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Avvocato presenta ricorso in ritardo: dovrà risarcire 180mila€ al cliente

TORINO – Si era rivolto all’avvocato per opporsi al licenziamento. Ma quello ha presentato il ricorso in ritardo, facendogli perdere la causa. Per questo il legale dovrà ora risarcire il cliente con 180 mila euro. Il tribunale civile lo ha condannato per “responsabilità professionale”. E’ solo un verdetto di primo grado, l’avvocato potrà sempre ricorrere in appello, ma la sentenza è immediatamente esecutiva.

La singolare vicenda ha inizio nel 2002 quando Giampiero Buscaglia, 46 anni, impiegato civile alla Polstrada di Alessandria, viene licenziato. Da tempo lamentava soprusi e discriminazioni sul lavoro: due anni prima aveva citato in giudizio il Ministero dell’Interno per mobbing. Alla fine fu mandato a casa per “motivi disciplinari”.

Buscaglia si affidò ad un avvocato torinese, ma gli impedì di presentare ricorso fin da subito, sostenendo di voler risolvere politicamente la vertenza, ovviamente fallendo nel suo intento. Come riporta Emma Camagna sul quotidiano la Stampa:

“È lo Stato che mi deve chiedere scusa” aveva fatto presente l’impiegato, più volte al centro di proteste anche clamorose che nel 2005, tanto per fare un esempio, lo portarono a dire: “In polizia c’è la mafia, ma se la prendono con me, da anni vengo offeso dall’autorità statale che prima di licenziarmi mi ha emarginato in tutti i modi, relegandomi a fare inutili lavoretti”. Aveva affrontato pure alcuni processi per vari reati (i più poi coperti da indulto) uno per rifiuto d’atti d’ufficio.

Addetto alle notifiche dei verbali di contravvenzioni stradali, che è un pubblico servizio, ne stampò 270 e invece di inviarle ai singoli destinatari le recapitò a sindaco, procuratore della Repubblica, prefettura, questura, giudice penale corredando gli atti con un talloncino adesivo con su s era scritto “questa settimana questo lavoro fatelo fare alla Digos e ai suoi amici giudici”.

Si è arrivati così al 2006, quando Buscaglia si decide a procedere per vie legali. Il termine della prescrizione, che è di 5 anni, è alle porte: ha tempo fino a maggio 2007, ma in uno strano valzer di rimandi e correzioni, l’avvocato finisce col confondersi sulle date e deposita il ricorso 3 mesi dopo il tempo limite. Il Tribunale di Alessandria non li riconosce, ma Corte d’Appello e Cassazione sì e dunque il licenziamento è convalidato. Buscaglia procede allora contro il suo stesso legale per chiedere in sede civile un risarcimento danni.

E il Tribunale di Torino gli ha dato ragione. La Stampa riporta le motivazioni del giudice Simonetta Rossi:

È ben vero che l’alessandrino (da tempo vive altrove) ce la mise tutta per ostacolare l’avvocato impegnato nel ricorso: un giorno apponeva correzioni e proponeva modifiche e aggiunte, approvava il testo ma chiedeva di non depositarlo per problemi familiari “che gli impedivano di seguire il processo con la dovuta serenità”. Un altro giorno gli chiese l’inclusione di un proprio memoriale. “Più volte mi impedì di depositare il ricorso pur essendo stato informato che il termine si sarebbe prescritto in cinque anni” ha comunicato il professionista al tribunale civile.

Buscaglia dal canto suo non ha esitato ad ammettere “di essere un tira tardi” ma, scrive il giudice in sentenza che, sebbene il cliente si sia comportato in modo da differire il deposito del ricorso, il professionista cui si era affidato non doveva lasciar trascorrere i termini di legge.