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Crollo Lungotevere, durante lavori sono stati spostati muri

ROMA – Crollo palazzo Lungotevere, i muri sono stati spostati. “Abbiamo abbattuto i tramezzi, ma assolutamente nessun muro. E poi tutto è stato autorizzato”. Parla così il direttore dei lavori dell’appartamento al quinto piano del palazzo sul Lungotevere Flaminio parzialmente crollato venerdì scorso. Parla e mostra a Alessia Marani de Il Messaggero i documenti che mostrano come quei lavori fossero stati illustrati e autorizzati all’autorità competente.

Quello che resta da appurare dalla magistratura (oggi 26 gennaio arriveranno con tutta probabilità le prime iscrizioni nel registro degli indagati) è se quei lavori, per quanto autorizzati, possano aver avuto un ruolo nel cedimento del palazzo. Perché i tramezzi, di norma, si possono spostare se il palazzo è in buone condizioni. Ma non è così nel caso dell’edificio sul Lungotevere: un palazzo di 80 anni già sovraccaricato per altre modifiche. Spiega Marani sul Messaggero:

«Abbiamo abbattuto i tramezzi per fare un open space, com’era fedelmente riportato nei progetti, ma assolutamente non abbiamo buttato giù alcun muro portante». Il direttore dei lavori della ditta di Roma incaricata della ristrutturazione dell’appartamento al quinto piano di proprietà del geologo e petroliere Giuseppe Rigo de Righi devastato dal crollo al Flaminio, piantine alla mano, spiega agli investigatori (la Procura ha aperto un fascicolo per disastro colposo, per ora contro ignoti) che tipo di interventi stava apportando. La Cila, comunicazione di inizio lavori autenticata era stata regolarmente presentata il 14 gennaio e i lavori iniziati un paio di giorni più tardi. E tutte le operazioni erano state fatte alla luce del sole, «in assoluta trasparenza».

Insomma, dal punto di vista legale sembra tutto in ordine. Ma da qui a sostenere che i lavori non abbiano nulla a che fare con il crollo ancora ce ne corre. Spiega sempre Marani:

Anche se, stando alle ipotesi finora formulate da chi indaga, l’abbattimento di tramezzi che è assolutamente lecito in un corpo sano, potrebbe avere provocato conseguenze in un palazzo di 80 anni gravato da pesi fuori misura. Ovvero dalla giungla di vasi e arbusti creata nella terrazza al sesto piano dall’anziano architetto e progettista di parchi, Lidia Soprani. Che nello stabile non ci ha mai abitato trasformando l’attico fronte Tevere in una specie di deposito. «Un posto infestato dai topi e in cui era stata gettata persino terra, con le piante che avevano messo radici nel pavimento», raccontano i condomini che avevano denunciato la pericolosa situazione in una serie di esposti.

FOTO LAPRESSE.

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FOTO ANSA.

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