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Giovanni Brusca: “Sono cambiato”. Ecco come vive in carcere

Giovanni Brusca a Oggi: "Sono cambiato, sono una persona diversa. Non sono più il crudele uomo di mafia di vent'anni fa". E in cella fa il 41 bis volontario.

PALERMO – Giovanni Brusca nel 2016: “Sono cambiato, sono una persona diversa. Non sono più il crudele uomo di mafia di vent’anni fa”. Lo dice tramite i suoi legali il boss mafioso arrestato nel 1996 e poi pentito, ritenuto responsabile di 150 delitti tra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo (sciolto nell’acido). Brusca ha chiesto di dire la sua al settimanale Oggi, in edicola da mercoledì 27 gennaio dopo che il giornale, nelle settimane scorse, ha dato la notizia che il boss gode di cinque giorni al mese di libertà e ha dato poi conto di parecchie reazioni indignate.

Attraverso i suoi legali Brusca fa sapere che la condanna che sta espiando è in gran parte frutto delle sue dichiarazioni auto-accusatorie, che in carcere ha studiato e che attraverso i libri e le letture è anche maturato. E anche che disprezza il suo passato. Stando ai suoi avvocati, dice Oggi, Giovanni Brusca prega nella solitudine della sua cella dove per sua scelta ha deciso di vivere in una sorta di 41 bis volontario, rinunciando ad avere contatti con chi ha vissuto il suo passato. E potrebbe usufruire della detenzione domiciliare.

Nelle scorse settimane aveva fatto discutere la presunta scarcerazione (momentanea) di Brusca che avrebbe passato le feste di Natale fuori dal carcere.

Scriveva Repubblica: L’ex boss Giovanni Brusca ha trascorso le festivita’ di fine anno in permesso premio, fuori dal carcere romano di Rebibbia, per farvi rientro oggi e partecipare in videoconferenza all’udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia, in cui e’ imputato ma anche testimone e principale caposaldo dell’accusa. Il collaboratore di giustizia, reo confesso di centinaia di omicidi, tra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, avvenuto venti anni fa, aveva goduto di permessi regolari fino al settembre 2010, ma un’inchiesta della Procura di Palermo aveva portato alla sospensione del “trattamento premiale” in suo favore. Secondo quanto scoperto dai carabinieri, infatti, l’ex capo del mandamento di San Giuseppe Jato (Palermo), gia’ fedelissimo di Toto’ Riina, avrebbe approfittato dei periodi trascorsi fuori dal carcere per curare affari personali, per gestire alcuni beni attraverso una rete di prestanome e per cercare di farsi restituire un appartamento di sua proprieta’, ma la cui titolarita’ formale era di terze persone. Il processo scaturito da questa vicenda si e’ pero’ concluso con l’assoluzione – oggi definitiva – di Brusca dall’accusa, derubricata da estorsione in tentativo di violenza privata. La fittizia intestazione di beni era stata invece dichiarata prescritta in fase di indagini per tutti gli indagati e ancora prima erano stati restituiti al capomafia i circa 200 mila euro che gli erano stati sequestrati e la cui provenienza era risultata lecita.

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  • Mafia, pentito Brusca: "Abbattere torre Pisa e siringhe infette in spiaggia"Giovanni Brusca
  • Giovanni Brusca (Foto Lapresse)
  • Giovanni Brusca
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