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Cellulari, per intercettarli ecco Imsi Catcher, spy-story Italia Albania rivela che…

ROMA – Un impianto per intercettare i cellulari è al centro di uno scandalo esploso in Albania, facendo saltare il capo della polizia albanese, che ha portato alla attenzione in Italia il sistema di intercettazioni noto come Imsi Catcher (Catturatore di  International Mobile Subscriber Identity). L’impianto consente di intercettare liberamente tutte le conversazioni telefoniche con i cellulari, piazzando una antenna in mezzo ai tanti ripetitori, senza che nessuno se ne accorga; è usato dalle polizie di tutto il mondo e per questo sottoposto a controlli e restrizioni. Le notizie dalla Albania hanno creato un certo imbarazzo in Italia.

Albania, spy-story: intercettazioni con “macchina” italiana. Il direttore generale della polizia albanese Haki Chako è stato sospeso ieri dall’incarico su ordine di una corte di Tirana, mentre il direttore delle Unità operazionali Artion Duka ed un suo dipendente, Entiol Xhelilaj sono agli arresti domiciliari. I provvedimenti nei loro confronti sono stati emessi a seguito di un’inchiesta avviata dalla procura su un apparecchiatura giunta in Albania grazie alla missione italiana Interforze e all’Ufficio di collegamento nella capitale albanese ai fini di addestramento degli agenti locali.

Secondo la procura, l’attrezzatura, un Imsi Catcher, sarebbe stata fatta entrare senza essere dichiarata alle autorità doganali e senza previa autorizzazione del Procuratore della Repubblica. Chako viene accusato di “abuso d’ufficio”, mentre la situazione degli altri due ufficiali, in particolare di Xhelilaj, sembra essere più complicata.

I due vengono accusati, oltre che di “abuso d’ufficio”, anche di “intralcio alla giustizia”. Xhelilaj, secondo la Procura, risulterebbe essere andato via dalla direzione delle Unità operazionali, a bordo dell’auto dove era stata istallata l’apparecchiatura proprio mentre gli inquirenti si recavano lì per il suo sequestro.

Sulla vicenda l’ex capo della Polizia italiana Alessandro Pansa aveva inviato una lettera al Procuratore Capo dell’Albania nella quale sottolineava che “l’assetto addestrativo dell’ apparecchiatura risultava configurato in modalità tale da non essere in grado di svolgere alcun attività di intercettazione, né di traffico locale, né di messaggi di testo. Tale configurazione non é modificabile dall’operatore, e non consente neppure l’intercettazione di traffico dati”.

Ma secondo la procura albanese l’Imsi Catcher permetterebbe di “intercettare” il traffico cellulare monitorando i movimenti degli utenti, identificando l’Imei. Gli inquirenti albanesi sospettano che l’apparecchiatura possa essere stata utilizzata in modo illecito. Pansa nella sua lettera spiegava anche: “l’assetto addestrativo è sempre rimasto nella disponibilità degli operatori italiani e custodito, quando non impiegato per l’attività addestrativa e di formazione, presso l’Ufficio di collegamento italiano in Albania ubicato all’interno dell’Ambasciata d’Italia a Tirana”.

Ma dall’inchiesta risulterebbe che “l’apparecchiatura è rimasta quasi tutto il tempo negli ambienti della polizia albanese” ed “almeno due volte l’auto in cui si trovava è stata guidata dall’agente albanese Xhelilaj”.