Perché il 2 giugno è festa, cosa si celebra e perché le Frecce Tricolori sorvolano Roma FOTO ANSA (blitzquotidiano.it)
Ogni anno, il 2 giugno, l’Italia si ferma. Le scuole sono chiuse, gli uffici abbassano le serrande, le banche non aprono. Roma si riempie di bandiere tricolori, le strade del centro vengono transennate, e durante la mattina dieci aerei a reazione fendono il cielo lasciando dietro di sé una scia verde, bianca e rossa che rimane tra i ricordi più nitidi di chiunque l’abbia vista almeno una volta dal vivo.
Eppure, se si chiedesse a molti italiani perché il 2 giugno sia festa nazionale, la risposta spesso sarebbe spesso vaga. “La Repubblica”, si dice. “La Costituzione”, aggiunge qualcuno. “La guerra”, azzarda un altro. La verità è più precisa e più appassionante di qualsiasi sintesi: ottant’anni fa esatti, in una domenica di giugno del 1946, gli italiani votarono per decidere che tipo di Paese volevano essere. E quella scelta è ancora qui, a fare da fondamenta a tutto il resto.
Per capire il 2 giugno bisogna tornare all’Italia del 1946. Il Paese era uscito dalla Seconda Guerra Mondiale appena un anno prima, distrutto nel tessuto economico e profondamente lacerato in quello civile. Vent’anni di fascismo, una guerra persa, la Resistenza, la liberazione: l’Italia era un Paese da ricostruire non solo materialmente ma anche istituzionalmente.
La domanda che si poneva era radicale: quale forma dare allo Stato? L’Italia era stata un regno dal 1861, guidato dalla dinastia dei Savoia, la stessa che aveva firmato le leggi razziali del 1938 e che aveva stretto il patto con Mussolini. La monarchia era compromessa, per molti italiani indissolubilmente legata al ventennio fascista. Ma non tutti la pensavano così: al Sud, soprattutto, il re aveva ancora sostenitori.
Il 2 giugno 1946 fu indetto un referendum istituzionale: monarchia o repubblica? Gli italiani dovevano scegliere. Quello che rende quella giornata ancora più straordinaria, guardandola con gli occhi di oggi, è che fu la prima volta nella storia d’Italia in cui le donne poterono votare in un’elezione politica nazionale. Un diritto finalmente riconosciuto, che trasformò quel referendum nel primo atto di democrazia davvero universale della storia italiana.
I risultati, resi noti il 10 giugno dopo lo scrutinio, diedero la vittoria alla Repubblica con il 54,3% dei voti, circa 12,7 milioni di preferenze contro i 10,7 milioni della monarchia. Il Nord aveva votato in massa per la Repubblica, il Sud aveva in gran parte sostenuto i Savoia: una spaccatura geografica che rifletteva due Italie diverse, con storie e memorie della guerra profondamente diverse. Il 13 giugno 1946, re Umberto II lasciò l’Italia per l’esilio in Portogallo. La Repubblica era nata.
C’è un piccolo dettaglio che sfugge spesso: la data ufficiale del referendum è il 2 giugno, ma i risultati furono resi noti solo il 10 giugno, e la proclamazione ufficiale della Repubblica da parte della Corte di Cassazione avvenne il 18 giugno 1946. Eppure la festa nazionale si celebra il 2 giugno, giorno del voto, non il giorno della proclamazione.
La scelta è simbolicamente potente: si celebra l’atto del voto, la partecipazione popolare, il momento in cui i cittadini hanno esercitato la sovranità. Non il decreto istituzionale ma il gesto di milioni di italiani che sono andati alle urne. È una sottolineatura della natura democratica e partecipativa della Repubblica, che mette il popolo e la sua volontà al centro, prima ancora delle istituzioni che ne sono derivate.
Il 22 settembre 1948 il Senato proclamò ufficialmente il 2 giugno come giorno festivo nazionale. La prima parata si tenne nello stesso anno, lungo via dei Fori Imperiali a Roma, e da allora quella strada è diventata il palcoscenico simbolico della celebrazione.
La parata militare del 2 giugno è l’evento più visibile e più atteso della giornata, ma il suo significato è spesso frainteso. Non si tratta infatti di una celebrazione del potere militare in sé ma la rappresentazione dello Stato nella sua interezza, nella sua pluralità di corpi e funzioni, che defilano davanti al Presidente della Repubblica e ai cittadini.
La mattinata inizia alle all’Altare della Patria, il monumento bianco che domina piazza Venezia, dove il Capo dello Stato depone una corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto: il soldato senza nome che rappresenta tutti i caduti italiani di tutte le guerre. È un gesto di memoria collettiva, sobrio e solenne, che precede ogni altra celebrazione.
