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Acqui Terme, Diocesi con resort di lusso e conti disastrati. Il caso in Vaticano

ROMA – Prima si chiamava Casa Emmaus e avrebbe dovuto accogliere sacerdoti e seminaristi in riposo. Poi l’hanno trasformata in un residence di lusso, con piscina, golf e 12 appartamenti-vacanze: Villa Primavera, oggi ribattezzata Resort Malesia. Si trova ad Acqui Terme ed è di proprietà della Diocesi. Qui, giovedì scorso, sono arrivate Le Iene per “indagare” sul pasticciaccio finito anche in Procura ad Alessandria. Sul caso era stato aperto un fascicolo di indagine in cui si ipotizzavano i reati di truffa e appropriazione indebita. Ma poco dopo il vescovo, Piergiorgio Micchiardi, aveva ritirato la querela, facendo cadere il procedimento.

Venerdì il vescovo è stato ricevuto da Papa Francesco. Non è detto che l’incontro fosse legato alla vicenda, dal momento che la richiesta di udienza risale a mesi fa. Ma è abbastanza probabile che il vescovo e il Santo Padre abbiano parlato dei conti disastrati della Diocesi. Tutto ha origine da un piano di risanamento di monsignor Micchiardi per saldare i debiti, verificare gli investimenti e dare nuove risorse alle parrocchie, che non è mai partito. A fermare il progetto è stata una lettera, firmata da 38 parroci di Liguria e Piemonte, inviata a metà dicembre 2015 anche al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale Italiana, dove si spiega che la diocesi, che si estende da Alessandria a Savona, da Genova ad Asti, è gravata da un debito di svariati milioni di euro a causa di operazioni immobiliari decise in riunioni con clima non sereno e a volte intimidatorio. Una situazione divenuta ormai insostenibile, avendo la Diocesi quasi esaurito i proventi dell’8 per mille, unica fonte di reddito in gran parte utilizzato per coprire i debiti. Di qui la richiesta di un intervento esterno.

Dopo la lettera dei parroci a marzo arrivava ad Acqui l’arcivescovo di Gorizia, Carlo Radaelli, in qualità di visitatore apostolico, una specie di ispettore della Santa Sede, che doveva indagare anche sulla vicenda dell’ex Villa Paradiso, ribattezzata Villa Malesia. Il resort è di proprietà del Seminario ma è gestito da Renato Bonora nonostante la volontà del vescovo di riaverlo indietro. Di qui le indagini della Procura per truffa e appropriazione indebita. Salvo poi appropriazione indebita, ma poco dopo lo stesso vescovo di Acqui aveva ritirato la querela facendo cadere il procedimento.

Come riporta il quotidiano La Stampa

Una lettera inviata a metà dicembre da una quarantina dei 93 parroci al presidente della Cei, Angelo Bagnasco, al nunzio Adriano Bernardini e all’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, parlava di una «Diocesi ormai gravata da un debito di svariati milioni a causa di operazioni immobiliari realizzate in questi anni (fra le altre la ristrutturazione del Ricre, appaltata al gruppo Gavio e costata 6,4 milioni; ndr) decise in riunioni con clima non sereno e a volte intimidatorio, senza che sia stato tenuto conto dei pareri negativi manifestati da numerosissimi sacerdoti e da molti laici impegnati nelle attività ecclesiali. Tale situazione non è più economicamente sostenibile». Parlavano poi di un vescovo che avoca «a sè la gestione diretta» di una serie di enti e che «da ultimo nomina nuovo presidente del cda dell’Istituto per il sostentamento del clero (l’«ufficiale pagatore» del parroci; ndr) un laico esterno alla Diocesi sconosciuto ai più e legato a un noto istituto bancario con il quale il vescovo sta trattando l’ennesimo mutuo». In realtà quest’ultima era tra le scelte fatte da monsignor Micchiardi per un taglio al passato, durate per altro da Santo Stefano a Capodanno e non per modo di dire.

Questo scontro sui conti, a cui non pare estraneo l’arrivo a marzo dell’arcivescovo di Gorizia, Carlo Radaelli, come visitatore apostolico (insomma un commissario inviato da Roma per valutare e riferire) e anche l’udienza di venerdì in Vaticano, è oggetto dell’inchiesta che la trasmissione «Le Iene» sta conducendo. Giovedì hanno intervistato fra gli altri oltre a Micchiardi, l’ex economo don Giacomo Rovera, don Claudio Barletta, uno dei firmatari della lettera, e un affermato notaio cittadino. Non poteva mancare Renato Bonora, al centro del caso di Villa Paradiso, ribattezzata Villa Malesia. L’ex casa religiosa di Varazze ora resort, proprietà del Seminario – di cui La Stampa si è occupata in più occasioni – continua la sua attività nonostante la volontà del vescovo di riaverla indietro. A gennaio scorso la procura di Alessandria, cui quella di Savona aveva inviato gli atti per competenza, aveva aperto un fascicolo per reati quali truffa e appropriazione indebita (180 mila euro di versamenti usciti dal Seminario), accogliendo l’opposizione, fatta dall’allora avvocato della Diocesi, Claudio Simonelli, a una richiesta d’archiviazione. Ma poco dopo lo stesso Micchiardi aveva ritirato la querela facendo cadere il procedimento.

«Questo, ma anche molto altro – assicurano dalla redazione de Le Iene – attestato da documenti quantomeno sconcertanti di cui siamo venuti in pos, rientra nella nostra inchiesta giornalistica che punta l’attenzione su come, fra l’altro, soldi dei cittadini ottenuti attraverso l’8 per mille siano gestiti in assenza di trasparenza e con fini più personali che di bene comune». Lavoro complesso che potrà, dicono loro, andare in onda solo tra qualche tempo, certo non stasera e probabilmente neanche martedì. Nel frattempo può darsi che si aggiungano altri capitoli a questa intricata vicenda.