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Raffaello Bucci, giallo morte ultras Juventus: ‘ndrangheta, bagarinaggio…

TORINO – C’entra la ‘ndrangheta nella morte di Raffaello Bucci, 41 anni, ultrà della Juventus che faceva da “anello di congiunzione tra le tifoserie e la società? Se lo domanda Marco Bardesono sul Corriere della Sera, sottolineando la strana coincidenza della morte di Bucci proprio dopo essere stato interrogato dai pubblici ministeri che indagano sulla gestione, da parte di una cosca della ‘ndrangheta, del bagarinaggio allo stadio.

Bucci era consulente per la sicurezza della biglietteria della Juve, e il giorno dopo essere stato interrogato come testimone si è buttato dal viadotto Torino-Savona, lo stesso dal quale si era gettato nel 200 Edoardo Agnelli, figlio di Gianni Agnelli.

Forse, è l’ipotesi di Bardesono del Corriere della Sera, chi era coinvolto pensava che Bucci avesse fatto dei nomi.

Spiegano Ottavia Giustetti e Jacopo Ricca su Repubblica: 

Il giorno prima era stato sentito dal magistrato di Torino Monica Abbatecola come testimone nelle indagini che hanno portato, lunedì scorso, all’arresto di 18 persone accusate di associazione mafiosa. Tra quelli dei presunti boss e malavitosi spicca il nome di Fabio Germani, storico capo ultrà bianconero. E nelle carte dell’indagine compare anche il direttore generale della Juventus, Beppe Marotta, che non è indagato.

 

La polizia sta cercando di ricostruire tutti i movimenti e i contatti di Raffaello Bucci nelle ultime ore, prima del suicidio. Non è stato trovato né un biglietto né un messaggio e nessuno sa dare una spiegazione al suo gesto. Al contrario, quelli dell’entourage Juve, che lo conoscono, raccontano che era molto gratificato per il nuovo incarico fiduciario che gli era stato dato dai dirigenti della squadra. La sola ombra che segna la sua vita negli ultimi tempi è la scomparsa della madre. Ma gli investigatori sospettano che possa esserci un legame tra la sua morte e la vicenda per la quale è stato convocato in procura. Dal verbale della sua deposizione risultano incertezze e contraddizioni. E non si esclude che qualcuno lo abbia avvicinato per conoscere il contenuto dell’interrogatorio. Forse un incontro così sconvolgente da spingerlo a farla finita.

Il tentativo di infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle tifoserie organizzate era già stato raccontato nell’inchiesta San Michele. E ripreso pochi giorni fa da Roberto Saviano sul suo blog: “Alcuni boss sarebbero partiti in aereo dalla Calabria alla volta di Torino per assistere gratis, allo stadio, il 5 aprile 2006, a Juventus-Arsenal”. “Fummo accolti da un ragazzo che ci consegnò i biglietti in una busta – è scritto nelle carte – non pagammo”. Sette anni dopo, la scena si ripete. Questa volta è il capo ultrà Fabio Germani che ritira il pacco di biglietti alla reception dell’el dove la squadra si ritira prima delle partite. Sono per il boss Rocco Dominello, che cerca ticket da rivendere per l’incontro Real Madrid-Juve del 23 ottobre 2013. A farglieli recapitare al Principi di Piemonte è Giuseppe Marotta in persona. Raccomandata la “massima riservatezza”. Qualche tempo dopo, i tre si incontrano in un bar della città. Questa volta Rocco Dominello chiede a Marotta di organizzare un provino per un giovane calciatore figlio dell’amico Umberto Bellocco, del clan di Rosarno. (…) E l’appuntamento viene seguito dai poliziotti, che intercettano un giro di email per organizzare il provino. Ma il giovane Bellocco non sarà mai ingaggiato.

Bucci veniva considerato un testimone importante come Dino Geraldo Mocciola, 52 anni, leader storico dei “Drughi” della curva bianconera. Anche di lui si sono perse le tracce. È stato convocato in Procura, ma non si è presentato. I poliziotti lo cercano da giorni, invano.

 

 


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