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Cassazione: no sanzioni a chi non vuole lavorare la domenica

ROMA – Chi non vuole lavorare di domenica non può essere soggetto a sanzioni disciplinari da parte del proprio datore di lavoro. Se di mezzo c’è la religione. Lo ha stabilito la Cassazione che ha respinto un ricorso di Poste Italiane contro Luigi L. dipendente sessantenne di fede cattolica che si era detto contrario ai turni domenicali per ovvie ragioni di culto. 

Il datore di lavoro, osserva la Suprema Corte, in base al diritto alla libertà di impresa, può organizzare turni di lavoro domenicali ma se ci sono resistenze da parte dei dipendenti che per motivi di culto intendono offrire la loro prestazione in altra data, è opportuno che non siano inflitte sanzioni disciplinari fino a quando non si trovano delle intese sindacali.

Tutto ha origine nel lontano 1999 quando Poste, in via sperimentale, ha introdotto il turno domenicale nel Centro meccanizzato di Peschiera Borromeo, poi esteso anche ad altri reparti senza raggiungere un accordo sindacale. La situazione – riporta la sentenza – aveva generato proteste da parte dei lavoratori cattolici che intendevano la domenica “come momento religioso e di pratica di fede”. Alcuni sindacati avevano contestato l’imposizione del turno domenicale e così Luigi L., che nel 2004 aveva dato relativa comunicazione al proprio datore. Per due domeniche si era assentato dal lavoro dando disponibilità a recuperare. E per questo motivo Poste lo aveva multato con la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per un giorno.

Luigi L. obiettò che, al massimo, tenuto conto della “peculiarità della vicenda”, poteva essere rimproverato o ammonito in forma scritta. Sia in primo grado che in appello, i giudici gli hanno dato ragione ritenendo “sproporzionate” le sanzioni per la condotta “equivoca” tenuta dalle Poste che aveva indotto i dipendenti a ritenere che ci sarebbe stata “tolleranza”.

Inoltre è stata positivamente valutata la disponibilità del dipendente a lavorare nei giorni successivi, una condotta che “seppur priva di valore scriminante, esprime un atteggiamento collaborativo per compensare l’assenza”. Infine, i giudici hanno dato atto del fatto che “esisteva una iniziativa sindacale in corso e una richiesta individuale di non assegnazione a turni domenicali per motivi di religiosi (esercizio del diritto di culto), circostanze di cui Poste Italiane era a piena conoscenza e che portarono nel periodo immediatamente successivo alla soppressione del turno domenicale”.

Ad avviso della Cassazione, gli “indici valorizzati” dai giudici di merito sono “conformi ai valori dell’ordinamento, esistenti nella realtà sociale”. Pertanto la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Milano il 17 settembre 2010 non merita obiezioni.