Economia

Contanti in nero: per pulirli una legge, un forfait, e metterne un po’ in Bot

Contanti in nero: per pulirli una legge, un forfait, e metterne un po' in Bot

Contanti in nero: per pulirli una legge, un forfait, e metterne un po’ in Bot

ROMA – Una norma inserita nella legge di bilancio, un pagamento forfettario e investimenti in titoli di Stato. E’ la ricetta per ridar vita ed energia alla guerra al contante e in particolare a quello dalla dubbia provenienza, cioè al mare di contante in nero nascosto tra vecchi materassi, cassette di sicurezza e soffitte degli italiani. Un mare che vale qualcosa come 150/200 miliardi di euro.

“A far ripartire il tam tam della sanatoria sono state le dichiarazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, intervenuta a Milano al convegno ‘A Cesare quel che è di Cesare’ organizzato dall’Università europea di Roma – racconta Giovanni Parente su Sole24Ore -. Boschi ha, infatti, legato due aspetti strettamente connessi tra loro: ‘Dobbiamo porci il problema di come incentivare l’utilizzo della moneta elettronica in Italia. Valutare leggi fiscali che possano aumentare in una prima fase l’utilizzo della moneta elettronica. E dobbiamo porci il problema di come aggredire il contante che è presente nelle case: utilizzare il contante senza consentire operazioni di pulizia di chi ha ottenuto quel denaro in modo illecito’”.

E allora l’idea è quella di ripercorrere quello che è stato lo schema della voluntary disclosure, cioè incentivare l’emersione di quanto tenuto nascosto al Fisco attraverso condizioni relativamente favorevoli e, soprattutto, rendendo quel che emerge di nuovo ‘pulito’ e quindi spendibile. Condizioni favorevoli che troverebbero spazio nella prossima legge di bilancio che il Parlamento si appresta ad affrontare sotto forma di un pagamento una tantum, ad esempio il 35% che è sì decisamente al di sotto di quanto si sarebbe probabilmente pagato se il denaro fosse stato regolarmente denunciato, ma che non rappresenta uno sconto così grande da risultare indigeribile a chi le tasse le paga quando deve. E poi l’obbligo di investire, almeno in parte, il gruzzolo riportato alla luce in titoli di Stato. Questo secondo aspetto, cioè l’obbligo di investire in Bot e simili, potrebbe essere inoltre la chiave di volta per superare resistenze e obiezioni che già l’anno scorso, quando un analogo progetto era allo studio del Governo, fecero fare marcia indietro anche sull’onda di una levata di scudi interna alla stessa maggioranza e con alcuni esponenti che parlarono di norma salva-Corona.

Resta da capire da una parte come valuterà l’Europa un’operazione di questo tipo, così simile agli scudi fiscali non sempre visti di buon occhio, e dall’altra il fatto che la nuova sanatoria si iscriverebbe nel solco dei programmi di voluntary disclosure che si sviluppano secondo le linee guida Ocsee, e dove quindi non sarebbe in alcun modo garantito o tutelato l’anonimato, anzi bisognerebbe assicurare piena trasparenza del patrimonio nascosto al Fisco.

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