Cronaca Italia

Sorelle rom bruciate vive nel camper, Serif Seferovic torna libero

Sorelle rom bruciate vive nel camper, Serif Seferovic torna libero

Via Mario Ugo Guattari incendio in un camper muoiono tre ragazzi rom, polizia sul posto 10 maggio 2017 a Roma
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ROMA – Torna libero Serif Seferovic, il giovane indiziato di essere l’autore del rogo di Centocelle a Roma nel quale morirono le tre sorelline rom Angelica, Francesca ed Elisabeth Halilovic, di 4, 8 e 20 anni. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari di Torino, secondo il quale mancano gravi indizi di colpevolezza che giustifichino la detenzione in carcere.

Seferovic era stato fermato il primo giugno scorso a Torino in una operazione congiunta degli uomini della squadra mobile del capoluogo piemontese e di Roma. Su di lui ci sono gravi indizi di colpevolezza in relazione al lancio di una bottiglia incendiaria contro il camper dove dormiva l’intera famiglia Halilovic.

Interrogato, Seferovic si è difeso dicendo di non essere stato sul luogo dell’incendio quella notte del 10 maggio. Il giovane sostiene che quella notte era in una area di sosta a Prati Fiscali con la sua famiglia. La difesa del giovane ha chiesto quindi di acquisire le immagini a circuito chiuso della zona affermando, inoltre, che in quelle ore alcuni agenti delle forze dell’ordine erano intervenuti per controllare proprio l’area dove si trovava la sua famiglia, di origine serba.

Martedì 6 giugno il giovane sarà sottoposto a un accertamento tecnico irripetibile per accertare se sono sue le impronte digitali trovate sulla bottiglia molotov usata per il triplice omicidio. Il giovane è stato identificato anche sulla base di un‘analisi antropometrica delle immagini delle telecamere di sorveglianza del parcheggio, in cui compare un uomo con la sua fisionomia, secondo gli inquirenti.

E’ ancora aperta la caccia ai presunti complici, in particolare al fratello di Seferovic, che potrebbe essere fuggito in Serbia.

Intanto il padre delle tre sorelle Rom, Romano Halilovic, ha raccontato a un quotidiano che i Seferovic avevano già tentato di bruciare il camper in un’altra occasione con due bottiglie incendiarie, ma in quel caso lui era riuscito a spegnere l’incendio in tempo.

Secondo l’uomo, rom di origine bosniaca da oltre 20 anni in Italia, i rivali volevano morti lui, la moglie e i loro undici figli perché aveva contribuito a far identificare Serif come autore dello scippo alla giovane studentessa cinese poi morta sotto un treno a dicembre. Secondo la squadra mobile, però, tra i due gruppi ci sarebbero stati anche contrasti per affari poco leciti, tra cui l’affitto dei camper nei campi nomadi, in particolare quello di via Salviati.

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