dei brani inclusi nell’album che ha visto più reinterpretazioni in tempi recenti: da Tori Amos a Allison Crowe, fino ai Friend ’n Fellow nel 2016 e a Warren Zevon nel 2025. Ma la cover più ardita è probabilmente quella realizzata da Prince già negli anni Ottanta e inserita nella compilation tributo A Tribute to Joni Mitchell del 2007.
Anche la title track dello stesso album vanta diverse reinterpretazioni. Le più ardite sono: quella a cappella registrata nel 1993 dagli australiani Frente! e inclusa nella ristampa del 2014 del loro primo album Marvin the Album; la cover di Cyndi Lauper eseguita dal vivo al Premio Gershwin – Tributo a Joni Mitchell del 2023; e quella registrata da Sarah McLachchlan per l’album Fumbling Towards Ecstasy del 1993.
Ancora da Blue è tratto River, brano che è stato rivisitato in maniera piuttosto ardita ed efficace dagli Scary Pockets, che lo hanno inserito nel loro Stick the Landing del 2019. Una versione originale e sbarazzina si trova invece in A Very Darren Crissmas, album del 2021 di Darren Criss.
Amelia e Black Crow sono invece due brani estratti da Hejira, album del 1976 realizzato da Joni Mitchell con la collaborazione di Jaco Pastorius. Di Amelia esiste una bella versione di David Crosby, inclusa nell’album Sky Trails del 2017. Di Black Crow invece vi segnalo l’interessante cover di Cassandra Wilson inclusa in Blue Light ’Til Dawn del 1993.
Già nel 1973 Bob Dylan aveva registrato la sua versione di Big Yellow Taxi per il suo album Dylan. L’originale era incluso in Ladies of the Canyon del 1970. Altre versioni molto interessanti dello stesso brano sono quella di Keb Mo’, pubblicata in Big Wide Grin del 2001, e quella dei Counting Crows, inclusa in Hard Candy del 2002.
Torniamo ancora a parlare di Both Sides Now, per segnalare alcune cover sicuramente più ardite rispetto alle versioni nominate prima. I Singers Unlimited ne hanno realizzato una cover esclusivamente vocale per il loro A Cappella I del 1971. Interessante anche la versione di Dolly Parton inclusa in These Were the Days del 2005. E da segnalare anche la cover di Petra Magoni e Ilaria Fantin pubblicata in All of Us del 2021.
Il brano di apertura di Don Juan’s Reckless Daughter del 1977 era Overture – Cotton Avenue. Nel 2019, Julie Tippett ne ha realizzato un’interessante versione con i Working Week, versione poi inclusa nella compilation Instant Replay del 2021. Per rimanerepiù o meno nello stesso ambito musicale, vi segnalo inoltre la versione dei Colosseum II di Down to You, brano originariamente incluso in Court and Spark del 1974. La cover dei Colosseum II vede la partecipazione di Gary Moore alla chitarra ed è inclusa nell’album Strange New Flesh del 1976.
Molto più recente è la reinterpretazione di Morrissey di Don’t Interrupt the Sorrow, pubblicata in California Son nel 2019. Originariamente il brano era contenuto in The Hissing of Summer Lawns del 1975.
Mandy Moore, nel 2003, ha realizzato un’interessante versione di Help Me per il suo album Coverage. Il brano, originariamente contenuto in Court and Spark, è stato ripreso in maniera abbastanza ardita anche da Chaka Khan, in una versione inclusa nella compilation tributo Joni 75: A Joni Mitchell Birthday Celebration (Live) del 2019.
Ladies of the Canyon, title track dell’album del 1970 di Joni Mitchell, è stata ripresa in maniera interessante da Annie Lennox nel 1995: la sua versione è stata inserita nella compilation The Annie Lennox Collection del 2009.
Tra le cover ardite realizzate a pochi anni dall’uscita degli originali, spicca Night in the City, realizzata dai Three Dog Night per il loro album Harmony del 1971, solo tre anni dopo la pubblicazione su Song to a Seagull di Joni Mitchell. Dello stesso brano, vi segnalo anche la versione di Bridget St John del 1969 e quella dei Fairport Convention del 1995.
Infine, esistono un’infinità di versioni di Woodstock, alcune anche famose. Il brano, registrato da Joni Mitchell per Ladies of the Canyon del 1970, vanta alcune celebri registrazioni anche precedenti alla versione incisa dall’autrice. Tra le cover ardite di Woodstock, vi segnalo quella di Richie Havens uscita nel 2004 nel suo Grace of the Sun e quella realizzata dagli scozzesi Big Country nel 1993. I Big Country hanno inoltre inciso anche un’ottima cover ardita di Big Yellow Taxi per il loro album Eclectic del 1996.
