Cronaca Italia

Incendio camper rom a Roma: spuntano volto e nome di chi ha lanciato la molotov

Incendio camper rom a Roma: spuntano volto e nome di chi ha lanciato la molotov

Incendio camper rom a Roma: spuntano volto e nome di chi ha lanciato la molotov

ROMA – L’uomo che ha lanciato una molotov contro il camper rom a Roma e ha appiccato il rogo in cui sono morte le tre sorelle nomadi ora ha un volto e un nome. Lui e altre due persone hanno preso parte alla spedizione punitiva contro la famiglia rom Halilovic, “rea” di aver collaborato con la polizia sul caso della studentessa cinese Yao u****a durante una rapina. Si trata di un uomo di circa 30 anni, che ha precedenti per rapina, furto e ricettazione e ora rischia di essere arrestato per omicidio.

Michela Allegri e Alessia Marani sul quotidiano Il Messaggero scrivono che il sospetto è stato identificato grazie alle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza, che hanno permesso di tracciare un identikit preciso. Alto, magro e dal viso scavato, nelle immagini si vede il sospettato lanciare la molotov che ha appiccato le fiamme in cui sono morte Francesca e Angelica, di 10 e 4 anni, e Elizabeth, 20 anni:

“Alcuni testimoni hanno detto a verbale di avere sentito schiamazzi nel piazzale, poco prima del rogo, e di aver distinto almeno tre voci. Gli inquirenti seguono più piste, ma hanno un’idea precisa: la strage avrebbe alle spalle screzi, vendette, tradimenti e interessi economici. Il padre Romano che, con la moglie Mela e gli altri 8 figli, mercoledì notte è riuscito a scampare alle fiamme, ha detto di aver subito minacce. Sua madre ha dichiarato che la famiglia aveva avuto screzi con i parenti dei tre rom finiti in manette per la morte della studentessa cinese derubata e poi travolta da un treno mentre inseguiva i ladri vicino al campo di via Salviati, dove gli Halilovic risiedevano.

Romano ha parlato di altre intimidazioni, che lo hanno spinto a lasciare l’insediamento. La stessa cosa, però, era successa nel campo de la Barbuta, dove la famiglia aveva abitato. L’ultimo avvertimento, una settimana fa: il camper di nonna Halilovic è stato incendiato. A bordo, però, non c’era nessuno. Lo usavano come magazzino dopo la fuga. Ed è nei campi nomadi della Capitale, soprattutto a Salviati, che si concentrano le indagini. Ora si temono ritorsioni e vendette a catena. Tanto che gli accampamenti sono stati blindati, per paura di guerre interne. Risse e violenze, soprattutto tra serbi e bosniaci, non sono una novità. Anche l’esodo degli Halilovic è al centro delle inchiesta. Si scava nel passato del capofamiglia. «Aveva molti nemici per via del suo carattere irascibile e violento, litigava con tutti anche in famiglia, la moglie è succube», dice chi lo conosce”.

 

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