Cronaca Italia

Igor Vaclavic è ferito: trovati bende e sangue nei covi. In fuga da 2 settimane

Igor Vaclavic è ferito: trovati bende e sangue nei covi. In fuga da 2 settimane

Igor Vaclavic è ferito: trovati bende e sangue nei covi. In fuga da 2 settimane

BOLOGNA – E’ ferito Norbert Feher, alias Igor Vaclavic. Nei covi in cui ha trovato riparo durante la fuga sono state trovate bende e medicazioni: ha perso molto sangue. Il killer serbo è ricercato da due settimane per gli omicidi del barista Davide Fabbri, ucciso la sera dell’1 aprile a Riccardina di Budrio durante un tentativo di rapina, e della guardia ecologica volontaria Valerio Verri, assassinato una settimana dopo nella zona di Portomaggiore, durante un controllo anti-bracconaggio.

I carabinieri del Ris hanno già esaminato le tracce di sangue, riuscendo a collegare gli omicidi per cui è ricercato. Gli investigatori stanno passando al setaccio anche le farmacie, dove il Norbert-Igor potrebbe essersi procurato garze e disinfettante, ma nessuno sembra averlo riconosciuto. È possibile dunque che qualcuno lo stia aiutando.

Intanto prosegue senza sosta anche a Pasqua, nelle terre di confine tra il bolognese e il ferrarese, la caccia. Sono centinaia le forze dell’ordine impegnate quotidianamente nell’immensa area boschiva (40 km quadrati) tra le oasi di Campotto e Marmorta. “Lasceremo questo spiegamento di forze sul territorio finché non lo avremo trovato”, ha detto ieri, rispondendo anche alla preoccupazione degli abitanti, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, intervenuto a nome del Governo ai funerali di Verri a Ospital Monacale.

Gli investigatori lavorano anche sulle celle telefoniche e sui possibili appoggi del killer. Secondo quanto riporta il quotidiano la Repubblica:

Norbert-Igor, da latitante, avrebbe usato più schede telefoniche, intestate a nomi diversi, probabilmente fittizi, così come non è escluso che tra i nomi ci sia quello di una donna. Chi indaga ritiene anche che l’ultimo accesso alla linea telefonica da parte del ricercato sia avvenuto lo scorso 9 aprile: una domenica, il giorno dopo l’agguato alle due guardie ambientali e l’omicidio del volontario Valerio Verri. Tra gli altri motivi, l’uomo si sarebbe collegato a Facebook per cancellare alcune foto compromettenti, magari in compagnia di amici ai quali non voleva far passare dei guai. Di certo anche la rete di contatti telefonici serve a ricostruire il suo giro reale di amicizie presenti e passate che ha portato gli inquirenti a sentire diverse persone. Un altro tassello da aggiungere al mosaico.

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