Economia

Alitalia, gli avvoltoi annusano l’affare. Lufthansa? Sì ma con taglio di 9mila dei 12mila dipendenti

Alitalia, gli avvoltoi annusano l'affare. Lufthansa? Sì ma con taglio di 9mila dei 12mila dipendenti

Alitalia, gli avvoltoi annusano l’affare. Lufthansa? Sì ma con taglio di 9mila dei 12mila dipendenti

ROMA – Alitalia, gli avvoltoi annusano l’affare. Lufthansa? Sì ma con taglio di 9mila dei 12mila dipendenti. Non è ancora fallita Alitalia che già volano alto gli avvoltoi: Malaysia Airlines, per esempio, dopo aver fatto i migliori auguri di pronta ripresa si è già candidata per rilevare 6/8 degli airbus di lungo raggio A330. Un posto in prima fila per dividersi le spoglie dell’ex gloriosa compagnia di bandiera italiana.

Si fa avanti Lufthansa: ma taglierebbe 9mila unità. Più serio, e più gradito anche dalle parti del Governo, l’interessamento (finora smentito) di Lufthansa. Ma solo con il fallimento ufficiale e a condizione di rilevare appena un quarto dei dipendenti (3mila su 12mila), lasciandone a terra 9mila, che sono pur sempre meno della metà dei 20mila esuberi paventati da Gentiloni in caso di no al referendum.

“La direzione è andare verso una vendita a Lufthansa” per risolvere i problemi di Alitalia, ha affermato il segretario generale dell’Associazione nazionale piloti aviazione commerciale (Anpac) Antonio Divietri, in un colloquio con l’ANSA. Secondo Divietri “il piano industriale di Alitalia continuerà a far perdere centinaia di milioni di euro”; al momento “serve solo a diminuire le perdite” e “i risparmi previsti sono 150 milioni, ad essere ottimisti al massimo”, ha detto. Il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda si è lasciato sfuggire su Radio 24 un “lo spero”, salvo poi precisare che “sarebbe interessante da esplorare”.

No alla nazionalizzazione. La storia già vista e rivista non si ripeterà: la nazionalizzazione non ci sarà. Ad assicurarlo è il Governo compatto, con il presidente del consiglio Paolo Gentiloni che non nasconde la propria delusione e preoccupazione per quanto sta accadendo. E mentre dai consumatori al turismo cresce l’allarme per quello che potrà succedere nei prossimi mesi con la stagione estiva alle porte, e l’opposizione si fa sentire contro l’esecutivo, lo Stato si prepara ad un prestito ponte da 3-400 milioni per garantire l’operatività durante l’amministrazione controllata.

Sì al prestito ponte. Anche questo probabilmente è uno dei punti sul tavolo del vertice tenutosi in serata a Palazzo Chigi al quale erano presenti, oltre al premier, i ministri competenti, Delrio, Poletti, Calenda e Padoan. E’ infatti il prestito ponte la prossima tappa che attende la compagnia, che si trova a rivivere uno scenario già visto nell’agosto 2008 quando il commissario Augusto Fantozzi traghettò l’aviolinea fino alla firma a dicembre dell’accordo con Cai per la cessione dell’ex compagnia di bandiera. Sarà l’assemblea dei soci, che si riunirà il 2 maggio in seconda convocazione, a deliberare – salvo sorprese – l’avvio della procedura deciso ieri dal cda per “l’impossibilità di procedere alla ricapitalizzazione” dopo il no al referendum.

Torna Bondi il grande risanatore? A quel punto, alla richiesta che verrà formalizzata al Ministero dello sviluppo seguirà a stretto giro la nomina del commissario, che potrebbe essere uno ma più probabilmente una terna, considerato il mercato particolarmente competitivo e molto tecnico in cui opera Alitalia: ai nomi di Luigi Gubitosi ed Enrico Laghi, che circolano già dalla prima ora, si potrebbe aggiungere quello di Enrico Bondi, il grande risanatore passato da Montedison a Parmalat all’Ilva, che è stato visto aggirarsi oggi nei pressi del Ministero di via Veneto.

Il nuovo commissario dovrà “assicurare la continuità dell’azienda e poi trovare un acquirente per Alitalia che sappia gestirla”, spiega il ministro dello sviluppo Carlo Calenda, annunciando un prestito ponte dallo Stato di circa 3-400 milioni, “il minimo indispensabile” per garantire sei mesi di gestione. Un prestito che andrà negoziato con Bruxelles, da dove la Commissione Ue sottolinea di essere “in contatto costruttivo” con l’Italia.

Renzi, “no soldi pubblici, proposta Pd entro il 15 maggio. Renzi, durante il dibattito tv con gli altri due candidati alla segreteria Pd Orlando e Emiliano, ha proposto una soluzione attendista, ribadendo il “no soldi pubblici ma una proposta del Pd entro il 15 maggio” perché su Alitalia “c’è stata la saga degli errori ed è assurdo che un paese come il nostro butti via un’occasione del genere”.

Orlando ed Emiliano per l’aiuto pubblico. Posizioni simili quelle degli sfidanti di Renzi. Se per Michelle Emiliano “si sono trovati i soldi per non far fallire le banche, si troverà anche il modo di salvare Alitalia”, per Orlando “non bisogna lasciare soli i lavoratori, no alla liquidazione. La politica faccia tutto il possibile, dietro ogni posto di lavoro c’è una famiglia e la dignità”.

Dalla politica intanto arrivano appelli e ricette, con Bersani (Mdp) che chiede di fare presto e dice no a spezzatini o fallimenti, Di Maio (M5S) che suggerisce di puntare su cargo e lunghissimo raggio per rilanciarla e Brunetta che punta il dito contro un Governo “incapace di intendere e volere”. Dai sindacati Barbagallo chiede di riaprire la discussione sul piano, mentre Furlan avverte che spezzatino e liquidazione sarebbero la fine della compagnia. I consumatori vanno in difesa dei passeggeri chiedendo che vengano garantiti rimborsi o riprotezione, mentre il mondo del turismo teme ripercussioni dalla possibile perdita della compagnia.

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