Cronaca Italia

Sfrattato, rifiuta il lavoro offerto dal Comune e minaccia il sindaco

Sfrattato, rifiuta il lavoro offerto dal Comune e minaccia il sindaco

Sfrattato, rifiuta il lavoro offerto dal Comune e minaccia il sindaco

PADOVA – Sfrattato perché moroso da tempo, rifiuta un lavoro socialmente utile che gli è stato trovato dal Comune e minaccia il sindaco. Protagonista, un trentenne di Ponte San Nicolò (Padova) che proprio oggi, mercoledì 15 marzo, dovrebbe essere sfrattato insieme alla madre sessantenne dall’appartamento Ater che abita da tempo.

Un’alternativa, spiega il Gazzettino, c’era: il sindaco, Enrico Rinuncini, aveva trovato al giovane e alla madreun impiego nei lavori socialmente utili: avrebbero dovuto fare lavoretti come sorveglianza, pulizie e sfalcio dell’erba, e avrebbero guadagnato in tutto 800 euro al mese. Non molto, ma sufficiente per permettere loro di pagare non solo l’affitto (da 17 euro al mese), ma anche le bollette e le altre spese.

Ma il giovane ha rifiutato l’offerta. E attraverso Facebook ha minacciato di morte il sindaco, che ha dovuto segnalare la cosa ai carabinieri, che adesso sorvegliano i suoi spostamenti con attenzione.

Racconta il Gazzettino:

Madre e figlio abitano da anni in una casa gestita da una cooperativa sociale. Nella stessa palazzina trovano alloggio anche alcuni richiedenti asilo arrivati in paese la scorsa estate. Lo sfratto arriva dopo lunghe trattative tra la famiglia e il Comune. Il sindaco Rinuncini ha prospettato ai due un lavoro sicuro, sotto la supervisione dei servizi sociali di Ponte San Nicolò: sfalcio dell’erba, sorveglianza, pulizie e via elencando. Quegli 800 euro sarebbero serviti per cominciare a mettersi in regola con bollette e pagamenti vari. Ma non c’è stato verso di concludere l’accordo.

Il giovane sostiene di avere diritto all’alloggio popolare ad affitto super calmierato e minaccia di andare a vivere con la madre in una tenda davanti al Municipio, servendosi delle toilette istituzionali. L’uomo accusa il Comune di volerlo sfrattare per liberare la casa e darli ai richiedenti asilo nell’ambito del progetto Spar (il Sistema per la protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati). Per il sindaco, però, le cose stiano ben diversamente:

“Il progetto Sprar prevede dieci posti e i due appartamenti presenti nella palazzina di corso Pertini, a fianco di quello della famiglia a rischio sfratto, soddisfano questa esigenza avendo a disposizione undici letti. Pertanto la casa di questa famiglia non rientra nel progetto di accoglienza”.

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