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Poste e il fratello di Alfano, Caio rassicura: “Siamo cambiati rispetto al passato”

ROMA – Poste Italiane finisce nel ciclone, con il nome di un suo dirigente, Alessandro Alfano, fratello del ministro dell’Interno Angelino Alfano, che emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Roma per corruzione e riciclaggio. Poste, per bocca dell’amministratore delegato Francesco Caio, rivendica la propria integrità: “Noi rappresentiamo una discontinuità rispetto al passato” ha commentato il manager, dicendosi convinto che “anche con il nuovo management stiamo dimostrando quanto l’aria sia cambiata. Il tema è far parte di un processo di cambiamento legato a valori etici importanti, che mettono il cittadino al centro. Partendo dalla situazione che abbiamo trovato, bullone dopo bullone la stiamo cambiando. Esistono sistemi di salvaguardia delle regole in Poste che continueremo ad applicare, come abbiamo fatto in passato”.

Alessandro Alfano, già segretario generale di Unioncamere Sicilia, fu assunto nel 2013 in Postecom e attualmente è responsabile dell’area immobiliare della spa postale in Sicilia. Il suo nome, arrivato sotto i riflettori dopo le intercettazioni di Raffaele Pizza, fratello dell’ex sottosegretario Giuseppe Pizza, che sosteneva di averlo fatto assumere in Poste grazie al suo buon rapporto con l’allora amministratore delegato Massimo Sarmi, era peraltro già finito al centro di un’altra vicenda giudiziaria. Si trattava di un’inchiesta aperta nel 2011 sulla compravendita di esami universitari, inchiesta dalla quale tuttavia Alfano uscì completamente scagionato nel 2014, con il Gip che dichiarò i suoi esami tutti regolari.

“Il tema – ha voluto ribadire Caio – è far parte di un processo di cambiamento legato a valori etici importanti, che mettono il cittadino al centro. Partendo dalla situazione che abbiamo trovato, bullone dopo bullone la stiamo cambiando. Esistono sistemi di salvaguardia delle regole in Poste che continueremo ad applicare come abbiamo fatto in passato”.

L’ex ad Sarmi entra più nel merito dell’inchiesta e risponde alle accuse sulla gestione dell’appalto assegnato alla Cadit di Verona: “Il fatto che le commesse assegnate portassero la mia firma è esclusivamente riconducibile alla attuazione delle deleghe ricevute e alle procedure aziendali, che prevedevano l’istruttoria da parte delle funzioni competenti e la formalizzazione da parte dell’amministratore delegato. Il gruppo, che al tempo occupava oltre 150 mila dipendenti, ha procedure complesse di cui l’amministratore delegato è solo il garante finale”.

A chiamarsi fuori dalle illazioni di Pizza è stato oggi pure l’attuale presidente dell’Inps Tito Boeri, anch’egli citato assieme a Sarmi tra i contatti influenti del faccendiere. Dall’Istituto di previdenza hanno fatto sapere che Boeri “non ha mai avuto contatti” con l’ex a.d di Poste e ricordato come l’Inps sia “impegnato in una operazione di trasparenza”.