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Rockin’ 1000. Il Monte Bianco aspetta il frastuono di 1200 chitarristi. Occhio alle valanghe!

Rockin' 1000. Il Monte Bianco aspetta il frastuono di 1200 chitarristi. Occhio alle valanghe!

Rockin’ 1000. Il Monte Bianco aspetta il frastuono di 1200 chitarristi. Occhio alle valanghe!

ROMA – Rockin’ 1000. Il Monte Bianco aspetta  il frastuono di 1200 chitarristi. Occhio alle valanghe!  Sono 1.200 i musicisti provenienti da tutto il mondo che si esibiranno in contemporanea in Val Veny, ai piedi del Monte Bianco, nel super concerto Rockin’ 1000. Nella serata di oggi è atteso il prologo intorno al grande falò celtico sulle note di ‘Tender’ dei Blur.

Domani pomeriggio sarà il momento del concertone che radunerà in un anfiteatro formato dalle morene glaciali del massiccio alpino circa 7000 persone tra musicisti (chitarre, bassi, batterie, tastiere e voci) e spettatori con una scaletta di tre medley di oltre 15 brani della storia del rock da Bohemian Rhapsody dei Queen a Born To Run di Bruce Springsteen…

Fin qui l’ambasciator Ansa che giustamente non porta pena. Sembra che gli organizzatori abbiano in mente di battere il record dei 1000 chitarristi riuniti l’anno scorso in un parco a Cesena per suonare i Foo Fighters… Quale altezza di propositi, che impresa! Però, il Monte Bianco, poveraccio, che c’entra? Una montagna disincantata non è il massimo dell’avventura contemplativa: rispetto e silenzio non necessariamente sono una degenerazione pop o una fisima senile.

Siamo ancora dalle parti del “guitar hero” anni ’70 in versione vacanze di gruppo, più l’ossessione social del grande evento consumato in simil Woodstock o Modena Park: un po’ deprimente per chi si vuole libero e anticonformista. Capelli lunghi e tatuaggi obbligatori per celtiche trasgressioni? Passi un piccolo ensemble d’archi per una comitiva raccolta, perché no un mazzolin di fiori a cappella, ma l’idea di un concertone ripugnerebbe perfino Jimi Hendrix.

La musica rock, a parte rare, nascoste propaggini del sottosuolo, urban o country non fa differenza, da un pezzo ha esaurito la sua spinta propulsiva. Ma c’è chi si ostina a trovarla un’oasi nel torbido deserto della musica commerciale. “We’re only in it for the money” cantava Frank Zappa e non erano ancora finiti gli anni ’60!

Lasciamo in pace picchi valli e ghiacciai. Occhio piuttosto al frastuono ché le valanghe non sono uno scherzo. La montagna non perdona.

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