Cronaca Italia

Torino: prendere a pugni una poliziotta per “farsi” di alcol in strada

Torino: prendere a pugni una poliziotta per "farsi" di alcol in strada

Torino: prendere a pugni una poliziotta per “farsi” di alcol in strada

ROMA – Torino: prendere a pugni una poliziotta per “farsi” di alcol in strada. Erano circa le 10 di sera in piazza Santa Giulia a Torino: le forze di polizia giunte in gran numero per evitare il ripetersi dei disordini di dieci giorni fa contro l’ordinanza anti-vetro nei luoghi della cosiddetta “movida” della sindaca Appendino, avevano appena abbandonato il presidio.

Restavano nella piazza una ventina di ragazzi dei centri sociali che avevano promosso la protesta, la gente della movida stipata nei dehors dei tanti locali distribuiti sulla piazza, una commissaria di polizia e tre o quattro agenti rimasti a vigilare.

E’ a questo punto, quasi a un segnale convenuto, che contestatori antagonisti e semplici avventori muovono all’unisono contro un nemico all’improvviso diventato comune, il piccolo drappello di poliziotti. Circondano lo sparuto contingente, volano insulti, cori da stadio, i primi spintoni. Un attimo e la piazza è coalizzata e pronta a tutto. Qualcuno aggredisce a pugni la malcapitata funzionaria di polizia, un altro spacca una bottiglia in testa di un collega.

La piazza è in mano loro, ma per pochi minuti, fino a quando il gruppone di agenti anti-sommossa non rientra di gran carriera. La reazione è dura, gli agenti travolgono tutto ciò che incontrano sulla loro strada. Alla fine resteranno le macerie di una battaglia campale.

Sono dieci minuti di delirio. Che lasciano un tappeto di rottami. Dieci minuti e la piazza torna calma. Ma la saldatura che alle 9 di sera nessuno riusciva a vedere, c’è stata. Movida e centri sociali hanno trovato un nemico comune. Lo diceva già un’ora prima una portavoce di Askatasuna:«I fatti di sabato ai Murazzi non sono cosa nostra. Sono la reazione di gente esasperata. Gente normale. Che poi ci ha girato il video che ha realizzato lungo il Po». (Lodovico Poletto, La Stampa)

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