Economia

Balneari scaricati da Pd in braccio alla Lega. Odor di Coop?

Balneari scaricati da Pd in braccio alla Lega. Odor di Coop?

Uno tsunami sta per abbattersi sugli stabilimenti balneari e il Pd sembra averli abbandonati al loro destino e nelle braccia della Lega

ROMA – Il Pd ha abbandonato al suo destino i balneari, che una volta costituivano una roccaforte elettorale del Pci e che ora sono passati in forze alla Lega, il cui deputato Gianluca Pini è stato bravo a inserirsi nel conflitto di interesse del Partito democratico rappresentato dalle Cooperative. Anche il Pdl, nonostante raccolga ampi consensi nella categoria, sembra inerte.

Da una parte infatti ci sono i titolari storici di licenze balneari, dall’altra una normativa europea che vuole che tutto vada all’asta, gli interessi delle multinazionali; c’è anche ci si vede l’interesse del colosso Coop, ormai fra i primi gruppi in Italia, a un eventuale rimescolamento delle carte.

I balneari non sono molto amati dai giornali e dai giornalisti, che li considerano ottimo bersaglio per la demagogia pauperistica. Ne ha parlato il Secolo XIX di Genova, giornale che fra i suoi lettori annovera numerosi i titolari di stabilimenti della Riviera ligure.

Gianluca Pini, ricorda il Secolo XIX , aveva proposto un `lodo´ per la messa a gara europea solo delle nuove concessioni (e proroga di 19 anni per quelle attuali). Invece le proroghe sono state bocciate e, dice Pini,

“chi ha bocciato le proroghe ha impallinato un intero settore [che] dà lavoro a 300mila persone e 30mila aziende”.

Gianluca Pini addita i colpevoli:

“I parlamentari Pd, e Ncd Arlotti e Pizzolante, e tutto il codazzo di Sel e grillini (che, da buoni ciarlatani, si sono astenuti) si devono vergognare: la bocciatura della proroga delle concessioni balneari, da me proposta e già ottenuta in commissione, li rende complici di aver messo a rischio un comparto che dà lavoro a 300mila persone e 30mila aziende. Spieghino loro, ora, che intendono svendere le spiagge alla concorrenza cinese e lasciare che mani straniere si impossessino delle nostre coste. Perché `cosi´ ha deciso l’Europa.

“Delle meline non ce ne facciamo niente: chi ha bocciato le proroghe ha impallinato un intero settore, ha responsabilità politiche da vendere di cui dovrà render conto di fronte ai romagnoli e a tutti gli addetti del comparto. Della promessa di un eventuale decreto non ce ne facciamo niente. La situazione imponeva di agire subito. E, da Arlotti a Pizzolante, l’occasione l’hanno colpevolmente mancata, rendendosi complici di un attacco al lavoro e alla nostra economia”.

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