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Inchiesta petrolio, generale Giuseppe De Giorgi indagato

ROMA – Inchiesta petrolio, generale Giuseppe De Giorgi, il capo di Stato Maggiore della Marina, è indagato. Secondo quanto riportano oggi 2 aprle  i quotidiani La Repubblica (nella sua edizione cartacea) e il Corriere della Sera (sul suo sito web con un articolo firmato Virginia Piccolillo), anche il capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, è indagato per traffico illecito di rifiuti nell’inchiesta di Potenza che ha già fatto dimettere l’ex ministro dello Sviluppo Federica Guidi.

“A settembre scorso è stato notificato un avviso di proroga delle indagini al capo di stato maggiore della Marina, indagato insieme al compagno dell’ex ministro Guidi per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze per una storia riguardante l’Autorità portuale di Augusta”, scrive Repubblica.

Il quotidiano ricorda come De Giorgi, in scadenza di mandato, sia tra l’altro “l’ideatore di Mare nostrum” e il suo nome “sia circolato negli ultimi mesi per una candidatura al vertice della Protezione civile”. Parlando di accuse che vanno “dall’associazione a delinquere all’abuso d’ufficio”, Repubblica aggiunge che nel registro degli indagati dell’inchiesta di Potenza sull’impianto di Tempa Rossa è stato iscritto anche un dirigente della Ragioneria della Stato, Valter Pastena.

Scrive invece Piccolillo:

(…) il capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi è indagato nell’inchiesta di Potenza che ha già fatto dimettere il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi. Si allarga il terremoto giudiziario partito dalla parentopoli di Corleto Perticara e giunto a scuotere la poltrona del ministro Maria Elena Boschi. Si passano al vaglio le telefonate di Gianluca Gemelli, imprenditore e compagno dell’ex ministro Guidi, inclusa quella in cui lui riferisce di un colloquio con Marcello Pittella, presidente della Basilicata. In quella telefonata Gemelli riferisce di aver rassicurato il governatore sulla salubrità del business dell’oro nero: «Guarda, non ti preoccupare perché tanto non inquina…». Parole seguite da una risata, annotano gli investigatori. Una risata che fa effetto.

Si scopre infatti, dalle carte dell’inchiesta, che milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dall’estrazione del petrolio sono finiti nell’ambiente. Per un malfunzionamento strutturale degli impianti del «Cova» di Viggiano. E malgrado i vertici locali dell’Eni sapessero, tacevano. Come al pozzo Molina 2, dove le acque reflue venivano iniettate di nuovo nei pozzi per risparmiare. E anche lì, giù risate nelle telefonate intercettate. Non ricorda di cosa parlarono in «quell’unico incontro» con Gemelli, Marcello Pittella. E auspica che si faccia presto chiarezza, da «millanterie, o altro». «Se c’è stato un danno ambientale, è giusto che i lucani lo sappiano subito. Così pure se qualcuno ha utilizzato la politica per una convenienza sua o della propria parte».