Cronaca

Garlasco, lo sfogo di Marco Poggi: “Troppo fango su Chiara e sulla nostra famiglia”

A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il fratello Marco ha deciso di parlare pubblicamente per la prima volta in televisione. Lo ha fatto in un’intervista esclusiva rilasciata a “Quarto Grado”, affrontando temi che negli ultimi mesi sono tornati al centro dell’attenzione mediatica con la riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco.

Nel corso dell’intervista, Marco Poggi ha ripercorso il proprio vissuto personale, le accuse che lo hanno coinvolto indirettamente, il rapporto con Andrea Sempio, la posizione della famiglia su Alberto Stasi e il dolore mai superato per la perdita della sorella.

Perché ha deciso di parlare dopo quasi vent’anni

Marco Poggi ha spiegato che la decisione di concedere l’intervista nasce dalla necessità di rispondere alle numerose ricostruzioni e indiscrezioni circolate negli ultimi mesi. Pur avendo sempre scelto di mantenere un profilo basso, ritiene che il suo silenzio abbia contribuito alla diffusione di ipotesi e voci prive di fondamento. “Non ho mai accettato tutta l’esposizione mediatica di quello che è successo a Chiara”, afferma. Secondo Poggi, la riapertura delle indagini ha riportato lui e la sua famiglia al centro dell’attenzione pubblica, con conseguenze spesso dolorose.

Tra le accuse che più lo hanno ferito, cita quelle che lo hanno addirittura indicato come possibile responsabile dell’omicidio della sorella. “Di sicuro quello di essere accusato dell’omicidio di Chiara è una cosa che difficilmente mi andrà più via, anche se ho imparato a conviverci”. Riflettendo sul proprio silenzio, aggiunge: “In questo anno si è detto di tutto, c’è anche un minimo senso di colpa da parte mia, se avessi fatto interviste prima tutte queste voci non sarebbero nate, tipo quella che ero in una casa di cura”.

Le accuse, le voci sulla droga e le piste alternative

Uno dei temi affrontati riguarda le ipotesi emerse negli ultimi mesi che lo avrebbero collegato a presunti ambienti legati allo spaccio di droga insieme ad Andrea Sempio e Stefania Cappa. Su questo punto Marco Poggi è categorico: “Non ho mai fatto uso di droga, siamo nella fantasia più assoluta e se nessuno mette un freno all’illusione che una determinata pista non esiste ovviamente ci sarà sempre qualcuno che si inventerà la qualunque. Ho sempre pensato che chi indagava poteva smorzare tutte le piste con cui si è giocato con la vita e la morte di Chiara”.

Ancora più duro il giudizio sulle teorie che collegano il delitto a presunti giri di droga o pedofilia riconducibili al Santuario della Bozzola. “Penso che in tutti questi 18 anni Chiara non avrebbe voluto tutta questa esposizione mediatica e le insinuazioni su una sua doppia vita. Le cose che mi hanno ferito di più riguardano Chiara e il voler rovinare il suo ricordo”, dichiara.

Definisce poi tali ricostruzioni come “pura fantasia” e sottolinea: “Mi sarei aspettato che la Procura intervenisse per smorzare le voci perché lasciare tutti in balia di questo circo mediatico non doveva succedere”.

Le intercettazioni e il rapporto con gli investigatori

Marco Poggi ha commentato anche la scoperta di essere stato intercettato nell’ambito delle nuove indagini. Una circostanza che lui stesso dichiara di aver accolto con amarezza. “Siamo rimasti dispiaciuti, posso capire le intercettazioni nel mio caso, lo comprendo anzi avrei trovato strano l’opposto. Sui miei genitori forse si poteva evitare”.

Il fratello di Chiara ha inoltre espresso rammarico per il modo in cui la famiglia sarebbe stata coinvolta nella nuova fase investigativa. “Durante l’indagine siamo stati tenuti da parte quasi come se non esistessimo. Già scoprire che avevano prelevato il Dna di nascosto dalla spazzatura non fa piacere. La morte di Chiara è qualcosa di nostro, ed essere tenuti così in disparte ci ha amareggiati”. Secondo Poggi, sarebbe stato opportuno un confronto diretto con la famiglia prima della diffusione delle notizie sugli organi di stampa.

