Il video dell'attivista portata in questura mentre fa colazione a Mantova: polemica dopo il controllo della polizia (foto da video) - Blitz quotidiano
Faceva colazione seduta ai tavolini di un bar nel centro di Mantova insieme ad altre attiviste del collettivo animalista “No Food No Science”, quando è stata fermata e accompagnata in questura dagli agenti di polizia. L’episodio, raccontato dalla stessa attivista, ha acceso un duro dibattito sul diritto al dissenso e sulla gestione delle manifestazioni pubbliche.
Secondo quanto riferito, il gruppo si trovava in città in occasione del Food and Science Festival, manifestazione contestata da anni dagli attivisti antispecisti per il sostegno dato al comparto zootecnico. Le attiviste sostengono di aver organizzato una protesta pacifica e di aver chiesto regolarmente gli spazi per manifestare nel centro cittadino. La questura, però, avrebbe autorizzato soltanto una piazza periferica, vietando la protesta nelle aree centrali di Mantova.
L’attivista ha raccontato che gli agenti sarebbero intervenuti mentre il gruppo stava semplicemente facendo colazione. “Non c’è diritto al dissenso in Italia”, ha dichiarato, sostenendo che il fermo sarebbe avvenuto senza motivazioni concrete. Nel verbale, secondo quanto riportato da Fanpage, verrebbero citati come elementi di potenziale pericolosità una kefiah e un megafono.
Il collettivo “No Food No Science” denuncia da tempo il modello produttivo degli allevamenti intensivi nel Mantovano e organizza iniziative parallele al festival ufficiale. Quest’anno, però, gli attivisti parlano di un clima molto più teso rispetto al passato, accusando le autorità di voler “isolare” le proteste lontano dal centro storico.
Dopo il fermo, l’attivista sarebbe rimasta in questura per alcune ore e avrebbe ricevuto una sanzione amministrativa che potrebbe arrivare fino a 12mila euro. La vicenda ha provocato numerose reazioni sui social, dove il video del controllo è stato condiviso da diversi utenti e gruppi vicini ai movimenti ambientalisti e animalisti.
Secondo il racconto, durante i giorni del festival sarebbero state identificate circa 340 persone. Un dato che gli attivisti considerano il simbolo di un crescente irrigidimento nei confronti delle proteste pubbliche e delle forme di dissenso politico.