Blitz quotidiano
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Alexander Boettcher marchiò a fuoco Martina Levato

ROMA – Scoperto un altro agghiacciante dettaglio su Alexander Boettcher e Martina Levato, la coppia dell’acido. Infatti come ha rivelato in aula il perito incaricato dal tribunale di estrapolare il contenuto del cellulare del ragazzo, Alex marchiava a fuoco Martina Levato come ”il padrone fa con il bestiame”.

Tra i documenti trovati nello smartphone, vi sono alcune chat in cui Boettcher parla di marchiatura sul corpo di Martina Levato, insieme a diverse foto dalle quali risultano ”marchiature su Martina anche nelle parti intime”, come ha dichiarato il perito Mauro Epifani. In questo caso è stato possibile accedere ai contenuti dello smartphone di Boettcher pur non disponendo del codice Pin, che il giovane non ha voluto rivelare agli inquirenti, né del supporto del colosso di Cupertino. La differenza, ha spiegato Epifani, sta nel sistema operativo dell’iPhone 5 di Boettcher.

”Non serve l’intervento di Apple per questo tipo di attività – ha detto Epifani -. Per quello specifico modello di telefono e quella specifica versione del sistema operativo esistono software che permettono di bypassare questa protezione e quindi estrarre tutto il contenuto, ivi comprese le mail. Il problema è diverso rispetto a quello di cui si parla tra Apple ed Fbi, la differenza sta nella versione del sistema operativo: il telefono sequestrato e che noi abbiamo analizzato ha il sistema operativo iOS 8, quindi la penultima versione, quello oggetto dell’acquisizione richiesta dall’Fbi ha iOS 9. Su iOS 8 le tecniche di analisi forense hanno già trovato un modo per bypassare il sistema di protezione Apple, su iOS 9 no. Non so dire se domani qualcuno ci riuscirà senza bisogno del supporto di Apple”.

Ad aggirare il blocco Apple, a quanto si apprende, sarebbero stati i tecnici di una società israeliana, ma le procedure, comunque, non sono esenti da rischi sull’integrità del telefono analizzato.

”L’estrazione delle mail – ha aggiunto Epifani – è possibile, richiede un’operazione invasiva sul dispositivo, che rischia di compromettere l’integrità del telefono e dei dati in esso contenuti. Poiché si tratta di un reperto posto sotto sequestro, seppur fossimo in contraddittorio, quindi con la presenza di tutte le parti, in questa prima fase abbiamo preferito non farlo, anche perché nessuno ha manifestato la diretta esigenza di estrarre la mail, né la difesa né la parte civile. Come ho detto al giudice, è una operazione che tecnicamente si può provare, con dei rischi, però avendo già fatto una prima estrazione ora possiamo dire di aver congelato i dati e di aver estratto una parte. Se riterranno di volerlo fare proveremo a farlo”.