Cronaca Italia

Alatri, l’autopsia sul corpo di Emanuele: “Ucciso da un colpo alla testa con manganello o chiave di ferro”

Emanuele Morganti

Emanuele Morganti

ROMA – A uccidere Emanuele Morganti è stato un colpo violentissimo alla testa. Un colpo sferrato con un manganello o con una chiave di ferro, di quelle utilizzate per togliere i bulloni alle ruote delle auto.

Per la morte del ventenne massacrato di botte fuori da un locale di Alatri e deceduto dopo due giorni di agonia, la Procura di Roma ha ordinato il fermo di due fratellastri di 27 e 20 anni: Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. L’interrogatorio è stato fissato per domani.

L’esame sulla salma del ventenne di Alatri, in provincia di Frosinone, massacrato fuori da un circolo Arci del posto sabato scorso, si è conclusa in serata. “Abbiamo compiuto un esame particolarmente accurato. Il quadro è politraumatico, con lesioni diverse tra loro, che abbiamo studiato tutte a fondo”, ha assicurato il prof. Saverio Potenza, dell’università di Tor Vergata, a cui la Procura di Frosinone ha affidato la consulenza medico-legale, affiancato dalla tossicologa Maria Chiara David.

Tanti, tantissimi colpi, decine, che hanno sfigurato il povero Emanuele Morganti durante i 15 minuti di pestaggio nella piazza centrale di Alatri. Colpi sferrati con violenza tanto da provocare lesioni ed ecchimosi soprattutto in testa, dove sarebbe stato inferto il colpo mortale, aggravato dalla caduta del ragazzo contro un’auto parcheggiata. Il colpo di grazia sarebbe stato sferrato con un manganello o con un chiave di ferro.

E il cerchio si restringe alla chiave in ferro di quelle utilizzate per togliere i bulloni alle ruote delle auto, che impugnava Paolo Palmisani, e al manganello, trovato poi nell’auto del buttafuori Damiano Bruni, quest’ultimo indagato a piede libero. Un manganello su cui vi era una scritta inquietante: “Boia chi molla”.

La maggior parte delle lesioni il ventenne le ha subite alla testa e, da parte del prof. Potenza, nessun dubbio che una di quelle sia stata quella fatale al ventenne. Prodotta appunto all’apparenza con un mezzo “non naturale”. Il consulente non si sbilancia però sul particolare se si tratti della chiave in ferro o del manganello. “Ho un’idea, ma sono tenuto alla riservatezza e devo comunque compiere altri accertamenti”.

Le indagini sull’omicidio intanto vanno avanti e si concentrano sui buttafuori del locale. Indagati infatti con l’accusa di rissa, oltre ai due fermati anche per omicidio, Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, il papà di Mario, Franco Castagnacci e tutti i quattro addetti alla vigilanza del circolo “Mirò” intervenuti quella maledetta sera: Michael Ciotoli, 26 anni, Damiano Bruni, 26 anni, Manuel Capoccetta, 28 anni, tutti di Ceccano, e l’albanese Pietri Xhemal, 32 anni, residente a Ferentino.

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