A dimostrazione che i tributi alla musica di Joni Mitchell sono sempre arrivati da ogni angolo dell’universo musicale, eccovi una cover ardita dal mondo della motown! O per meglio dire, dalle regine della motown, le Supremes, il gruppo vocale che ha definito gran parte dello stile motown, il gruppo dal quale Diana Ross era uscita poco prima della registrazione di All I Want per l’album The Supremes Produced and Arranged by Jimmy Webb del 1972. L’originale di Joni Mitchell era la traccia di apertura di Blue, uscito solo l’anno prima.
Quando si parla di cover ardite, gli Scary Pockets sono di casa: la band è nata infatti con l’esplicito intento di reinterpretare in chiave funky brani famosi provenienti da altri mondi musicali. E quando a collaborare con loro troviamo al basso Tal Wilkenfeld, di certo non si può sbagliare: siamo di fronte a una cover decisamente ardita e di grande qualità. L’originale di Joni Mitchell risale al 1970, quando era contenuto all’interno di Ladies of the Canyon.
Clouds è il titolo dato da Courtney Love e compagne alla loro personalissima reinterpretazione di Both Sides Now di Joni Mitchell. Questa loro originale cover in chiave grunge chiudeva l’album di esordio delle Hole, Pretty on the Inside, pubblicato nel 1991.
Cyndi Lauper ha reinterpretato in più occasioni brani di Joni Mitchell, nonostante a prima vista si potrebbe pensare che le due artiste rappresentino mondi molto lontani fra loro. Nel 2000, Cyndi Lauper ha eseguito dal vivo una sua cover ardita di Carey nel concerto All Star Tribute to Joni Mitchell. L’originale era ancora una volta contenuto nell’album Blue.
Judith Owen è una cantautrice gallese la cui carriera è costellata di notevoli cover e reinterpretazioni: piuttosto celebre è la sua versione di Smoke on the Water nel 2007. La sua cover di Ladies’ Man vede la partecipazione al basso di Leland Sklar ed è decisamente ardita rispetto all’originale registrato da Joni Mitchell nel 1982 per l’album Wild Things Run Fast.
Morning Morgantown è la traccia di apertura di Ladies of the Canyon, album di Joni Mitchell uscito nel 1970. Nel 2014 Molly Tuttle l’ha sottoposta al trattamento bluegrass, registrandone una versione ardita a base di chitarre acustiche e violini per l’album Molly Tuttle and John Mailander. Nel video, un’esecuzione dal vivo dello stesso anno ma con un ensemble diverso, ma sempre genuinamente bluegrass.
È davvero raro trovare un artista che riscuota tributi da musicisti così diversi tra loro come Joni Mitchell. Qui troviamo un suo brano del 1975, The Boho Dance, originariamente inserito nell’album The Hissing of Summer Lawns, reinterpretato secondo lo stile e la sensibilità di Bjork. Questa versione è inserita nella compilation tributo A Tribute to Joni Mitchell del 2007.
The Fiddle and the Drum è un brano contenuto nell’album Clouds, pubblicato da Joni Mitchell nel 1969. Si tratta di uno splendido brano contro la guerra che, anche per questa ragione, ha spesso colpito l’immaginario di molti musicisti che lo hanno reinterpretato in maniera più o meno aderente all’originale. Nel 2004, gli A Perfect Circle ne hanno inserito una versione a cappella nel loro album Emotive.
I Nazareth sono una band hard rock scozzese fondata nel 1968, che ha esordito nel 1971 con un album eponimo. Quante probabilità c’erano che una band del genere potesse reinterpretare un brano di Joni Mitchell e che questa loro versione diventasse una hit internazionale? Ebbene, è il caso di The Flight Tonight, originariamente contenuta in Blue del 1971 e rivisitata dai Nazareth nel 1973 per il loro Loud ’n’ Proud.
Woodstock è uno dei brani più famosi di Joni Mitchell, con una storia particolare legata proprio alla versione di Hendrix che vi propongo. Ufficialmente, la prima pubblicazione del brano è quella del 1969 di Crosby, Stills, Nash & Young, che la rese da subito un inno della controcultura hippie. Joni Mitchell la cedette a loro volentieri, incidendola lei stessa solo l’anno successivo per l’album Ladies of the Canyon. Ma qualche mese prima della registrazione di Crosby, Stills, Nash & Young, Stephen Stills andò a trovare Jimi Hendrix negli studi dove stava registrando insieme Buddy Miles e Billy Cox. Ne nacque una sorta di improvvisazione sul brano, cantato dallo stesso Stills e con Hendrix al basso. La registrazione rimase inedita fino al 2018, quando la Fondazione Hendrix la pubblicò nell’album Both Sides of the Sky.
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