Cronaca Italia

Ramon Zurita, licenziato da Lidl per video rom in gabbia: “Tutto finto”. E nel parcheggio…

Ramon Zurita, licenziato da Lidl per video rom in gabbia: "Tutto finto". E nel parcheggio...

Ramon Zurita, licenziato da Lidl per video rom in gabbia: “Tutto finto”. E nel parcheggio… (foto d’archivio Ansa)

FOLLONICA – Ramon Zurita, uno dei due dipendenti licenziati dalla Lidl per il video della rom in gabbia, parla a La Zanzara su Radio 24: “La rom? Dal gabbiotto poteva uscire, nessuno l’ha presa e infilata. Era uno scherzo. Tre minuti dopo il video ci chiedeva: sono uscita bene nel video, sono uscita bene, mi fate vedere? Macchè tortura, era consenziente”. Ramon ha 32 anni ed è italo-peruviano, era addetto vendite della Lidl di Follonica.

“Margherita – racconta – noi la chiamavamo così, era da tempo al Lidl di Follonica. Tutti la conoscevano. Faceva accattonaggio e ogni tanto rubava nel supermercato. L’abbiamo beccata più volte. Un giorno è entrata scalza ed è uscita con delle ciabatte prese dentro il negozio. A noi dipendenti, la Lidl diceva: denunciatela voi, tanto non succede nulla. Fatelo voi da privati. In pratica se ne lavavano le mani. Una volta ci hanno detto: buttate la candeggina o l’ammoniaca sulla merce che prendono così non vengono più”.

Perché quel giorno non avete chiamato i carabinieri?: “Perché era inutile. Sono sempre venuti e dopo 10 minuti i rom tornano. Ripeto. A noi l’azienda diceva: se volete mandarli via dal parcheggio denunciateli voi”. Poi Zurita racconta un altro episodio: “Nel parcheggio della Lidl i figli dei rom venivano portati a prostituirsi. Dieci euro per fare s***o orale. Tutti lo sanno, anche alla Lidl. E’ una multinazionale, e volete che non sappiano quello che accade davanti al negozio?”.

Poi torna sull’episodio del gabbiotto e delle urla della rom: “Le due rom erano lì a rubare. Lì dentro c’è roba buona che poi loro rivendono pure. Nessuno ha chiuso nessuno. Non l’abbiamo presa di peso, messa nella gabbia e sbeffeggiata. Si scherzava, perché lì non si può stare. Allora le abbiamo detto: vai via altrimenti ti si lascia lì. Per scherzare. Abbiamo chiuso e le abbiamo detto di urlare. Ha urlato per finta, per fare un po’ di scena. Lo fa sempre, abbiamo un rapporto con lei. Ci sono anche delle foto. Le porte si aprivano e potevano uscire in qualsiasi momento. Non c’è alcun sequestro di persona, non c’è alcuna indagine. La porta si apriva. Lei urlava, l’altra continuava a prendere la roba e rideva. Era uno scherzo”.

“Dentro quella gabbia – dice ancora Zurita – abbiamo roba che si può usare, roba buona, confezioni che non si possono più vendere e che poi vengono buttate in discarica. Venivano in sette-otto, prendevano la merce e la rivendevano”. “Dicono che ho danneggiato l’immagine dell’azienda – continua Zurita – ma qui l’unico danneggiato sono io. Ho perso il lavoro, ho un mutuo da pagare, sono state dette delle falsità, quel giorno ho persino sostituito un collega e non dovevo esserci. Il video l’ho fatto io e l’ho messo io in una chat di dipendenti. Poi qualcuno lo ha fatto circolare, mi hanno fatto un danno e ho fatto delle denunce. Mi aspettavo una multa, sarei rimasto anche tre mesi senza stipendio. Ma la cacciata no”.

Poi attacca la Lidl: “Per loro siamo numeri. Lo hanno fatto per darci una lezione. Un esempio per gli altri. Se facevano passare questa cosa, allora altri erano autorizzati a fare quello che volevano. Ma adesso un dipendente quando vede un ladro si girerà dall’altra parte. La Lidl è una specie di dittatura, mi hanno completamente isolato e hanno dato ordine a quelli del negozio di non parlare con noi. Noi mettiamo a posto le brioches, non siamo della Cia”.

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