Blitz quotidiano
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Tor Bella Monaca come Scampia: si muore per imitare Gomorra

ROMA – Tor Bella Monaca come Scampia: si muore per imitare Gomorra. “Turni di spaccio h24 come un centro commerciale della droga, vedette e appartamenti bunker per custodire stupefacenti e armi”: siamo a Scampia, provincia di Gomorra? No, siamo a Tor Bella Monaca, periferia est di Roma, anche se il lancio Ansa di fine estate racconta lo stesso genere di film dove è la realtà a imitare la finzione.

E’ cronaca recentissima invece la fuga in auto finita in tragedia in cui un ragazzino di 17 anni sorpreso senza patente dalla Polizia sull’auto della madre ha tirato dritto forzando il blocco prima di schiantarsi contromano sulla rampa del raccordo anulare.

Alessia Marani del Messaggero il giorno dopo è andata sul posto, da brava cronista ha raccolto qualche voce, le impressioni dei residenti. Spicca la testimonianza del barista del lotto R2 a Tor Bella, che a Scampia ci è nato e forse ne è fuggito in tempo: “Qui in molti crescono col mito di Scampia, di Gomorra. Invece bisogna lavorare e sudare. Soprattutto studiare, perché altrimenti da qua non si esce”.

O si esce coi piedi davanti: il fatto è che la ragionevolezza del barista nulla può contro l’appeal sinistro ma irresistibile dei nuovo ragazzi di vita incantati da moto e macchinoni di Genny, dalle pistole di Ciro, dai soldi facili e dall’odio delle guardie infami. Potenza dello spirito emulativo, specie fra giovani intossicati da quella che è diventata una retorica, un’epopea di cartapesta, un brand – si può dire? – commerciale?

La creatura di Roberto Saviano, quel Gomorra che accese luci sul buio criminale alle porte di Napoli e di entusiasmo civile per un riscatto possibile oltre che necessario, tra film, fiction, plagi e citazioni infinite, si è ormai mangiata il creatore. E nel più classico dei rovesciamenti dialettici, serve scopi opposti a quelli originari.