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Malasanità anche in Lombardia: pazienti fantasma, protesi 14 volte

ROMA – Malasanità anche in Lombardia: pazienti fantasma, protesi 14 volte. Pazienti fantasma che esistono solo per giustificare fatturazioni inventate, ticket imposti a esenti ignari di esserlo, protesi applicate anche 14 volte, medicazioni refertate per interventi mai eseguiti… L’elenco delle malefatte negli ospedali di mezza Lombardia, escludendo la grassa corruzione nel sistema degli appalti, è scritto nero su bianco sul rapporto che l’ex generale della Finanza Mario Forchetti ha redatto per incarico di Roberto Maroni: oggetto, i troppi casi di malasanità in Lombardia, proprio la regione che negli anni si è guadagnata una altissima reputazione per la gestione della salute pubblica.

Pubblica fino a un certo punto: se vuoi curarti i denti, prenoti all’ospedale ma vieni visitato in ambulatori privati, quasi sempre di proprietà di Paola Canegrati, la “zarina dei denti” lombarda, ci informano Simona Ravizza e Gianni Santucci sul Corriere della Sera. “A titolo esemplificativo – scrive Forchetti – sono stati individuati in un solo ospedale (in un anno) 338 pazienti con esenzione per patologia che hanno ricevuto prestazioni in solvenza. Non è chiaro se i pazienti fossero consapevoli di avere diritto al trattamento con il Servizio sanitario nazionale con il pagamento del solo ticket”.

C’è chi, rimbalzato come una pallina da ping pong tra Vimercate e Niguarda, s’è visto inserire per quattordici volte la stessa protesi provvisoria. Ai malati numero 22, 58 e 164 sono state fatturate medicazioni delle ferite chirurgiche in assenza di un’estrazione del dente (ma com’è possibile disinfettare una ferita se non c’è stata un’incisione?). Ad altri sono stati messi ponti con una sola corona (quando il minimo sono tre). (Corriere della Sera)

La cosa grave, anche rispetto ai clamorosi scandali di corruzione esplosi negli ultimi anni, riguarda la qualità delle cure, cioè l’impatto reale di certi maneggi sulla pelle dei pazienti. Scrive l’ex generale: “È evidente che i controlli non sono stati efficaci (…). Il sistema di compartecipazione da parte dell’ospedale (che prende una percentuale sul fatturato, ndr ) ha sicuramente attenuato l’interesse-dovere allo svolgimento di puntuali controlli”.