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Roma, Comune non spegne termosifoni ai rom: 50° di spreco

ROMA – Cinquanta gradi di spreco. Succede a Roma nell’ex Cartiera Salaria che ospita 280 rom sfollati dai campi abusivi. Per il secondo anno consecutivo il Comune si “dimentica” di spegnere i termosifoni e nei locali è un forno crematorio.

Eva Maruntel mediatrice culturale spiega al quotidiano Il Messaggero:

“All’interno della struttura non si può stare. È disumano stare in queste condizioni, soprattutto per chi è malato e non si può muovere. Queste persone non possono nemmeno andare via perché non hanno alternative. Oltretutto tenere accesi i termosifoni è anche un costo davvero inutile.

Non solo, in un altro stabile in via Toraldo, a Torre Angela, gestito dalla stessa cooperativa che gestisce la struttura di via Salaria, staccheranno l’energia dal 1° giugno. Lì vivono altri 100 rom”.

Il Messaggero ha chiesto spiegazioni anche ad Alfredo Ognissanti, responsabile della struttura, che assicura:

“Dal 13 aprile ho chiesto al Comune di Roma di chiudere gli impianti termici. Lunedì, in ogni caso, dovrebbero arrivare tecnici privati per spegnerli. Anche lo scorso anno siamo intervenuti noi, anche se era compito del Comune. Certo è che quelle persone non possono stare in quelle condizioni”.

La beffa è proprio nell’incredibile costo per il mantenimento di questi centri. Nel 2015 l’Associazione 21 Luglio ha pubblicato un report secondo il quale l’anno precedente il Comune aveva speso la bellezza di 8 milioni di euro, cioè il 30% in più rispetto all’anno prima. Ma l’aumento di spesa non si è certo tradotto in un miglioramento delle condizioni di vita all’interno delle strutture, spesso definite drammatiche.