Valditara sul prof aggredito dagli studenti a Parma: “Non denunciarli non è un atto educativo” (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Fa discutere la posizione del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sul caso del professore aggredito a Parma da alcuni studenti e deciso a non sporgere denuncia. Intervistato dal Corriere, il ministro ha espresso una netta presa di distanza dalla scelta del docente, sottolineando come questa decisione rischi di trasmettere un messaggio educativo sbagliato.
“Io penso che un insegnante aggredito che in qualche modo banalizza quanto avvenuto dicendo che non si è trattato di una aggressione, che ha voluto accettare il loro “linguaggio”, e che aggiunge di non volerli denunciare non stia compiendo un atto educativo, bensì stia scardinando il principio di autorevolezza e responsabilità che la scuola deve incarnare”.
Valditara ha poi ribadito: “Sta di fatto dicendo ai ragazzi che non c’è differenza tra rispettare le regole e ignorarle. Da ministro, ma anche da genitore, non posso condividerlo”. Secondo il titolare del dicastero, “Ci vuole un messaggio educativo forte: non si accetta il linguaggio della prepotenza, l’autorità va rispettata”.
Nel frattempo, i tre studenti coinvolti sono stati sospesi per trenta giorni. L’episodio si è verificato nei giorni scorsi nel parco Ex Eridania di Parma, dove un gruppo di giovani ha aggredito alcuni docenti tra spintoni, insulti e momenti di forte tensione.
Le immagini, riprese con uno smartphone e diffuse sui social, mostrano il clima di violenza con risate e urla che accompagnano l’aggressione. Solo l’intervento di un terzo insegnante è riuscito a fermare la situazione.
Valditara ha inoltre chiarito la sua posizione sulle conseguenze disciplinari: “Il professore sostiene che la denuncia avrebbe “distrutto il futuro” dei tre ragazzi: la sanzione non distrugge il futuro, serve a far maturare la persona. Oltretutto, essendo minorenni, per quello che hanno fatto non è prevista certo la galera, ma altri strumenti rieducativi. Non è “cattivismo”, è educare al farsi responsabili”.