Cronaca Italia

Non gli affittano casa perché gay. La proprietaria preferisce “una famiglia vera”

Non gli affittano casa perché gay. La proprietaria preferisce "una famiglia vera"

Non gli affittano casa perché gay. La proprietaria preferisce “una famiglia vera”

TORINO  – Non gli hanno voluto affittare casa perché la proprietà preferisce darla a “una famiglia vera”. Simone e Michele se lo sono sentiti ripetere per ben due volte, negli ultimi mesi, e non perché non abbiano un lavoro stabile o non siano stati in grado di presentare adeguate referenze. La loro unica “colpa” è quella di essere “gay e innamorati”, come hanno scritto loro stessi su Facebook, dove il loro sfogo ha avuto decine di condivisioni.

Il caso ha suscitato lo sdegno contro “il persistere di pregiudizi e di omofobia” di chi, nel 2017, si sente in diritto di decidere quali famiglie sono di serie A. “E noi non ci sentiamo di serie B…”, ribadiscono Simone e Michele. Non c’è rabbia, ma delusione e amarezza nel cuore di questi due quarantenni torinesi che convivono da circa un anno sotto la Mole, in zona Cibrario.

“Io e Michele ci sentiamo tantissimo famiglia, non crediamo ci manchi nulla per esserlo”, dice Simone, che con le sue parole si fa portavoce di questa ingiustizia. “Abbiamo deciso di raccontarla per chiederci, e per chiedervi, se sia normale una cosa del genere”, spiega senza rancore, ma con la voglia di chi vuole farsi esempio perché simili cose non accadano più.

“Stiamo cercando casa perché ne vorremmo una più grande – spiegano – in cui poter ospitare qualche amico o parente. La nostra attuale proprietaria di casa, quando è venuta a conoscenza delle nostre intenzioni, era molto dispiaciuta perché non le abbiamo mai dato alcun tipo di problema”.

Sono referenziatissimi: “Michele – spiega Simone – lavora per una solida azienda torinese con un buon stipendio; il mio è un po’ più basso, lavoro in una compagnia teatrale, ma è comunque fisso. Abbiamo sempre pagato e abbiamo migliorato l’appartamento con qualche ristrutturazione. E allora mi chiedo: l’eterosessualità rappresenta una garanzia maggiore per un proprietario di casa?”.

Dubbi, interrogativi, che la storia di Simone e Michele pongono con grande forza. “Ci riempiamo spesso la bocca parlando di diritti e di uguaglianza – aggiunge Simone – ma quando siamo chiamati ad un atto di fiducia, come quello di affittare la propria casa a qualcuno, ecco che escono fuori le discriminazioni…”.

Proprio quelle che la Città di Torino e la Regione Piemonte condannano senza mezze misure. “Per noi tutte le famiglie godono degli stessi diritti”, ha detto l’assessore comunale alle Pari opportunità, Marco Giusta, mentre la sua omologa in Regione Piemonte, Monica Cerutti, si dice “allibita che nel 2017 ci siano ancora persone con una mentalità così arretrata e discriminatoria”.

Parla di “grave forma di discriminazione” Arcigay Torino, secondo cui la notizia “ci porta brutalmente indietro di decenni. Si torna indietro di sessant’anni, quando agli ingressi dei condomini – insiste l’associazione – si poteva leggere la scritta non si affitta ai meridionali“.

“Ma si può ancora discriminare sulla base degli orientamenti s******i, peraltro dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili?”, si chiede il vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, Nino Boeti. Un interrogativo a cui la storia di Simone e Michele sembra purtroppo rispondere in modo affermativo.

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