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Venezia, la mappa dei venditori abusivi del centro storico

VENEZIA – Ogni giorno nel centro storico di Venezia si concentrano 90 venditori abusivi. Per lo più si tratta di bengalesi o nordafricani che hanno il permesso di soggiorno e un lavoro, magari come camerieri o facchini, ma che “arrotondano” vendendo ombrelli, selfie stick, borse o altro. Carlo Mion sul quotidiano La Nuova Venezia tratteggia un ritratto di questi venditori abusivi e la mappa di dove si trovano.

Spiega Mion:

Negli ultimi cinque anni il fenomeno abusivismo in centro storico è cambiato moltissimo e per assurdo una maggiore pressione delle forze dell’ordine rischia di sortire meno effetti rispetto al passato quando i controlli erano meno organizzati.

Ma ecco dove si concentrano gli abusivi:

La maggior concentrazione di stranieri che vendono abusivamente si trova in Riva degli Schiavoni dove, ogni giorno, mediamente ci sono 30 venditori. In piazza San Marco il numero scende a 20. Se si va in Strada Nuova se ne possono incontrare, tra Campo Santi Apostoli e il Ponte delle Guglie, dai 5 ai 6. Tra Lista di Spagna e la stazione di Santa Lucia si dividono i masegni 15 venditori. L’altra area interessata dal fenomeno è quella compresa tra Campo Santo Stefano e l’Accademia. Qui mediamente sono in 10. Altri 5 o 6, che non hanno un posto fisso o legami con particolari clan familiari si disperdono lungo altri tracciati turistici.

 

Se fino a quattro anni fa i venditori abusivi provenivano soprattutto dall’Africa Subsahariana oggi sono per lo più bengalesi e nordafricani.

I bengalesi lavorano rispettando legami di appartenenza a clan familiari e di provenienza geografica. La sensazione è che siano di più i venditori africani: questo è dovuto al fatto che loro hanno un tipo di mercanzia che richiede maggiore visibilità espositiva, leggi borse su lenzuola. I bengalesi sono più defilati e i prodotti che trattano sono meno impattanti.

La stragrande maggioranza dei venditori hanno un permesso di soggiorno, un lavoro e dividono l’abitazione con altri connazionali in subaffitto da chi magari l’appartamento l’ha acquistato ed è bene integrato nel nostro Paese. Quasi tutti vivono in case disseminate tra Marghera e Mestre.

(…)Trattandosi di regolari, l’85 per cento di questi stranieri fanno gli abusivi come secondo lavoro. I bengalesi lavorano come aiuto cuochi o camerieri nei ristoranti oppure nelle cooperative impegnate nella costruzioni di navi alla Fincantieri.


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