Emanuela Orlandi, ultime notizie dal mistero. Dopo il cimitero, parla Agca

di Pino Nicotri
Pubblicato il 23 Ottobre 2019 6:36 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2020 12:22
renato de pedis

La presunta somiglianza tra il rapitore di Emanuela Orlandi e Renato De Pedis

Ma il cimitero teutonico del Vaticano, strombazzato come soluzione del mistero Orlandi  che fine ha fatto?

Che fine ha fatto l’affermazione di luglio del genetista Giorgio Portera, di fiducia degli Orlandi, che a catalogazione avvenuta di tutti i reperti ossei ha dichiarato che “il caso è assolutamente aperto”? E la sua richiesta di ulteriori “accertamenti di laboratorio su settanta reperti ossei?”

Dopo tanto clamore pre estivo ed estivo il camposanto teutonico è sparito dai radar. Come non fosse mai esistito. E con esso sono sparite anche la tomba sospetta, che a detta di chissà chi conteneva i resti di Emanuela, e la tomba accanto, le tombe cioè delle principesse Sophie von Hohenlohe e Carlotta Federica di Mecklenburgo. Sono sparite anche le migliaia di ossa conservate negli appositi ossari  le accuse feroci e le polemiche alquanto assurde scatenate da una lettera probabilmente anonima visto che chi sostiene di averla ricevuta, Pietro Orlandi, non solo non ha mai voluto dire il nome del mittente, ma addirittura non l’ha mai mostrata a nessuno. Neppure alle autorità vaticane messe con grande clamore ancora una volta sotto pressione e ormai anche un po’ in croce proprio sulla base di tale asserita missiva. Missiva anonima esattamente come era anonima la telefonata a “Chi l’ha visto?” che nel 2005 ha dato fuoco a una serie di polveroni tanto clamorosi quanto fasulli, finiti infatti tutti nel nulla. Pietro Orlandi s’è cavato dall’imbarazzo di tali misteriose scomparse con l’affermazione alquanto peregrina che la Segreteria di Stato Vaticana gli ha imposto il silenzio.

Mah! In compenso è andato a Torino alla quarta edizione del Festival della Criminologia per pubblicizzare il 12 ottobre la serie televisiva Scomparsi, serie alla sua terza stagione e che sul canale 119 di Sky lui conduce ormai come nuovo lavoro. In mancanza del cimitero e annessi e connessi, il mistero Orlandi è tenuto in cartellone dai suoi fans con una serie di elucubrazioni e insinuazioni prodotte cogliendo al balzo prima la recente nomina dell’ex Procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone a presidente del tribunale del Vaticano  e poi il recentissimo licenziamento del capo della Gendarmeria vaticana Domenico Giani. Non manca chi s’è ridotto a raschiare ben oltre il fondo del barile, intervistando perfino lo screditatisssimo Ali Agca, l’ergastolano dalle mille “verità”, comprese quelle sul mistero Orlandi, non a caso soprannominato Agca-cha-cha-cha, che nell’81 ha sparato a Papa Giovanni Paolo II e che nel 2000 è stato estradato in Turchia, dove da qualche anno è libero.

Agca ha sostenuto che “Papa Francesco ha sbagliato a nominare presidente del tribunale vaticano Giuseppe Pignatone perché lui l’inchiesta giudiziaria sulla scomparsa di Emanuela l’ha archiviata”: nessuno gli ha fatto notare che Pignatone l’archiviazione l’ha solo chiesta e non per un capriccio visto che il competente Giudice per le Indagini Preliminari l’ha concessa e nel maggio 2016 è stata confermata anche dalla Corte di Cassazione.

In mancanza di meglio il Corriere della Sera nella cronaca di Roma ha iniziato una serie di articoli intitolata “Che fine hanno fatto” dedicata anche ai famosi membri della banda della Magliana. In un recente articolo è stato intervistato “‘Franchino er cassamortaro’, come lo chiamano a Trastevere, al secolo Franco De Gese, 71 anni ottimamente portati”, perché descrivesse com’era fatta la bara di Enrico De Pedis. Le sentenze giudiziarie affermano tutte, comprese quelle della Cassazione, che De Pedis con quella banda non c’entrava, ma dalla telefonata anonima del 2005 a “Chi l’ha visto?” la patente di “boss della banda della Magliana” gli è stata incollata addosso in modo indelebile.

Il fatto è che “Franchino er cassamortaro” nell’intervista si lancia sempre sorridendo nella descrizione di una bara faraonica e costosa – “tre milioni di lire dell’epoca” – come si addice giustamente a un grande boss: “Per Renatino una cassa baccellata intarsiata a mano, con zampe di leone e conchiglie”. Peccato che questa bella descrizione sia smentita totalmente dalle foto della bara agli atti delle indagini giudiziarie fatte già nel 1995-97 proprio sulla sepoltura di De Pedis, un decennio prima del fortunatissimo repechage di “Chi l’ha visto?” nel 2005: le foto delle indagini mostrano una bara qualunque.

Però le belle esagerazioni nell’allegra e lunga intervista sono una pubblicità niente male per l’impresa di pompe funebri del molto sorridente intervistato. Un particolare interessante dell’intervista è la foto di De Pedis, la stessa tirata in ballo anche da “Chi l’ha visto?” per sostenere che “c’è una certa somiglianza” con l’identikit tracciato nell’85 dal vigile Alfredo Sambuco del presunto “rapitore” di Emanuela. La somiglianza non c’è neppure col binocolo, e semmai, come abbiamo già fatto notare, l’identikit potrebbe esserci con Mario Meneguzzi, zio di Emanuela.

Come che sia, peccato però che la foto è di tre anni dopo l’identikt, che a sua volta è di due anni e mezzo dopo la scomparsa di Emanuela. Fatta per la patente (prima numero RM2052419, poi RM3618287M), quella foto di De Pedis è stata scattata nel 1988 nell’allora studio e negozio fotografico Nicoletti in Piazza Cavour 18A.

studio nicoletti roma

Lo studio Nicoletti in cui venne scattata la foto di Renato De Pedis nel 1988

Nella foga scandalistica c’è chi ha fatto diventare un “incendio dove abitava De Pedis” l’incendio scoppiato alle 14 di ieri (martedì 22) nell’appartamento occupato da una vita dal giornalista Dimitri Buffa, all’ultimo piano del palazzo di piazza della Torretta sede dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e dell’Associazione Stampa Romana. Insomma, il cimitero teutonico e il suo carico di presunti misteri sono spariti, svaporati. Forse riappariranno o forse no, ma the show must go on. Sempre in cartellone, e sempre a base di scoop fasulli, insinuazioni e frottole. Come da ormai ben 36 anni e quattro mesi.