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Catania, bimbo sbranato dai cani. La madre: “L’ho difeso, me l’hanno portato via”

CATANIA – “Avevo il bambino in mano quando uno dei cani, l’unico libero in giardino, all’improvviso, senza motivo, ha aggredito il piccolo cercando di portarmelo via. L’ho difeso, ho combattuto, ma mi ha trascinata sul giardino. Poi sono riuscita a chiudere il cane e sono fuggita fuori casa urlando, chiedendo aiuto con mio figlio tra le braccia, ma è stato tutto inutile”: con queste parole la madre del bambino di un anno e mezzo morto martedì 16 agosto ha ricostruito l’aggressione fatale dei due cani di famiglia, due dogo argentini di tre e otto anni.

 

La donna, 34 anni, è indagata per omicidio colposo dalla Procura di Catania, che precisa che si tratta di un “atto dovuto” necessario per eseguire l’autopsia. Martedì sera la donna, sotto choc e rimasta ferita ad un braccio nel tentativo di salvare il figlioletto, si era avvalsa della facoltà di non rispondere alle domande dei carabinieri e del pubblico ministero.

In sua difesa è intervenuto anche il marito, un operaio di 32 anni che durante l’aggressione nel giardino della sua villetta a Mascalucia (Catania) si trovava al lavoro. “Ha fatto il possibile, non ha mai lasciato solo nostro figlio. Lo ha difeso dall’attacco improvviso di uno dei due cani, che ha trascinato per terra anche lei, lasciandole delle ferite da trascinamento sul corpo. Non ha alcuna colpa. E’ distrutta e piange, non riesce a dire altro, ma non sopporta di passare per una madre disattenta”.

“La vicina di casa, ha detto l’uomo, urla dopo avere visto mia moglie con il figlio in braccio, e non prima. Noi siamo certi di questo: lei non ha lasciato mai per un secondo nostro figlio”. Sul motivo dell’attacco del cane l’uomo non riesce a fornire una spiegazione: “Erano da tempo con noi, uno era chiuso nel recinto, non hanno mai dato segnali di aggressività”.

Intanto i due cani sono stati portati in un canile privato convenzionato con il Comune, come disposto dal vicesindaco Fabio Cantarella in raccordo con l’Asp di Catania e la Procura. “Resteranno lì 10 giorni per un controllo, ha spiegato spiega Carmelo Macrì, direttore del servizio veterinario dell’Asp di Catania. Bisogna fare delle verifiche per stabilire se hanno la rabbia e possono trasmetterla. Essendo sotto sequestro giudiziario il loro futuro sarà stabilito dal magistrato”.

Tre le ipotesi: “La prima è l‘abbattimento, spiega Macrì. La seconda quella di essere affidati a un centro di riabilitazione, già abbiamo avuto diverse richieste da parte di associazioni animaliste per avere affidati i cani per il recupero. Per l’ultimo potrebbe essere deciso di mantenerli in vita in un centro. Tutto questo dipenderà da come reagiranno gli animali”.

 

 


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