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Medjugorje, chi sono i pellegrini: donne, pensionati, istruiti

ROMA – Medjugorje, chi sono i pellegrini: donne, pensionati, istruiti. Non è una persona poco istruita, di basso reddito, incline a una religiosità bigotta o per contro new age: il profilo del pellegrino che affronta il viaggio devozionale fino a Medjugorje in Bosnia-Erzegovina per pregare la Madonna dei  miracoli e delle apparizioni smonta parecchi pregiudizi.

Il sociologo dell’Università Cattolica di Milano Luca Pesenti ha prodotto uno studio basato sulle interviste a un campione di 1049 intervistati nel 2015: pellegrini organizzati da Rusconi Viaggi concentrati nel nord-ovest (soprattutto Lombardia, 77% e Piemonte, 13%).

I risultati – ne riferisce Andrea Tornielli su La Stampa – offrono un identikit che approssima una verità diversa dal luogo comune: in maggioranza donne (68,8%) quasi la metà pensionati, in gran parte residenti in provincia (12% dei lombardi è di Milano, 11% dei piemontesi di Torino).

L’età media è elevata: solo il 28% è sotto i 50 anni, un terzo supera i 65. I pensionati sono il 44%, il restante 46% (scremato dei preti, dei disoccupati, studenti e casalinghe) è occupato in ruoli e professioni di medio-alto rango. 4 su 10 sono dirigenti, imprenditori, liberi professionisti, docenti universitari. Una porzione simile è rappresentato invece da insegnanti, piccoli professionisti, impiegati e artigiani.

Pochi separati o divorziati, ancor meno i conviventi: in genere sono cattolici praticanti che vanno a messa ogni domenica con una frequenza doppia rispetto alla media italiana. La metà degli intervistati è al secondo pellegrinaggio e dichiara che qualcosa in lui è cambiato (nel 14,5% dei casi il cambiamento è radicale), uno su tre è un habituée. Ultima domanda, quanto ci credono i pellegrini alle apparizioni della Vergine a Medjugorje?

Da prima a dopo il viaggio cambia il giudizio sulle apparizioni: la sicurezza moderata dell’inizio, segnalata dal 70%, supera l’85% al termine del viaggio, con una certezza «assoluta» raggiunta dal 59% (rispetto al 41% dichiarato alla partenza). «Si tratta – commenta Pesenti – di un effetto di spostamento molto rilevante, che conseguentemente abbatte l’area del dubbio e dello scetticismo sotto il 9% rispetto al 22% di partenza». Solo il 5% degli intervistati è tornato a casa con un giudizio deludente. (Andrea Tornielli, La Stampa)