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Cina, monastero buddista sotto assedio da un mese: pugno di ferro di Pechino

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Monaci buddisti

PECHINO (CINA)  – Nei pressi del monastero buddhista tibetano di Kirti, nella provincia cinese del Sichuan, sono scoppiati scontri tra residenti e forze di sicurezza. Qui, dal 17 marzo scorso un monaco si diede fuoco per chiedere più diritti, in concomitanza del terzo anniversario dalle rivolte antigovernative avvenute nella zona.

Un gruppo di poliziotti armati e unità cinofile, che da giorni stanno bloccando all’interno del monastero i monaci, si sono scagliati contro i residenti che si erano riuniti davanti alla struttura tentando di impedire l’accesso delle forze dell’ordine dentro il monastero.

L’associazione International Campaign for Tibet ha fatto sapere che alcune persone hanno subito ”ferite gravi” durante gli scontri senza pero’ fornire dettagli sul numero dei laici coinvolti.

Le forze di sicurezza stavano bloccando anche l’accesso di viveri a coloro che vivono nel monastero . Il gruppo, citando alcuni testimoni, ha spiegato che la polizia ha intenzione di catturare i 2 mila monaci all’interno di Kirti, ora protetto dal filo spinato, per imprigionarli in un sito segreto.

I funzionari della contea di Aba, interpellati dall’Afp, non hanno invece voluto rilasciare alcun commento. La situazione del monastero si è  aggravata dallo scorso 16 marzo, data in cui un monaco, Phuntsog, si è tolto la vita dandosi fuoco per ricordare le proteste avvenute nella zona e represse nel sangue dal governo cinese.

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