Cinema

Harvey Weinstein, Hillary Clinton: “Sono sconvolta”. Ma rinuncerà ai dollari per la Fondazione Clinton?

Weinstein-Clinton

Harvey Weinstein e Hillary Clinton

LOS ANGELES – A Hollywood, il caso di molestie sessuali di cui è accusato Harvey Weinstein, è la storiaccia del momento, cui quotidianamente si aggiungono nuove rivelazioni e polemiche e c’è chi come Hillary Clinton preferisce non rilasciare commenti.

E’ noto che il produttore è stato un generoso sostenitore di Hillary Clinton: si parla di 250.000 dollari alla Clinton Foundation, 30.000 all’Hillary Victory Fund e 5.400 per la campagna presidenziale. La Clinton, ha evitato di rilasciare commenti al DailyMail.com, sulle accuse di molestie sessuali nei confronti di Weinstein e preferisce promuovere i suoi discorsi e il recente libro per bambini, scrive il tabloid britannico.

Mentre Meril Streep ha giudicato il comportamento del produttore “imperdonabile” e un “abuso di potere”, la Clinton né pubblicamente né sui social ha detto una parola su Weinstein.

Un silenzio in contrasto con quanto anche affermato di recente mentre promuoveva il libro, ha spesso parlato di molestie sessuali e recentemente ha detto che le sostenitrici di Trump “mancano di rispetto a loro stesse”.

Anche altre attrici, oltre a Meryl Steep hanno espresso la loro condanna, ad esempio Judy Dench: ha affermato di non sospettare nulla, “ero completamente all’oscuro delle accuse che sono terrificanti. Sostegno e supporto personale a chi ha sofferto e denunciato quanto accaduto”.

E poi ci sono le vittime, che invece hanno voglia di raccontare quanto accaduto. L’ultima a farsi avanti, in ordine di tempo, è l’attrice britannica Romola Garay, che oggi accusa Harwey Weinstein, di molestie sessuali e ricorda l’umiliante incontro a Londra con il produttore quando aveva 18 anni.

L’attrice, 35 anni, ha detto a The Guardian che aveva un’audizione con il produttore e doveva “essere approvata personalmente”, per cui fu accompagnata nella sua stanza e lui aprì la porta, indossava solo l’accappatoio. “Mi sono sentita violata, è un ricordo ancora impresso nella memoria”. Ma per avere l'”approvazione” finale, è dovuta andare a un altro incontro. La sua, fa parte di una serie di accuse, tra cui quelle di Ashley Judd e Rose McGowan, emerse da un’inchiesta del New York Times in cui si diceva che per oltre 20 anni, Weinstein ha molestato sessualmente le donne di Hollywood.

Nell’occhio del ciclone, ci sono anche Matt Damon e Russel Crowe, definiti da Rose McGowan “smidollati e silenti approfittatori” dopo che si è saputo che le due star hollywoodiane avrebbero aiutato Weinstein a mettere a tacere un’accusa di molestie sessuali.

Sharon Waxman, giornalista e fondatrice di The Wrap, sostiene che nel 2004, periodo in cui collaborava con il New York Times, i due attori l’avrebbero chiamata per bloccare l’inchiesta.

E forse c’è una spiegazione: Winstein ha distribuito due tra i film più importanti di Damon, ossia Genio ribelle e Il talento di Mr. Ripley. Tra i film da lui co-prodotti, troviamo invece Master and Commander, in cui Russell Crowe era protagonista.

E Matt Damon, presto potrebbe essere costretto a commentare i decenni di molestie che il produttore ha inflitto al suo staff, a un numero imprecisato di attrici.

E dalle dichiarazioni della McGowan non si salva nemmeno Ben Affleck, amico di Damon, e che deve la sua carriera a Weinstein: in quanto a mutismo sulla storia li ritiene identici.

La Waxman, afferma che l’inchiesta fu educolrata, va ricordato che la Miramax era anche un grande inserzionista del New York Times, spogliata di qualsiasi riferimento alle molestie o alla coercizione e sepolta tra le pagine della Cultura.

To Top