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GB: fa ricerca a scuola e scopre che suo padre è un assassino

ROMA – Google può portare alla luce anche drammatiche verità: a 14 anni, Samantha cercando sul motore di ricerca il nome di un uomo per un progetto scolastico, attraverso una fotografia scoprì che era il suo genitore biologico e un assassino. Ora la ragazza ha 18 anni e rivela con coraggio la verità, ma all’epoca della sconvolgente scoperta pianse di dolore e rabbia, temendo di somigliare a suo padre. A rassicurarla c’era la madre:”Non sei e non sarai mai come lui, né interiormente né esteriormente”.

“Lui” è l’assassino di bambini Ian Huntley: 14 anni fa uccise Holly Wells e Jessica Chapman, di soli 10 anni, a Soham e il fatto scosse tutto la Gran Bretagna. Oggi, a 18 anni, dopo anni in cui è stata protetta dalla madre e dall’anonimato concesso dai tribunali, Samantha è determinata a dimostrare che è diversa dal padre biologico.

Huntley ha distrutto delle vite e lei, attraverso gli studi come paramedico, vuole salvarle ed è determinata a non provare imbarazzo o a vergognarsi: il padre biologico non ha nulla a che fare con lei. “Cerco di non pronunciare il suo nome per non ammettere la sua esistenza. Lo odio, non è mai stato mio padre. Ma sapere che è geneticamente collegato a me, mi fa star male”. Quando Huntley uccise le due bambine, Samantha aveva solo quattro anni. Holly e Jessica, il 4 agosto del 2002, erano insieme a un barbecue organizzato a casa di Holly ed entrambe indossavano le maglie della squadra di calcio del Manchester United.

A un certo punto si recarono a un vicino negozio di dolci e poi scomparvero nel nulla. Per 13 giorni, i genitori disperati pregarono e la polizia avviò una delle più grandi indagini mai fatte prima d’allora. Migliaia di persone cercarono ovunque le bambine e Soham si trasformò in una cupa cittadina ossessionata dalla ricerca. Huntley, nel frattempo, bidello nella scuola frequentata dalle bambine, e la partner Maxine Carr, insegnante di sostegno, rilascia interviste ai media sperando che le “due più intelligenti e belle bambine del mondo”, tornassero a casa sane e salve.

La Carr, esibiva anche un biglietto di fine anno scolastico, mandato dalle bambine, con tanti commenti amorevoli e baci. Huntley parlava con i media per un bieco motivo: aveva bisogno di conoscere i dettagli delle indagini della polizia. Le verità era che, mentre passavano sulla strada, aveva attirato le bambine nella casa in cui viveva con la Carr.

Non ha mai detto chiaramente ciò che è avvenuto quel giorno ma, nel giro di un’ora, Holly e Jessica erano morte. Nascose i corpi vicino al RAF Lakenheath nel Suffolk, a sei miglia di distanza, e poi tornò per bruciarli. In tribunale, affermò debolmente che aveva accidentalmente fatto cadere Holly in una vasca piena d’acqua mentre l’aiutava a fermare il sangue dal naso, ma sarebbe annegata. Quando Jessica iniziò a urlare, afferma che l’avrebbe “accidentalmente” strangolata per soffocare le sue grida.

Carr, che era stata a Grimsby tutta la notte, gli ha fornito un alibi affermando che era insieme a lui. Huntley era già stato accusato varie volte di stupro e aggressioni sessuali in tutto il paese, sempre ai danni di bambine di 11 anni. Ma non erano mai stato condannato: quando ha fatto domanda per lavorare nella scuola è stato dunque assunto. Nel 2003, nel processo, che lo vedeva imputato insieme alla Carr, Huntley è stato condannato a due ergastoli, con una pena minima di 40 anni.

La Carr, condannata a tre anni e mezzo per aver intralciato il corso della giustizia, è stata rilasciata a maggio del 2004, ha una nuova identità e ha avuto un figlio. Samantha, nel frattempo, ha avuto comunque un’infanzia felice. La madre, Katie Webber, aveva lasciato Huntley mentre era incinta dell’ormai diciottenne, dopo aver subito una serie di abusi abominevoli.

Nel momento più duro, ha incontrato un uomo premuroso, Martin Bryan, un amico d’infanzia che in seguito ha sposato e che Samantha chiama papà. Bryan, nel 2009, ha adottato Samantha ed è felice di avere tre sorelle, Chloe, Aimee e Lilly Mai, di cui si prende cura. A undici anni, la mamma le spiegò che Martin non era il suo vero padre, anche se le voleva bene come se lo fosse.

“Ricordo che mi disse che mio padre biologico era un uomo molto cattivo che aveva fatto del male a due bambine ma evitai di fare altre domande”. La verità venne a galla tre anni dopo e fu uno shock: a scuola stavano studiando i crimini più famigerati commessi a Grimsby e gli studenti avevano una lista di nomi per la ricerca sul computer in classe”.

Quando la ragazza ha letto Ian Huntley è rimasta indifferente, quel nome non le diceva nulla. “Ho inserito il nome su Google e iniziato a scorrere le immagini. ‘Ho inserito il suo nome in Google e ha iniziato a scorrere le immagini che lo ritraevano, tra cui titoli che lo definivano “l’assassino di bambini dal cuore di pietra”.

“All’improvviso ho visto una mia fotografia, anche se sui visi c’era l’effetto pixel, si capiva che uno era quello di mia madre e la bambina accanto a lei, ero io a circa dieci anni”. “Lo shock fu enorme, mi ponevo tantissime domande, non volevo essere associata a un killer. Avevo ereditato qualcosa da questo mostro? Aveva ucciso due bambine”.

Nonostante l’aspetto delicato, Samantha è oggi una ragazza molto determinata e afferma che anche in caso di un’improbabile scarcerazione, non vorrebbe mai riconoscere o incontrare Huntley. La madre le ha fatto leggere il contenuto di una scatola segreta, nascosta sotto il letto, in cui attraverso ritagli c’era tutta la drammatica verità. “Riga dopo riga, mi sono resa conto dell’orrore che aveva vissuto mia madre, fino a quando ha finalmente trovato la forza di lasciarlo. L’aveva picchiata, violentata, buttata giù dalle scale quando era incinta. La verità è che stava tentando di farla abortire, voleva uccidermi”.

Katie a 15 anni conobbe Huntley che ne aveva 24, era una ragazza giovane e facilmente malleabile e la convinse ad andare a vivere con lui. I genitori disperati denunciarono il fatto alla polizia di Humberside. L’uomo, agli agenti raccontò un sacco di bugie, affermò che tra lui e la ragazza c’era un rapporto platonico e che non andava d’accordo con i suoi genitori. Ma nei mesi che seguirono, Katie si trovò sempre più isolata e fu sottoposta, anche nei primi mesi di gravidanza, a ripetute umiliazioni, pestaggi e stupri. Samantha è nata tre mesi prima del previsto, con un buco nel cuore e ha rischiato di morire due volte; solo di recente sono stati sospesi i controlli annuali ma incolpa Huntley per il suo stato di salute.

Ritiene, infatti, che la sua patologia è stata provocata dall’ultima aggressione selvaggia a Katie quando era incinta di tre mesi. Dopo averla stuprata, presa a pugni sullo stomaco, la fece rotolare sulle scale e la salutò prendendola in giro, con un:”Ci vediamo domani, tesoro”. Un evento talmente umiliante che la costrinse a liberarsi dell’uomo per il bene del bambino che aveva in grembo.


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