Blitz quotidiano
powered by aruba

Pestato a sangue a 17 anni per una ragazza: non toccare la donna di un pregiudicato in carcere

ROMA – Afragola (Na). Pestato a sangue: usciva con la ex di un pregiudicato in carcere. Cinque giovani, tre dei quali ancora minorenni, sono stati identificati ed arrestati dalla Polizia dopo un feroce pestaggio ai danni di un 17 enne di Casoria (Napoli), Davide S., avvenuto la sera tardi del 3 novembre ad Afragola. Il branco ha agito sotto la guida di un pregiudicato, Tommaso Castaldo di 23 anni agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Afragola (Napoli) per detenzione di armi.

Il pestaggio era stato deciso dal pregiudicato per “punire” il 17enne della frequentazione con la sua ex fidanzata circa un anno fa, mentre lui era in carcere. Il ragazzo è stato attirato in trappola da alcuni conoscenti di età tra i 16 ed 23 anni, che gli hanno dato appuntamento sotto l’ abitazione di Tommaso Castaldo. Qui lo hanno aggredito a pugni e calci fino a fargli perdere coscienza. Pensando che fosse morto, il pregiudicato ha ordinato ai complici di disfarsi del corpo.

A.S., 21 anni, L.D.O., 17, ed S.S.,16 , tutti di Casoria, hanno caricato il ragazzo sulla “600” di A.S. e lo hanno abbandonato nelle campagne di Afragola. Più tardi, A.S. è ritornato sul posto e, vedendo che respirava ancora, lo ha trasportato all’ospedale “San Giovanni di Bosco” di Napoli, ingiungendogli di non fare parola del pestaggio subito. Il ragazzo ha riportato gravi ferite, anche se non è in pericolo di vita. La Polizia ha avviato le indagini ed ha sequestrato al pregiudicato 23 enne il telefono cellulare. In un messaggio vocale “WhatsApp”, inviato a L.D.O, erano contenuti tutti i dettagli dell’imboscata. Sul Mattino di Napoli Marco Di Caterino ha raccolto il drammatico racconto del pestaggio dalla bocca della stessa vittima.

Come è iniziata questa brutta vicenda ?
«Da quando ho conosciuto Marianna. Era stata la ragazza di Tommaso Castaldo, ma quando lui è stato arrestato per droga un anno fa, lei lo ha lasciato. Siamo usciti insieme qualche volta, in comitiva, frequentata da tutti quelli che mi hanno massacrato di botte. L’altra sera mi ha telefonato Luigi, uno di loro, e mi ha detto che questo Tommaso mi voleva parlare. Voleva delle spiegazioni. Ho risposto che per me andava bene, e abbiamo fissato un appuntamento per le 11 di sera, poi anticipato alle dieci e mezza sotto casa di questo Tommaso. Ho risposto a Luigi che non sapevo dove fosse, e lui mi ha detto: “Vengo io casa tua e ti accompagno”. E cosi è stato. Luigi mi ha citofonato e sono sceso. Ho notato una certa freddezza nel suo comportamento, ma non gli ho dato peso. E salito dietro il mio scooter e mi ha guidato fino ad Afragola, dove mi ha consigliato di non lasciare il motorino davanti casa di Tommaso, ma di posteggiarlo in un vicoletto senza uscite».

[…] Avevi paura?
«Ho pensato, Dio mio, ma questi mi uccidono. Tutti mi colpivano, anche quelli con i quali uscivo la sera. Facevano a turno a tirarmi i calci in faccia. E ridevano. Gridavo dal dolore, ma loro ridevano più forte. Credo di essere svenuto la prima volta. Mi sono ripreso per un dolore fortissimo. Un calcio alla bocca dello stomaco. Poi qualcuno mi ha afferrato per i capelli, dalla parte della nuca, è mi ha sbattuto con violenza la faccia contro un muretto basso di cemento. Una, due, tre, chissà quante volte. Non lo so. Perché ho perso di nuovo di sensi». (Marco Di Caterino, Il Mattino)