Blitz quotidiano
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Giuseppe Pensierini, sua casa all’asta la compra un amico. Lui si impicca

CARRARA – Si è impiccato nella casa che aveva costruito e che stava perdendo. Giuseppe Pensierini, imprenditore edile di 61 anni di Carrara, ha lottato anni per rimanere nella casa che considerava parte della sua bella famiglia. Ma non ha retto, soprattutto perché a comprarla all’asta, a un prezzo stracciato, è stato un amico. Il Tirreno racconta la vicenda umana di quest’uomo che prima di andarsene ha lasciato dei biglietti: alla moglie, ai giudici del tribunale di Massa e all’amico che ha comprato casa. Alla moglie Antonella ha scritto, tra le altre cose:

“Scusami ma non potevo più vivere, sarei morto lentamente e io non volevo che soffrissi tanto. Spero di ritrovarti in un mondo migliore dove posso sposarti di nuovo”.

La figlia Serena e il figlio Massimiliano dicono:

“Diciamolo chiaramente che questo gesto non è stato fatto perché veniva a mancare un tetto e quattro mattoni, ma per la delusione, il rimorso di aver commesso degli errori, l’averci provato in tutte le maniere, aver provato a far capire ai giudici e non essere ascoltato. Noi ripetiamo quello che tu ci hai chiesto di far sapere, ma non ti assicuriamo che le persone coinvolte riusciranno a farsi un esame di coscienza. Ovunque tu sia babbo – si chiude la lettera – camminerai a testa alta. Te lo meriti”.

Scrive Il Tirreno:

In una mattinata di ottobre due certezze crollate: quelle della casa, per la vita, e dell’amicizia, che dovrebbe durare per sempre. Giuseppe non ha retto. Ma ha fatto finta di nulla. Ha perfino sorriso alla moglie Antonella, con cui era sposato da 42 anni, quando lei gli ha sussurrato: «Dai Giuseppe, ricominceremo piano piano, proprio come tanto tempo fa, quando eravamo giovani». Lui non le ha risposto. È stato silenzioso. Troppo silenzioso per la figlia Serena che ha cercato di portarlo con lei a prendere i nipotini, proprio quei nipotini che avevano preparato a scuola la lettera per la festa del nonno. Ma lui ha accampato una scusa, ha detto che doveva andare a Sarzana, che doveva vedere una persona per questioni di lavoro, quel lavoro che dopo i rovesci finanziari aveva provato a rimettere in piedi all’estero, in Marocco e in Tunisia.

Serena non era tranquilla: «Un anno fa lo aveva scritto all’avvocato, “se mi portano via la casa mi ci impicco dentro”. Da allora avevo paura per lui. Gliel’ho anche detto: babbo non farmi stare in pensiero». Ma quando Giuseppe ha cominciato a non rispondere più al telefono, il genero e la moglie Antonella sono andati di corsa a casa. Hanno visto la botola della soffitta aperta. In un primo momento hanno pensato che stesse cantando. Giuseppe Pensierini a Sarzana non ci era mai andato. La macchina non è uscita dal garage.


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