Cronaca Italia

Stupri Rimini, la turista polacca: “Picchiavano il mio amico e mi dicevano ti uccidiamo”

Stupri Rimini, la turista polacca: "Picchiavano il mio amico e mi dicevano ti uccidiamo"

Stupri Rimini, la turista polacca: “Picchiavano il mio amico e mi dicevano ti uccidiamo”

ROMA – “Di dove siete?”, chiede uno dei quattro giovani arrestati per lo stupro di Rimini alle sue vittime. Loro rispondono, poi iniziano le violenze. Il giovane turista viene immobilizzato con la faccia nella sabbia, la ragazza sua amica viene presa per il collo e violentata. “Ti uccidiamo”, le continuavano a ripetere in inglese mentre la colpivano al volto e la tenevano ferma per il collo, quasi a soffocarla per strangolamento.

I quattro del branco, formato da due fratelli minorenni marocchini, un nigeriano e un congolese di 20 anni, Guerlin Butungu, sono stati arrestati. Il gip ha sottolineato nell’ordinanza in cui si dispone la custodia in carcere tutta la violenza inutile e gratuita e la cattiveria usata contro le loro vittime, i due giovani turisti polacchi e la trans peruviana. Un branco fuori controllo, istigato da un leader malvagio, Butungo, che ha cercato di scaricare tutta la colpa delle aggressioni sui tre ragazzini. La ricostruzione dei due turisti polacchi lascia senza parole.

L’incubo è cominciato con uno stentato “where are you from?” pronunciato da un ragazzo che “si è materializzato in maniera fulminea” davanti alla giovane polacca e al suo amico, seduti su un telo sulla spiaggia, ed è andato avanti per un tempo che alle vittime è apparso lunghissimo, durante il quale gli aggressori hanno picchiato il ragazzo e violentato lei con “brutalità e inutile cattiveria”, come scrive il gip del tribunale dei minorenni di Bologna nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere per i due fratelli marocchini di 15 e 17 anni e per il nigeriano di 16.

“Where are you from?”. A questa domanda, ricostruisce la giovane polacca agli inquirenti, il suo amico risponde “from Poland”. A quel punto – si legge nella deposizione – “l’uomo, sempre in inglese ci ordinava testualmente ‘dateci il portafogli e i telefoni'” e poi “repentinamente venivamo aggrediti dall’uomo che avevamo di fronte che subito colpiva” il ragazzo “al volto facendolo cadere a terra mentre dall’oscurità si materializzavano davanti a me prima due persone poi un terzo che mi immobilizzavano, buttandomi a terra, poggiandomi di schiena sulla sabbia e colpendomi con più colpi al volto, alla testa e sul corpo”.

La ragazza – che riesce a vedere il suo amico lì vicino, “immobilizzato pure lui sulla sabbia con una persona sopra” – prosegue dunque il suo racconto, che è un racconto di violenze inaudite commesse a turno da tre aggressori che, dice, “mi tenevano per la gola quasi da strozzarmi, facendomi rimanere senza respiro”. Una violenza “interminabile, durata più di venti minuti”, durante la quale “mi dicevano in inglese ‘I kill you’ e sentivo che il mio amico veniva picchiato brutalmente”. “Stremata”, “senza poter in nessun modo reagire neppure urlando”, “senza forze ed impaurita, ma cosciente”, la ragazza è stata quindi trascinata in acqua e poi di nuovo sulla spiaggia, immobilizzata ed ancora violentata.

Quella raccontata dal giovane polacco amico della ragazza stuprata dal branco a Rimini è una “scena agghiacciante”, riferisce il gip del Tribunale per i minorenni nell’ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare in carcere per i tre indagati. “Tre o quattro a turno si intercambiavano tra loro nell’abusare di lei e nell’immobilizzare me”, ha dichiarato il giovane.

E nell’ordinanza il racconto fatto dal magistrato prosegue: “Mentre era immobilizzato a terra tenuto da due persone con il viso sulla sabbia il giovane veniva perquisito alla ricerca di telefono e portafogli, e colpito ripetutamente con calci in tutte le parti del corpo e pure al capo con una bottiglia di vetro”. Intanto “sentiva la compagna chiedere aiuto dicendo che la stavano uccidendo e si rendeva conto che ella veniva abusata sessualmente”. “E mentre il giovane polacco veniva picchiato e trattenuto con la forza – prosegue il gip – manifestava segni di sofferenza respiratoria e vomitava”. Il ragazzo ha, inoltre, raccontato di aver detto agli aggressori di essere sofferente di asma e alla sua richiesta di avere un po’ d’acqua uno dei tre minorenni gli ha risposto che poteva offrirgli solo acqua di mare.

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