(Foto Ansa)
I bambini riconoscono la musica già a tre mesi, ma per ballare a ritmo devono aspettare il primo anno di vita. È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), pubblicato sulla rivista eLife, che ha analizzato il rapporto tra sviluppo cerebrale e movimento nei primi mesi dell’infanzia. La ricerca dimostra che il cervello dei neonati è già in grado di riconoscere alcuni elementi musicali molto precocemente, mentre la capacità di trasformare quei segnali in movimenti coordinati arriva più tardi.
“Il nostro coinvolgimento legato alla musica – spiega Giacomo Novembre, Principal Investigator del Neuroscience of Perception and Action Lab del Center for Life Nano- & Neuro-Science dell’IIT di Roma – può essere suddiviso in due componenti dello sviluppo neurocognitivo: una sensoriale, che dipende dalla capacità di percepire e riconoscere la musica, e una motoria, legata alla capacità di muoversi a tempo con la musica”.
Lo studio ha coinvolto 79 bambini di tre, sei e dodici mesi, ai quali sono stati fatti ascoltare diversi brani musicali mentre i ricercatori registravano l’attività cerebrale attraverso l’elettroencefalografia e osservavano i movimenti spontanei.
I risultati hanno mostrato che già a tre mesi i piccoli reagiscono maggiormente ai ritornelli, segno di una precoce elaborazione musicale. Solo intorno ai dodici mesi, però, aumenta il movimento del corpo in risposta alla musica. Nessun bambino tra i tre e i dodici mesi ha mostrato una vera sincronizzazione dei movimenti con il ritmo.
“Questo suggerisce – conclude Trinh Nguyen, ricercatrice dell’IIT e Senior Research Fellow dell’Università di Vienna – che il controllo motorio si affina gradualmente: dapprima il sistema nervoso acquisisce la capacità di controllare singoli gruppi muscolari, mentre la capacità di coordinare movimenti complessi dell’intero corpo si sviluppa solo dopo il primo anno di età”.