Cronaca Italia

Serif Seferovic. “In Cina quel rom sarebbe stato in cella”. Ma condanna due anni sospesa

ROMA- Serif Seferovic, ora in galera con l’accusa di aver lanciato la bottiglia incendiaria che arse vive tre ragazze (una ancora una bambina) nel camper della famiglia da punire. Ora in galera, ma non dopo la condanna per scippo ai danni di un’altra ragazza, la cinese Xangh Yao morta sotto un treno nell’inseguire chi le aveva scippato la borsa.

Ora in galera, ma non dopo quella condanna che appena emessa era stata subito “sospesa” e aveva lasciato Serif Seferovic in libertà. La comunità cinese di Roma (Rinaldo Frignani sul Corriere della Sera) lamenta e argomenta che “In Cina quel rom sarebbe stato in galera”. In galera prima della spedizione punitiva e omicida (se gli inquirenti hanno ragione nell’individuare in lui il responsabile, uno dei responsabili).

In Cina, forse. Da noi no. Da noi no, Serif Seferovic la galera non l’ha fatta per scippo. Perché giustamente in Italia la legge non punisce lo scippo con lunga pena detentiva e giustamente la legge italiana tiene conto del fatto che sei “incensurato” e cioè non condannato in precedenza per altri reati.

La frase “in Cina sarebbe stato in galera” evoca uno Stato forse immaginario dove al primo reato ti sbattono dentro e “buttano la chiave”. Uno Stato che punisce un tanto al chilo. Da noi quello Stato non c’è ed è tanto facile quanto sbagliato invocarlo.

Però lo scippo che portò indirettamente alla morte di Zhang Yao è del 5 dicembre dell’anno scorso. Poi il tempo delle indagini e quindi del processo e della sentenza. Altre settimane e mesi e si arriva abbondantemente ai primi mesi del 2.017. Anno in cui Serif Seferovic viene condannato a due anni. Anno in cui ed era ancora maggio secondo l’accusa lo stesso Serif lancia la bottiglia che u****e le tre ragazze mentre dormono nel loro camper.

Una sequenza di tempi che lascia profonda delusione per come è applicata la nostra giusta legge. Due anni per uno scippo e non certo l’ergastolo e non certo “dentro e buttare la chiave”. E comprensibile anche che due anni non li scontasse tutti, che vi fosse eventuale riduzione di pena. Ma se non due anni, se non uno, almeno sei mesi, almeno un quarto della pena come pena vera. Questo sì sarebbe stato accettabile e comprensibile appunto. E questo forse indirettamente avrebbe salvato la vita, impedito alle sorelline Halilovic di morire arse vive.

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