Da lì, il Presidente si sposta in via di San Gregorio, tra il Colosseo e il Circo Massimo, per passare in rassegna i reparti schierati prima dell’inizio della sfilata. Poi la parata prende il via lungo via dei Fori Imperiali, con alle spalle le rovine del Foro Romano e del Palatino, una scenografia che pochi posti al mondo potrebbero offrire, e procede verso piazza Venezia.
A sfilare sono le Forze Armate — Esercito, Marina Militare, Aeronautica — ma anche i corpi civili dello Stato: la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, i Carabinieri, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, la Croce Rossa Italiana, il Corpo Forestale dello Stato. Le bande musicali dei diversi corpi si alternano lungo il percorso. Delegazioni militari di Paesi alleati — NATO, Unione Europea, ONU — sfilano accanto ai reparti italiani, a sottolineare la dimensione internazionale e multilaterale della Repubblica.
Il finale è affidato alla fanfara del 4° Reggimento Carabinieri a cavallo e al Reggimento Corazzieri, la guardia del Presidente della Repubblica, riconoscibile per la statura imponente dei suoi componenti e per le uniformi di grande gala, che chiudono la sfilata con il saluto finale al Capo dello Stato.
Il momento più atteso dalla folla è quello che non si vede arrivare, ma si sente prima di vederlo: il rombo crescente dei motori a reazione che precede il sorvolo delle Frecce Tricolori. Dieci aerei Aermacchi MB-339 che attraversano il cielo sopra via dei Fori Imperiali in formazione stretta, lasciando dietro di sé una scia tricolore che colora il cielo di Roma per diversi minuti.
La Pattuglia Acrobatica Nazionale è nata il 1° marzo 1961 come gruppo permanente dell’Aeronautica Militare Italiana. Detiene un primato mondiale: è la formazione di volo acrobatico militare con il maggior numero di aerei a reazione al mondo, dieci velivoli contro i sei o sette delle altre pattuglie nazionali. Il 2 giugno è la loro esibizione più importante dell’anno, quella in cui il significato del volo acrobatico va ben oltre la spettacolarità: è il simbolo di una nazione che guarda in avanti, nel senso letterale del termine.
Il sorvolo avviene intorno alla fine della mattinata e dura pochi minuti, ma quei minuti concentrano migliaia di persone con gli occhi alzati verso il cielo, italiani, turisti, bambini, anziani, in uno dei pochi momenti in cui l’identità collettiva di un Paese si rende visibile in modo fisico e immediato.
Quest’anno la celebrazione ha un peso storico particolare. Il 2 giugno 2026 segna esattamente gli ottant’anni dal referendum del 1946: quattro generazioni di italiani nati e cresciuti nella Repubblica, che hanno vissuto la Costituzione del 1948, i decenni della ricostruzione e del miracolo economico, gli anni di piombo, Tangentopoli, la crisi del 2008, la pandemia. Ottant’anni di storia repubblicana che non sono stati lineari né privi di contraddizioni, ma che si sono svolti all’interno di un quadro istituzionale che quel voto del 1946 ha reso possibile.
Le celebrazioni di quest’anno a Roma hanno un respiro più ampio del solito. La parata lungo via dei Fori Imperiali riunisce come sempre le Forze Armate e i corpi civili dello Stato, ma l’anniversario tondo conferisce alla giornata una solennità aggiuntiva che si avverte nelle cerimonie istituzionali, nei discorsi ufficiali e nell’attenzione del pubblico. Nel pomeriggio, come vuole la tradizione, i giardini del Quirinale, la residenza del Presidente della Repubblica, vengono aperti ai cittadini, con le esibizioni delle bande musicali dei corpi dello Stato.
C’è una domanda che vale la pena porsi ogni 2 giugno, sotto la scia colorata delle Frecce Tricolori o davanti alla tv che trasmette la parata: cosa si sta celebrando esattamente?
Di fatto, si celebra una scelta, quella che milioni di italiani, compresi per la prima volta le donne, fecero ottant’anni fa scegliendo di costruire insieme un Paese diverso. Una scelta che aveva alle spalle la guerra, il fascismo, la devastazione, e davanti l’incertezza di tutto ciò che non era ancora scritto.
La Repubblica italiana, con tutte le sue imperfezioni e le sue crisi, è il risultato di quella scelta. Il 2 giugno è il giorno in cui quella scelta viene ricordata, onorata e, almeno per qualche ora, vissuta collettivamente come qualcosa che appartiene a tutti.