La posizione su Alberto Stasi e la nuova indagine

Nel corso dell’intervista Marco Poggi ha ribadito la convinzione della famiglia riguardo alla responsabilità di Alberto Stasi, maturata attraverso anni di processi e approfondimenti giudiziari. “Il convincimento nasce dall’aver seguito tutti i processi, le discussioni in aula, le perizie in contraddittorio e le sentenze che ci hanno convinto in maniera definitiva”.

Poggi ha ricordato come inizialmente la famiglia non credesse alla colpevolezza dell’allora fidanzato di Chiara. “All’inizio, nel 2007, non credevamo alla sua colpevolezza, lo abbiamo difeso veramente tanto e anche quando è andato in carcere ero convinto che stavano sbagliando”. Successivamente, però, la lettura degli atti processuali avrebbe modificato la sua opinione. Nonostante la nuova indagine in corso, Marco Poggi sostiene di non aver cambiato idea. “Sarebbe grave se noi cambiassimo convincimento solo perché è partita la nuova indagine, avrebbe significato che non credevamo alla condanna che c’era stata negli anni passati”. E aggiunge: “Non ho cambiato idea, non ci siamo mai nascosti, siamo convinti che le sentenze a cui siamo arrivati negli ultimi processi siano la verità”.

Andrea Sempio, le telefonate e il movente

Un altro argomento affrontato riguarda Andrea Sempio, oggi al centro dell’attenzione investigativa. Marco Poggi ha chiarito che il rapporto umano non si è completamente interrotto. “Anche se ci si vede di meno le amicizie del passato rimangono”, afferma.

Parlando delle telefonate effettuate nei giorni precedenti al delitto, il fratello di Chiara spiega di non ricordare eventuali contatti ricevuti durante la vacanza in montagna con i genitori. Sottolinea inoltre di aver messo a disposizione degli investigatori il proprio vecchio telefono cellulare. “Ho chiesto se volevano analizzare il mio cellulare dell’epoca perché ce l’ho ancora però non l’hanno ritenuto utile”.

Marco Poggi si mostra inoltre scettico riguardo al movente ipotizzato dagli inquirenti, legato a una presunta ossessione maturata dopo la visione di materiale intimo presente sul computer di famiglia. “Faccio fatica a trovarci una logica perché non c’era nessun contatto, nessun ricordo di Chiara con i miei amici, non la incrociavamo quando uscivamo”. Sulle visite nella stanza della sorella precisa: “Giocavamo ai videogiochi sul computer, ho sentito tante volte parlare di computer di Chiara ma in realtà era il computer di famiglia”.

Il ricordo di Chiara e il desiderio di pace

La parte più toccante dell’intervista riguarda inevitabilmente il ricordo degli ultimi momenti trascorsi con Chiara prima della tragedia del 13 agosto 2007. Marco Poggi ammette che il tempo ha cancellato alcuni dettagli che avrebbe voluto conservare. “La partenza? Purtroppo è un ricordo che è sfumato completamente e mi spiace. Non mi ricordo l’ultimo saluto, non lo ricordo più”.

Ripercorre poi il momento in cui venne informato dell’accaduto mentre si trovava in montagna con il padre e alcuni amici. Inizialmente gli venne detto che la madre si era sentita male e che si trovava in ospedale. Solo successivamente, durante il rientro, scoprì la verità.

Oggi, a distanza di quasi due decenni, il suo desiderio principale è che il ricordo della sorella possa essere preservato lontano dalle polemiche. “Spero che finalmente il suo ricordo sia lasciato in pace, che finisca il gioco nei confronti della sua morte”.

Parlando del rapporto che avrebbe voluto costruire con Chiara negli anni successivi, conclude con parole particolarmente commoventi: “Chi l’ha uccisa ha tolto tutto, ho rimpianti personali di non aver vissuto Chiara quando la differenza di età diventava meno evidente, quindi mi spiace non aver potuto trasformare il rapporto fratello-sorella in un rapporto di amicizia”.

Infine, il ringraziamento alle persone che gli sono state accanto in questi anni difficili: “Il grazie più banale lo devo ai miei genitori, ci sono sempre stati senza mai crollare”.

Published by
Filippo Limoncelli